Il tweet di Verhofstadt in italiano: "Dobbiamo riformare l'eurozona insieme"

In un tweet pubblicato ieri, il capogruppo dei liberali al Parlamento Europeo si mostra preoccupato per la situazione politica del nostro Paese, accusando però gli euroscettici di nascondere i veri problemi.

Si affida all'italiano Guy Verhofstadt, il leader dei liberali al Parlamento Europeo, per esprimere il suo disappunto sulle vicende politiche di questi ultimi giorni. L'europarlamentare, ex primo ministro del Belgio dal 1999 al 2008 e capogruppo dell'Alde (Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l'Europa), ha infatti twittato ieri mattina un messaggio nella nostra lingua in cui accusa i partiti euroscettici di distogliere l'attenzione dai veri problemi del paese, che non sono né l'Unione Europea né la moneta unica, ma la mancanza di riforme strutturali.

A corredo del tweet, Verhofstadt pubblica anche un video di un suo intervento al Parlamento Europeo, in cui evidenzia come la situazione economica dell'Italia sia drammaticamente peggiorata nell'arco di pochi decenni commentando: "Tra il 1970 e il 1996 la competitività dell'Italia era pari a quella della Germania e le loro esportazioni erano pari a quelle della Germania. Ma questo [il peggioramento economico] non è perché sono entrati nell'Euro, è perché non hanno fatto le riforme che erano necessarie." - aggiungendo inoltre - "In passato potevano svalutare la propria moneta e questo ora non è più possibile. A pagare le conseguenze della svalutazione è la gente comune, che si vede le proprie pensioni e risparmi ridotti."

Verhofstadt fa infine appello alla solidarietà europea. Dal Nord verso il Sud: "La Germania deve accettare le proposte di Emmanuel Macron e della Commissione Europea sulla loro riforma dell'eurozona", ma anche dal Sud verso il Nord: "Se domani iniziasse una guerra commerciale con Trump dobbiamo essere dietro l'industria tedesca".

Non sorprende che il politico belga tenga sotto osservazione la situazione italiana. Poco più di un anno fa si trovò infatti a confrontarsi proprio con Beppe Grillo per l'eventuale entrata del Movimento 5 Stelle - ora in dirittura d'arrivo per la formazione del nuovo governo - all'interno del gruppo parlamentare dell'Alde, offerta poi sfumata all'ultimo perché il Movimento non dava sufficienti garanzie.