Unioni civili, Cei frena: "Non sono la priorità"

Il card. Bagnasco in campo per il Family Day: "È necessario e condivisibile"

Le unioni civili? I veri problemi sono altri. È questo in sintesi il pensiero del cardinale Angelo Bagnasco, presidente Cei e arcivescovo di Genova che è tornato ad attaccare il ddl Cirinnà allo studio del Parlamento.

"Ci sono diverse considerazioni da fare ma la più importante è che mi sembra una grande distrazione da parte del Parlamento rispetto ai veri problemi dell’Italia: creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare", ha detto il cardinale a margine della messa celebrata oggi nella cattedrale San Lorenzo, "Nelle nostre parrocchie noi vediamo una grandissima coda di disoccupati, inoccupati, di gente disperata che non sa come portare avanti giorno per giorno la propria famiglia. Di fronte a questa situazione, tanto accanimento su determinati punti che impegnano il governo e lo mettono in continua fibrillazione mi pare che sia una distrazione grave e irresponsabile".

Per questo il Family Day organizzato per il 30 gennaio è una manifestazione "condivisibile" e dalle finalità "assolutamente necessarie": "È una iniziativa dei laici, con la loro responsabilità, come il Concilio Vaticano II ricorda", ha detto Bagnasco, "Il loro obiettivo è decisamente buono perché la famiglia è il fondamento di tutta la società. La famiglia non può essere uguagliata da nessun’altra istituzione o situazione. La difesa della famiglia, la promozione della famiglia e l’invocazione di sostegni reali, che fino ad adesso sembra che non ci siano, dovrebbe essere voce unitaria di tutto il Paese, di tutte le famiglie italiane, anche in modo diversificati, ma l’obiettivo è assolutamente necessario perchè le politiche familiari sono piccolissime".

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Commenti

Jack Sparrow

Dom, 17/01/2016 - 21:38

Vorrei riproporre un mio commento sul tema: "Massimo rispetto, tolleranza e solidarietà per le scelte private di ognuno, ma il riconoscimento di diritti civili è altra cosa, non fosse altro che per il costo sociale che inevitabilmente ne deriverebbe. In questo senso il concetto di famiglia non può prescindere dalla nostra storia recente e dalla nostra cultura: la famiglia è una struttura relazionale monogama composta da padre, madre e, magari, figli. L'architettura del nostro stato sociale è pensata e progettata per rispondere alle esigenze di questa - e solo questa - struttura relazionale e, conseguentemente, è solo alla famiglia così intesa che bisogna riconoscere i diritti civili come oggi li intendiamo". [continua]

Jack Sparrow

Dom, 17/01/2016 - 21:45

[segue] Penso al diritto alla reversibilità contributiva come pure al diritto alle adozioni. Diversamente, superati i correnti riferimenti e accettata l'idea che "famiglia" è anche due uomini o due donne devo chiedermi: e perché non 3 oppure 4 o, ancora, 200? Chi dovrebbe stabilire e secondo quali criteri, i confini del perimetro familiare? Perché non dovrebbe essere "famiglia" un aggregato, che so, di 15 donne e un uomo o ancora di 30 uomini, 5 donne e 12 figli di cui 4 naturali di padre incerto, 6 adottati e 2 da utero in affitto? A tutti e 30 gli uomini bisognerebbe riconoscere la reversibilità contributiva di tutte e 5 le donne?A chi compete il costo sociale di detto aggregato? E se anche un uomo solo o una donna sola volessero uno o più figli? Riconoscere questi passaggi come diritti mi pare una spericolata interpretazione di progresso..............

Tuthankamon

Dom, 17/01/2016 - 22:33

Quando e ben detto e sacrosanto, occorre darne atto. Bravo!

buri

Lun, 18/01/2016 - 10:50

giustissimo, con tutti i problemi che abbiamo ci voleva un Cirinnà per distrarci occupando le pagomr dei quotidiani e o telegiornali per farci dimenticare le cose importantim meno male che c'è ogni tanto una voce autirevole che richiama l'attemzione sui problemi veri