Per Tsipras ultima partita sulle riforme (o la fine)

AteneUn altro voto (su un doppio ddl di riforme) per schiacciare il pulsante ufficiale del memorandum da 86 miliardi, oppure per l'autodistruzione. Il governo Tsipras II nasce con la spada di Damocle di numeri ballerini e drammatici, che dovrà far quadrare non solo per assicurare a se stesso di sopravvivere sino alle urne anticipate (settembre o novembre) ma soprattutto per garantire al paese il terzo salvataggio deciso dai creditori internazionali, che intanto, via Bce, mandano nell'Egeo 900 milioni di liquidità straordinaria grazie al meccanismo Ela. E alla voce «compiti a casa» chiedono un corposo pacchetto di cambiamenti strutturali, votato nella notte da un parlamento sempre più trasformato in un suk.

A tre giorni dalla riapertura delle banche dopo tre settimane di apnea, e con sindacati e professionisti di nuovo in piazza per protestare, il partito di governo è di fatto spaccato. Il presidente della Camera Zoì Kostantopoulou, a capo degli scissionisti assieme all'ex ministro dell'Energia Lafazanis, scrive una lettera di fuoco al premier e al presidente: il memorandum è un «colpo di Stato, il voto è un violento attacco contro la Repubblica, è frutto di coercizione, ricatto e sottomissione di un paese ad altri governi». Per poi attaccare: come deputato di Syriza non lo voterà e come presidente della Camera «non potrei mai legittimare questo processo». Aprendo di fatto alla sua sostituzione coatta da parte di Tsipras, con cui la rottura è totale. La nuova speaker del governo, Olga Gerovassili, in verità lo aveva detto a chiare lettere dal mattino: Syriza va incontro a uno spacchettamento, con lo zoccolo duro di europeisti pro-Troika che resteranno al loro posto e nel loro collegio (riconfermati da Tsipras in persona). Mentre i 40 scissionisti che non voteranno nulla che assomigli a un memorandum sono con la testa già a una nuova formazione radicale, con il sogno di Varoufakis come frontman . Nel mezzo i centristi di Potami guidati dal Giovanni Toti ellenico, il giornalista televisivo Stavros Theodorakis, che spingono per far passare le misure e poi andare al voto, con il supporto europeo, anche se velato, del socialista Schultz.

L'obiettivo è di andare alle urne con una Grecia stabile grazie al nuovo pacchetto di aiuti e di raggranellare i voti dei delusi da Syriza, anche in virtù di liste composte da intellettuali e giornalisti mai prima ad oggi impegnati in politica. Tsipras dal canto suo, dopo un vertice tecnico con i rappresentanti delle banche, punta a chiudere l'accordo con la troika tra il 15 e il 20 agosto. È quella la data cerchiata di rosso per il completamento delle riforme che, oltre al nuovo codice di procedura civile e all'euroregolamento bancario in Aula ieri, prevedono l'eliminazione dei contributi agli agricoltori e delle agevolazioni fiscali per le isole. Due gli scenari possibili: Tsipras porta a casa tutte le riforme del memorandum e, in un modo o nell'altro, avvia il piano di aiuti per andare a elezioni in autunno trasformando Syriza da movimento radicale in partito riformista di centrosinistra. Oppure il malcontento si allarga anche ad altri deputati di coalizione (come i destrorsi di Anel in maggioranza) timorosi di perdere preziosi voti anche per il paventato taglio (sarebbe il quarto in tre anni) agli stipendi dei dipendenti pubblici chiesto dalla troika, come anticipato ieri dal vice ministro Christo Vernardakis. A quel punto dimissioni ad agosto e urne a settembre. Ma con l'ombra di altro caos su mercati e Unione.

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