Usa, diritti civili e rivolta «La marcia non è finita»

Obama al 50° anniversario della protesta di Selma: «C'è ancora tanto lavoro da fare». E cita i gay. Clima pesante: ragazzo di colore ucciso da un poliziotto

New YorkIl ponte Edmund Pettus a Selma, Alabama, è un simbolo di decenni di lotta per i diritti civili dei neri americani. Il presidente Barack Obama, ieri, ha ripercorso quei pochi metri dove 50 anni fa la polizia attaccò con bastoni e gas lacrimogeni una marcia pacifica di uomini e donne di colore che manifestavano per il diritto di voto. E ha tenuto un discorso coinvolgente e appassionato.

Quelle immagini del 1965, passate da tutte le tv americane, servirono allora ad accelerare la firma del Voting Rights Act. Fu un traguardo incredibile per il movimento dei diritti civili in America. Oggi, tuttavia, a 50 anni da quegli avvenimenti, violenze che da mesi scuotono le strade di alcune città dell'Unione raccontano un Paese dove ancora la questione razziale rimane aperta. Nelle scorse ore, un altro adolescente nero è stato ucciso dal un poliziotto bianco, a Madison, Wisconsin. Le autorità spiegano che il ragazzo di 19 anni avrebbe assalito l'agente. Lui avrebbe risposto per difendersi. Non è però chiaro se il giovane fosse armato. L'uccisione ha comunque innescato proteste che ricordano quelle di Ferguson, Missouri, il sobborgo di St. Louis in cui ad agosto il giovane Michael Brown - disarmato - è stato freddato da un poliziotto. Dopo mesi di proteste e processi, pochi giorni fa un rapporto del Dipartimento di Giustizia ha scioccato l'America: una serie di email e messaggi tra agenti e ufficiali della polizia di Ferguson e membri della magistratura rivela atteggiamenti razzisti profondi, tanto che il procuratore generale Eric Holder ha dichiarato di essere pronto a smantellare il Dipartimento di polizia locale.

Che il razzismo preoccupi ancora l'America lo ha detto ieri chiaramente lo stesso Obama, il primo presidente afro-americano della storia degli Stati Uniti. Assieme a lui, a Selma c'era la sua famiglia, Michelle e le due figlie Malia e Sasha, e anche un ex presidente, George W. Bush. Quello che è accaduto a Ferguson, ha detto, può non essere un caso isolato negli Stati Uniti, ma «non è più endemico», proprio per quello che è accaduto 50 anni fa sul ponte di Selma. C'è ancora da fare, però, per il presidente, che dai diritti civili dei neri ha allargato il dibattito. «Che cosa c'è di più americano di quello che è accaduto qui?», ha chiesto. «Quello che rende unica l'America è far tremare lo status quo». Le persone che 50 anni fa hanno marciato a Selma, ha detto Obama, hanno aperto la strada non soltanto ai diritti dei neri, ma delle donne, della comunità sudamericana, asiatica, dei gay. «Selma è ora», aveva già anticipato parlando agli studenti di un ateneo della Carolina del Sud, venerdì, perché «la marcia non è ancora finita», ha ripetuto ieri. Ora infatti, ha scritto il New York Times , il numero di detenuti neri nelle prigioni del Paese è cinque volte più grande di quello dei bianchi, il tasso di omicidi all'interno della comunità nera è nove volte più alto rispetto a quello tra i bianchi.

Nel 2007, un giovane Obama candidato presidente in campagna elettorale aveva parlato proprio a Selma, sottolineando così il suo legame con il movimento per i diritti civili. E proprio da Selma, mentre l'America riscopre le violenze razziali, il presidente si riappropria di un tema che è tristemente tornato al centro del dibattito nazionale.