Tutti dagli psico-librai "Così aiutiamo i clienti a ritrovare se stessi"

Si chiamano «biblioteche motivazionali» e si stanno moltiplicando soprattutto nelle città di provincia. Dove è più forte il rischio di isolarsi

Nelle grandi città le «librerie alternative» rappresentano una realtà collaudata. Pur se di nicchia.

Il mercato da sfogliare è infatti per oltre l'80% della biblio-distribuzione nelle mani dei megastore della lettura; di fatto la piccola libreria di quartiere rappresenta, ormai da tempo, un panda abbarbicato sul bambù della cultura.

Di qui la necessità di reinventarsi in altre forme per uscire dalle secche della residualità. Sono nate così le librerie-osterie (dove si mangia e si beve), le librerie-discoteche (dove, dopo una certa ora, si balla), le librerie-ufficio di collocamento (dove si cerca e si offre lavoro), le librerie-partito (dove si fa propaganda politica), le librerie-style (dove si organizzano «défilé di moda e party glamour»), le librerie-gallerie d'arte (dove si allestiscono vernissage).

Grande assente, finora, era la «galleria motivazionale», dove si entra non solo (e non tanto) per cercare un libro, ma per ritrovare se stessi. Esperimenti di questo tipo sono «operativi» a Milano, Bologna, Firenze, Napoli, Roma e tante altre grandi città, ma è nei centri di provincia che il fenomeno sembra essersi sviluppato con maggiore successo, forse perché in periferie il rischio di isolarsi è più acuto.

Ma cosa comporta, esattamente, varcare la soglia di una libreria motivazionale?

A spiegarcelo è Angela Di Maggio, 44 anni, che in questo settore ha fatto da apripista. È stata lei, due anni fa, l'antesignana della prima libreria motivazionale italiana: «L'ho aperta a Potenza, la mia città, e l'ho chiamata SognaLibro - racconta -. Fin da subito ho voluto creare un modello di libreria che fosse una sorta di comunità allargata dove l'acquisto di un volume è solo l'atto iniziale di un percorso di più complesso. Chi si rivolge al SognaLibro è alle prese con problematiche diverse rispetto a una persona che entra in una libreria normale. Può trattarsi di un disagio psicologico o fisico, di una crisi esistenziale, di un momento-no in ambito familiare o lavorativo. Noi, qui, oltre al titolo giusto indichiamo pure una rete di professionisti in grado di accompagnare i nostri cliente - anzi, i nostri amici - nel percorso di recupero».

Angela parla per esperienza diretta: anche lei infatti nel 2017 stava vivendo una situazione borderline tra una maternità felicemente conclusa e un'esperienza occupazionale che non era ripresa in maniera altrettanto soddisfacente.

E allora, eccola l'idea: aprire una libreria «diversa» che, oltre alla forza di sfogliare le pagine di un volume, offrisse la carica per far girare pagina alla propria esistenza. In due anni sono state tante le missioni portate a buon fine grazie alla competenza e all'entusiasmo dalla squadra del «SognaLibro».

«Un successo tanto più significativo in una città come Potenza, dove le novità sono sempre vissute con una certa diffidenza», sottolinea Angela. Che, tra i tanti casi «trattati», ricorda con piacere quello di una ragazza che «entrò da noi demotivata e, qualche tempo dopo, grazie ai nostri libri e ai nostri personal coach è diventata a sua volta una persona coach».

«Il ruolo delle piccole librerie, intese come potenzia centri di ascolto sociale, è strategico - spiega il professor Sandro Lauri, autore di uno studio sull'alienazione nelle periferie -. La cronaca nera ci insegna che dietro tante tragedie c'è il silenzio e l'indifferenza della gente. La presenza di punti di aggregazione intellettuale è l'arma migliore contro il degrado. Il modello vincente? Parlare, confrontarsi e fare rete nell'approcciare difficoltà personali».

Perché sognando un libro si può sognare anche un mondo migliore.

Commenti

cgf

Gio, 27/06/2019 - 10:02

meno male che, parole di baffetto, chi vota non è solo chi legge libri.