Usa come nel Vecchio West: torna il plotone d'esecuzione

Non sono più disponibili i farmaci adatti per le iniezioni letali e il Parlamento dello Utah vota per il ripristino della fucilazione

L'ultimo, cinque anni fa, era stato un certo Ronnie Lee Gardner. All'epoca aveva 49 anni, e ne aveva trascorsi la metà nel braccio della morte di un carcere di Salt Lake City: una storia americana tristemente classica, l'infanzia difficile in un ambiente familiare degradato e violento, la prima rapina a diciannove anni, il primo omicidio a ventitré, il secondo e ultimo un anno dopo. Nell'ottobre 1985, a 24 anni di età, fu condannato a morte da un giudice dello Stato dello Utah. Gli concessero di scegliere come morire, e lui preferì il plotone di esecuzione all'iniezione letale.

Tra un ricorso e l'altro trascorse un quarto di secolo prima che Gardner si ritrovasse davanti a una situazione da vecchio West, con cinque tiratori scelti schierati in un cortile per porre fine alla sua vita sciagurata. Nel frattempo, lo Utah aveva abolito il sistema della fucilazione, considerata poco umana e anche un po' anacronistica. Ma Gardner finì fucilato lo stesso, perché la sua scelta di tanti anni prima rimaneva legalmente valida. Dopodiché lo Stato dello Utah disse basta: non alla pena di morte, ma ai plotoni d'esecuzione, e stabilì che da allora in poi i condannati avrebbero lasciato questo mondo sdraiati su un lettino e con un ago in vena.

Non avevano fatto i conti, però, con quei rompiscatole di europei. I quali ritennero loro dovere morale cessare le forniture di farmaci letali specifici agli Stati Uniti, creando così un ostacolo insormontabile al sistema dell'iniezione: l'unica fabbrica americana che produceva il famigerato Pentothal, infatti, ha chiuso diversi anni fa e le scorte si sono esaurite. In diversi Stati degli Usa si tentò di ovviare al problema ricorrendo a nuove misture mortali, ma nel gennaio 2014 il tragico caso di Dennis McGuire - un condannato dell'Ohio che impiegò un quarto d'ora a morire straziando con le sue urla di angoscia e di dolore i testimoni dell'esecuzione - riaprì drammaticamente la questione.

Anche nello Utah ci si dovette interrogare sul da farsi. E la soluzione più logica, in uno Stato che del West è parte integrante e dove dominano politicamente i repubblicani e religiosamente i conservatorissimi anche se bizzarri mormoni, è parsa quella di mantenere la pena capitale e ritornare alla collaudata fucilazione. Che secondo i suoi sostenitori ha il pregio di una rapidità quasi imbattibile, se si considera l'effetto di quattro pallottole (uno dei cinque tiratori a caso ha per legge il fucile caricato a salve per non avere la certezza di aver tolto la vita a un uomo) che ti perforano contemporaneamente il cuore.

Il Parlamento di Salt Lake City ha dunque votato a larga maggioranza per la fucilazione dei condannati a morte «in caso di irreperibilità» dei farmaci necessari per l'iniezione letale. Luce verde definitiva? Non ancora. L'ultima parola spetta infatti a Gary Hubert, governatore repubblicano dello Utah. Il quale ha annunciato di volersi prendere «una o due settimane» prima di decidere se mettere la sua firma sotto la legge. Se lo farà, il suo Stato potrà fregiarsi di una macabra eccezione: sarà l'unico dell'Unione a usare i metodi dell'Ottocento in pieno ventunesimo secolo.