Uccisi, in cella o in fuga. Tutti i nomi della cellula

Diffusi gli identikit dei membri del gruppo In due coinvolti in una sparatoria a Zurigo

Sette sono morti, quattro sono finiti dietro le sbarre e una primula rossa tiene al momento in scacco le forze di polizia di mezza Europa. Ci sono voluti quattro giorni, e la «consulenza» di un pentito, Mohamed Houli Chemlal, per comporre il puzzle, e sistemare in maniera opportuna ciascuna delle dodici tessere di un mosaico all'inizio scomposto. Gli inquirenti catalani e quelli di Madrid, in competizione tra loro, sembrano aver trovato una tregua, rivelando in via ufficiale volti e ruoli della cellula marocchina che ha seminato la morte sulle Ramblas di Barcellona.

Il fuggitivo è Youness Abouyaaqoub, 22 anni, l'elemento della banda che fornì la carta di credito per noleggiare i tre furgoni da adoperare in altrettanti attentati (Ramblas, Sagrada Familia e Barceloneta). Gli investigatori sono convinti che sia lui l'autista folle che ha provocato 14 vittime nel centro di Barcellona. Secondo i testimoni indossava una polo a righe, la stessa che si vede nelle immagini delle telecamere del bancomat di Ripoll, dove il giorno prima aveva prelevato del denaro. Nella notte dell'attentato i Mossos d'Esquadra, le forze speciali catalane, intercettarono e neutralizzarono il commando di cinque persone che stava tentando di emulare la strage delle Ramblas sul lungomare di Cambrils. Il gruppo era composto da Mohamed Hichamy, 24 anni, che noleggiò il van che sarebbe servito per l'attentato alla Sagrada Familia, dal fratello Omar, appena 17 anni, da Houssaine Abouyaaqoub, fratello del latitante Youness, anche lui poco più che sedicenne, da Said Aallaa, il 19enne mago dei computer, che con una carta di credito clonata pagò il noleggio del Renault Kangoo abbandonato a Vic, e da un altro minorenne, Moussa Oukabir, il 17enne fratello minore di Driss (ora in carcere), giovanissimo ma indicato dagli inquirenti come l'elemento pensante della cellula. Gli altri due morti sono quelli saltati in aria nell'esplosione avvenuta mercoledì scorso ad Alcanar, località dove i jihadisti avevano allestito il covo per preparare piani e fabbricare esplosivi. Manca per entrambi la conferma ufficiale del Dna, ma dovrebbero essere Abdelbaki El Satty, 39 anni, imam di Ripoll, ma soprattutto il responsabile della radicalizzazione dei terroristi, e Youssef Aallaa, 21 anni, fratello di Said, che nel dicembre dello scorso anno viaggiò con Mohamed Hichamy a Zurigo. Secondo indiscrezione i due avrebbero avuto un ruolo (il battesimo di fuoco), nella sparatoria avvenuta il 19 dicembre al centro islamico in Weinbergstrasse. Non è casuale la presenza sabato sera dell'ambasciatore svizzero a Madrid, Thomas Kolly, a Palacio de Santa Cruz, negli uffici del ministro degli Esteri Alfonso Dastis.

Quattro sono invece le persone al momento rinchiuse nel carcere di Girona. L'elemento più conosciuto è Driss Oukabir, 28 anni, indicato inizialmente come l'attentatore delle Ramblas. Le manette sono scattate ai suoi polsi giovedì sera, mentre si stava recando al posto di polizia di Ripoll per denunciare il furto dei documenti, sottratti dal fratellino Moussa per noleggiare il furgone utilizzato dagli attentatori a Barcellona. In prigione c'è anche il terzo dei fratelli Aallaa, Mohamed, 26 anni, proprietario dell'Audi 3 sulla quale viaggiavano i cinque jihadisti uccisi a Cambrils. Alla guida dell'auto, lo ricordiamo, si trovava il fratello Said. Professa la propria innocenza dietro le sbarre Salh El Karib, 34 anni, proprietario dell'internet point di Ripoll, negozio dove Driss Oukabir comprò un biglietto aereo per un recente viaggio a Casablanca. Di sicuro non può dichiararsi innocente il 20enne Mohamed Houli Chemlal, sopravvissuto all'esplosione di Alcanar. Da sabato ha iniziato a collaborare con gli inquirenti, confermando che assieme agli altri jihadisti stava fabbricando il Tatp per gli attentati di Barcellona.