Uber vince il primo round: gli autisti restano in strada

L'ordinanza che richiedeva l'interruzione dei servizi dal 17 aprile è stata sospesa. Ma il governo ancora tace

Il tribunale civile di Roma ha accolto la richiesta di sospensiva dell'ordinanza che imponeva ad Uber di interrompere, a partire da lunedì, l'offerta dei propri servizi, tra cui il celebre Uber Black, per il noleggio delle berline (Uber Pop, che consente a chiunque di dare passaggi, è già fuorilegge da giugno 2015).

La multinazionale statunitense, che è presente dal 2013 a Roma e Milano, accusata di concorrenza sleale ai danni del settore taxi, si era appellata contro il blocco dell'attività e in una nota diffusa ieri ha annunciato a «tutti i driver e agli utenti di Uber in Italia che potranno continuare ad utilizzare l'app fino alla pronuncia del tribunale sul nostro reclamo».

Oltre mille autisti e 83mila passeggeri, secondo i numeri di Uber Italia. La palla rimbalza alle aule giudiziarie da quelle del Parlamento, dove si è consumata la prima parte politica della controversia. Dal governo, per ora, nessun commento ma rincara il sollecito da più parti per una soluzione condivisa. «I giudici non possono riempire l'evidente vuoto normativo, cercando di far rientrare a tutti i costi questi nuovi e moderni servizi con una legge anacronistica fatta all'epoca della pietra, prima che inventassero gli smartphone», è il commento del presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona.

L'Assocazione Altroconsumo, che il prossimo 5 maggio sarà in udienza d'appello al fianco di Uber, per il tramite di Ivo Tarantino, responsabile relazioni esterne, ha fatto sapere di aver scritto al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al ministro dei Trasporti Graziano Delrio «per aggiornare dopo 25 anni le norme del trasporto pubblico non di linea. I cittadini hanno il diritto di continuare a godere dei benefici della tecnologia in questo settore».

Nei giorni precedenti, anche il Codacons si era schierato a difesa di Uber, avanzando la proposta di garantire la continuazione del servizio in Italia per conto della società tramite apposita app. Per capire quale futuro avrà nel nostro Paese la compagnia di San Francisco bisognerà attendere. Vinta una battaglia, la guerra è un po' più difficile, perché dall'altra parte non ci sono solo i tassisti, le cooperative, le aziende di noleggio con conducente.

Il deputato Pd Francesco Boccia sulla vicenda ha twittato: «Finché Uber non pagherà le tasse in Italia non sarà mai un interlocutore credibile». Magari non è il suo caso, ma c'è chi preferisce volare a 9,99 euro invece che a 190 e questo è possibile perché esistono compagnie low cost. Che le imposte non si paghino dove si fanno i profitti, di certo non importa ai consumatori. Decidere di pagare di più o di meno per lo stesso bene, sì. Questo è il libero mercato. Vale per la scatola di cereali come per i trasporti. La battaglia di chi vorrebbe legalizzare Uber è quella tra chi vuole avere la possibilità di viaggiare su una berlina nera e per questo è anche disposto a pagare di più e chi, invece, legittimamente preferisce il servizio pubblico del taxi spendendo meno.