Turchia sfacciata: non vogliamo soldi

Erdogan pretende tre miliardi ma tenta di negarlo. E intanto al Slovenia blinda le frontiere

Luciano GulliFosse stato Putin, mica per niente detto «lo zar», le accuse di ipocrisia, doppiogiochismo, sfacciataggine e dirigismo, nonché di spregiatore della libertà di stampa si sarebbero sprecate. Ma anche quella di comportarsi da gambler, ovvero da giocatore d'azzardo sulla pelle di masse di sventurati che premono alle frontiere dell'Europa avrebbe avuto (l'accusa, non gli sventurati) il suo bravo diritto d'asilo. Poiché tuttavia non di Putin qui si tratta, ma del molto onorevole presidente turco Erdogan, al quale oggi si rivolgono i salamelecchi che un tempo sarebbero stati appannaggio dell'imperatore ottomano Abdul Hamid II, tutti tacciono. Anche se i dubbi e le preoccupazioni sull'accordo raggiunto a Bruxelles tra la Turchia e la Ue si stanno facendo così fitti da rendere illegibile il futuro di chi non ha più una casa ed è rimasto intrappolato nella inospitale «terra di mezzo» turco-greca.Il blocco dei Paesi dell'Est, cui va aggiunta l'Austria, resta fermo nel non voler accettare le quote di ricollocamento; mentre l'Onu, per bocca del'Alto Commissario per i rifugiati Filippo Grandi, si è detto «profondamente preoccupato per tutte le disposizioni che implicheranno il rientro indiscriminato di persone da un Paese all'altro». Vuol dire, Grandi, che la bozza dell'accordo non fornisce garanzie di protezione ai rifugiati in virtù del diritto internazionale. Più caustico il direttore dell'Unhcr per l'Europa, Vincent Cochetel, che mette in guardia da eventuali violazioni nei confronti di quanti avrebbero diritto alla protezione internazionale (siriani compresi).Non per volgarizzare a tutti i costi, ma è diventata davvero una questione di soldi, nel caso non si fosse capito. Se l'Ue accetterà di allentare i cordoni della borsa, Ankara sarebbe anche disponibile a riprendersi gli immigrati irregolari che dalle sue coste partono per le isole greche. Anche la distinzione fra irregolari già arrivati in Europa e richiedenti asilo, per la Turchia non è poi così rilevante. Alla fine si troverà un espediente per pareggiare la «bilancia dei migranti», un po' a me e un po' a te. Nel frattempo, l'Unione Europea è cortesemente pregata di sganciare altri 3 miliardi di euro. Per «gestire la crisi», naturalmente, perché Ankara ha il coraggio di negare di aver chiesto soldi all'Europa. E siccome i soldi non bastano, ecco di nuovo la richiesta di affrettare i tempi per l'adesione della Turchia all'Ue. E il rispetto dei diritti umani, compreso quello della libertà di stampa? Ad Ankara trasecolano, sorridendo infingardi. «La chiusura del quotidiano Zaman?», fa l'offeso il premier turco Davutoglu. «Ma quella è una faccenda giuridica, non politica», sostiene, facendo spallucce di fronte alle accuse di mancato rispetto della libertà di stampa.Intanto, dopo il vertice dell'altro ieri, il premier ungherese Viktor Orbàn ha confermato la posizione di Budapest, che è poi quella del blocco dei Paesi dell'Europa orientale, a cui si è aggiunta l'Austria. Orbàn non molla. Per lui, l'accordo di principio tra Bruxelles e la Turchia è lettera morta. E assicura che la rotta balcanica seguita dai migranti verso l'Europa resta sbarrata. Al blocco orientale si agiunge la Slovenia che, dalla mezzanotte di oggi, chiuderà le sue frontiere «a tutti coloro che non sono in regola con i requisiti». Grande gelo anche nei rapporti fra Austria e Germania. La cancelliera Angela Merkel commenta con letizia la prevista collaborazione tra Ue e Turchia; ma anche lei, in cuor suo, sa che sarà difficile ammorbidire le posizioni dell'Austria, che oggi spedisce a Berlino, per consultazioni, il vice cancelliere Mitterlehner.