Trump taglia le tasse al 15%: la scossa per le imprese Usa

L'annuncio del presidente americano, esulta Wall Street «La più grande riduzione fiscale della nostra storia»

New York - La ricetta di Donald Trump per fare «l'America di nuovo grande» passa attraverso «il più grande taglio delle tasse e la più ampia riforma fiscale della storia degli Stati Uniti», presentata dal segretario al Tesoro, Steve Mnuchin. E Wall Street vola a livelli record , trascinando in alto tutte le Borse europee. Il piano del presidente Usa prevede un abbattimento della tassazione sulle imprese dal 35% al 15%, con l'obiettivo di accelerare la crescita e rilanciare i consumi. Il tasso del 15% è applicabile anche per le imprese più piccole, attualmente trattate come persone fisiche, su cui adesso l'aliquota più alta è al 39,6%. Si punta anche ad una drastica riduzione delle imposte sugli utili delle imprese all'estero, con la convinzione che il capitale «rimpatriato» possa contribuire a potenziare gli investimenti in patria. Non si sa ancora quale sia l'aliquota in questo caso, che è ancora oggetto di negoziato a Capitol Hill.

Per quanto riguarda gli individui è prevista una notevole semplificazione, riducendo il numero degli scaglioni di imposta da sette a tre - 10%, 25%, 35% - con il raddoppio della deduzione standard, ossia lo 0% di tasse sui primi 24 mila dollari che una coppia guadagna (ora è a 12.600 dollari). Tuttavia si vorrebbero eliminare la gran parte delle deduzioni fiscali più dettagliate, lasciando in vigore solo quelle sul mutuo per la casa e le donazioni in beneficenza. Via invece la tassa sulla successione, sulle proprietà e quella nata per assicurare che i più ricchi paghino un livello minimo di imposta. «Il piano punta alla crescita dell'economia americana e alla creazione di posti di lavoro - ha detto il guru economico di Trump, Gary Cohn -. Abbiamo l'occasione che capita una volta in una generazione di fare qualcosa di grande e di importante sulla riforma fiscale». Secondo il Joint Committee on Taxation l'operazione causerà un ulteriore passivo di duemila miliardi di dollari di deficit nei prossimi dieci anni, su un totale di 20mila miliardi di disavanzo pubblico, pari al 106% del Pil.

Mnuchin ha garantito che il piano genererà una tale crescita economica da ripagare i tagli, senza incidere così sull'aumento del deficit. Ma le sue rassicurazioni potrebbero non bastare a convincere i falchi del partito repubblicano, che hanno fatto del pareggio del bilancio la battaglia di punta degli ultimi vent'anni (l'ultima revisione del codice fiscale americano risale al 1986, durante l'amministrazione di Reagan). E che potrebbero così unirsi ai democratici rendendo complicato il passaggio della normativa in Congresso. Il segretario al Tesoro però ha spiegato di aver avuto un «incontro molto produttivo con Camera e Senato», ribadendo di voler «procedere il più velocemente possibile». Ma per il presidente del Comitato Nazionale Democratico, Tom Perez, «la proposta del presidente è un altro dono alle aziende e ai miliardari come lui».

Per l'amministrazione Trump, invece, i tagli permetteranno di raggiungere l'obiettivo di crescita al 3%, soglia grazie alla quale, secondo la Casa Bianca, sarà più semplice sanare i conti pubblici attraverso l'ampliamento della base imponibile e la conseguente crescita delle entrate fiscali. Tra i sostenitori del piano proposto dal tycoon c'è Tim Sloan, Ceo di Wells Fargo, banca molto radicata nell'America profonda, quella della classe media e dei colletti blu delusi dagli otto anni di Barack Obama, che hanno permesso a Trump di conquistare la Casa Bianca. «I nostri clienti vogliono questa riforma - ha detto - che è molto più importante dei tagli alla spesa».