Ue, c'è l'accordo per tutelare il copyright

Intesa a Bruxelles: giusto compenso dai giganti del web a editori e creatori

Tredici ore di estenuante negoziato. Ma è solo il finale di una storia cominciata nel 2016. L'Europa, prima al mondo, scrive regole chiare per la regolamentazione del diritto d'autore mettendo uno stop al far west degli aggregatori. I negoziatori di Parlamento, Consiglio e Commissione hanno sottoscritto l'intesa sul copyright: le piattaforme (Facebook, Google, Youtube) dovranno garantire un equo compenso agli autori e ai creatori di contenuti per il riutilizzo.

«Gli europei avranno finalmente moderne regole sul copyright per l'era digitale con vantaggi reali per tutti: diritti garantiti per gli utenti, remunerazione equa per i creatori, chiarezza delle regole per le piattaforme», ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Andrus Ansip, responsabile del fascicolo. «Con l'accordo raggiunto si protegge la creatività europea. Musicisti, attori, scrittori, giornalisti, audiovisivi, avranno diritto a un equo compenso anche dai giganti del web» ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, in un tweet.

Due articoli, l'11 e il 13, hanno causato divisioni tra media e creatori che vogliono essere meglio retribuiti e i giganti digitali, che difendono il loro «modello di business», inaspettatamente uniti dagli attivisti per la libertà della rete. L'articolo 11 vuole creare un «diritto attinente» sul copyright per gli editori di quotidiani. Dovrà consentire ai media di essere pagati per il riutilizzo online della loro produzione da parte di aggregatori di informazioni come Google news o social network come Facebook. A pagamento anche gli snippet: frammenti o titoli di articoli pubblicati altri siti. Il secondo articolo, il 13, prevede di spingere piattaforme come YouTube a premiare meglio i creatori di contenuti audio e video.

Decisivo per sbloccare l'impasse il compromesso trovato da Francia e Germania per escludere le start-up con meno di 5 milioni di visitatori unici al mese da alcuni obblighi della direttiva. Italia, Polonia, Olanda, Svezia, Finlandia, Lussemburgo, Malta e Slovacchia hanno votato contro l'ultimo testo proposto dalla presidenza rumena del Consiglio Ue, ma senza riuscire a formare una minoranza di blocco. L'unico ostacolo ora restano i tempi. L'accordo deve ora essere adottato dal Consiglio, da un lato, e dai deputati in seduta plenaria, dall'altra parte, prima delle elezioni europee del prossimo maggio. La procedura dovrebbe essere calendarizzata entro la fine di marzo o all'inizio di aprile.