Tripoli, la tregua regge a fatica. 50mila migranti pronti a partire

Settima Brigata sotto attacco dei governativi. La Guardia costiera libica lancia l'allarme: "È impossibile operare"

«Nei giorni dei combattimenti le motovedette sono rimaste ferme in porto. Oggi (ieri per chi legge, nda) sto cercando di far salpare una nostra unità da Tripoli, ma se gli scontri riprendessero i trafficanti di uomini ne approfitteranno mandando in mare sempre più migranti» spiega al telefono al Giornale da Tripoli il comandante Abdelbari Abujela. L'ufficiale libico coordina le operazioni delle unità della Guardia costiera, comprese le motovedette donate dall'Italia. La tregua fra le milizie ottenuta dal rappresentante delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, è fragile.

La Settima brigata, che dal 27 agosto ha attaccato Tripoli, non si è ritirata di un passo. E ieri ha denunciato sui social media che «abbiamo dovuto rispondere degli attacchi indiscriminati» alle postazioni conquistate nella zona meridionale della capitale. Nel giro di una settimana si sono registrati 61 morti, compresi 21 civili, 159 feriti e 12 dispersi. Almeno 1.825 famiglie sono sfollate dall'inizio della battaglia.

«Il problema durante i combattimenti è che i membri dei nostri equipaggi non riuscivano a raggiungere la base navale a Tripoli a causa dei posti di blocco e degli scontri alle porte della città» sottolinea il comandante libico.

Si calcola che in Libia ci siano 400mila migranti, in parte in mano ai trafficanti. Almeno 50mila sarebbero pronti a imbarcarsi per l'Italia. «Se riesplodessero le ostilità bloccando le nostre uscite in mare diventerà un grosso problema non solo per noi, ma pure per voi. Chi fermerà i barconi?», si chiede Abujela. Durante la battaglia per Tripoli scarseggiava anche il carburante per le motovedette della Guardia costiera, ma «oggi (ieri per chi legge, nda) spero di far salpare una delle nostre unità con l'equipaggio al completo».

L'altro ostacolo provocato dal caos nella capitale è stata la dissoluzione del personale a terra, che accoglieva i migranti intercettati in mare e degli agenti del Dipartimento dell'Immigrazione che li trasferiscono ai centri di detenzione. «All'inizio degli scontri abbiamo soccorso in mare circa 270 migranti su due gommoni - spiega l'ufficiale della Guardia costiera -. Non c'era nessuno a prenderli a Tripoli e abbiamo dovuto allungare la rotta fino ad Al Khoms, molto più a Est».

Da fine agosto Medici senza frontiere ha lanciato l'allarme per gli 8mila migranti rinchiusi nei centri dei detenzione del ministero dell'Interno nella capitale. In alcuni casi le guardie non si sono presentate lasciandoli chiusi dentro. Negli ultimi giorni almeno 800 migranti sarebbero scappati da un centro vicino alla zona degli scontri. Ahmad Kamoon, funzionario della sicurezza libica, ha confermato che «sono stati liberati numerosi migranti fuggiti dal campo di Hamza a causa degli scontri presso il centro di Triq al-Matar. Attualmente si trovano in una fattoria nel distretto di Krimiya e saranno trasferiti in un altro centro di detenzione per migranti» a Tripoli. Non è chiaro quanti siano riusciti a dileguarsi con l'obiettivo di raggiungere la costa per imbarcarsi sui gommoni dei trafficanti.

«Siamo sempre in contatto con la flotta europea della missione Sophia e riceviamo le segnalazioni del vostro comando di soccorso Imrcc a Roma, ma negli ultimi giorni era difficile operare come prima», dichiara il comandante libico.

Prima della tregua una sola motovedetta italiana donata ai libici per intercettare i gommoni salpava le ancore da Zawia, 50 chilometri a ovest di Tripoli.

Fino al 31 luglio sono sbarcati in Italia 12.088 migranti rispetto ai 91.135 dello scorso anno. In agosto si è toccato il minimo storico di 234 arrivi, anche se nello stesso periodo sono partiti in 1600 da Tunisia, Algeria e Mar Egeo. Nuove rotte rispetto alla Libia, ma adesso l'attacco a Tripoli e la fragile tregua, se non si trasformerà in accordo duraturo, potrebbe aprire di nuovo un varco alla «bomba» migranti.