Vandali, truffe e risse: né rosso né bianco. Ora il vino si tinge di giallo

In Oltrepò distrutti 5mila ettolitri pregiati di Vistarino. Era già accaduto a Montalcino

B ianco. Rosso. Rosato. Giallo. Un po' di nero. Il mondo del vino spesso diventa scenario di fatti di cronaca: furti, beghe, litigi, vandalismi. L'ultimo caso nell'Oltrepò Pavese, dove ignoti hanno svuotato nottetempo parte dei vasi vinari della storica azienda Conte Vistarino. Non un furto ma un dispetto: sono andati perduti oltre 5mila ettolitri della vendemmia 2016, corrispondenti a oltre 600mila bottiglie e a un valore di parecchi milioni di euro.

Chi aveva interesse a fare qualcosa di così insensato? «Non riusciamo a spiegarci tanta subdola cattiveria - dice sbigottita Ottavia Giorgi di Vistarino - né quale risentimento abbia animato questo vigliacco sabotaggio. Non abbiamo ricevuto minacce né richieste estorsive». E se fosse solo invidia? «Conte Vistarino sta vivendo una fase positiva, siamo apprezzati dalla critica e dai consumatori e stiamo per avviare i lavori di ristrutturazione della storica cantina di Villa Fornace, dove vogliamo creare un luogo ideale per valorizzare i nostri vini e tutto il territorio dell'Oltrepò. Questo momentaneo scoramento non ci fermerà».

Un caso che ricorda da vicino quanto accadde il 3 dicembre del 2012 a Montalcino, dove qualcuno si introdusse nelle cantine della tenuta Case Basse distruggendo 600 ettolitri, l'intera produzione di vino di sei annate, dal 2007 al 2012, del pregiato Brunello. Un danno stimato in due milioni di euro e provocato da un ex dipendente dell'azienda licenziato, poi condannato a quattro anni di reclusione. Il titolare, Gianfranco Soldera, non molto amato a Montalcino per la sua intransigenza, rifiutò anche la solidarietà dei colleghi che volevano offrirgli delle uve per produrre un Brunello della solidarietà. Soldera arrivò a dimettersi dal consorzio perché convinto che l'offerta nascondesse il desiderio dei produttori di lavarsi la coscienza con un po' di Brunello di incerta provenienza (era di qualche anno prima lo scandalo di Brunellopoli). Ne nacque una querelle giudiziaria da cui Soldera uscì vincitore: una pessima figura per uno dei grandi vini italiani.

Vandali del vino («vindali»?) anche a Pantelleria, dove nella notte di Natale del 2012 la cantina Abraxas, del quale è comproprietario l'ex ministro Calogero Mannino, fu violata e vennero distrutti 350 ettolitri del celebre passito isolano. Il colpevole restò ignoto, e del resto quel che è passito è passito.

Di altro genere quanto sta accadendo nelle Langhe. La Procura di Cuneo ha aperto un'inchiesta su Orlando Pecchenino, presidente del Consorzio di Tutela di Barolo, Barbaresco, Alba Langhe e Dogliani, accusato da un anonimo produttore di Monforte di aver vinificato il proprio Barolo a Dogliani, al di fuori di quella magica area di circa 2mila ettari all'interno della quale ci si può fregiare della denominazione Barolo docg. Una differenza non da poco: se sei dentro le tue terre sono come le miniere di diamanti del Klondike di paperoniana memoria, se sei fuori no. «Se ci fosse stata qualche irregolarità - dice Pecchenino - mi sarei subito dimesso. E lo farò se dovessero emergere responsabilità». Un altro thriller che scuote il mondo del vino (che pure non andrebbe mai agitato).

E poi ci sono le risse. Di quelle verbali la più celebre è quella che coinvolse qualche anno fa Fulvio Bressan, temperamentoso (a dir poco) produttore friulano notoriamente vicino all'estrema destra. Nel 2013 scrisse un invero orribile post contro l'allora ministra per l'Integrazione Cecile Kyenge, con numerosi paragoni diciamo zoologici e finì nel tritacarne, con richieste di boicottaggi dei suoi pur ottimi vini e una nota giornalista americana, Monica Lerner, che annunciò che avrebbe scartato i suoi prodotti nel suo imminente tour del Friuli enologico.

Rissa da saloon quella che avvenne a Milano, all'hotel Principe di Savoia nel corso della Giornata dello Champagne nell'ottobre 2015: il giornalista e critico Franco Ziliani l'aveva da tempo giurata al sommelier e ambasciatore dello Champagne Andrea Gori che secondo lui lo diffamava su Facebook. Lo incontrò e decise di mantenere le promesse sferrandogli un pugno in faccia nel bel mezzo della degustazione. E poi dicono che lo Champagne non sta bene con le castagne.

Commenti

giovauriem

Lun, 12/12/2016 - 09:55

leggendo l'articolo si capisce , che in italia (come in francia)il settore vinicolo (produzione , lavorazione e distribuzione) è un verminaio senza regole e si regge su falsi , falsificazioni e imbrogli di ogni genere .

Ritratto di siredicorinto

siredicorinto

Lun, 12/12/2016 - 09:58

Bah. Io il vino lo bevo se é buono, altrimenti lo verso nel cesso!

Ritratto di Flex

Flex

Lun, 12/12/2016 - 11:38

Credo che qualche bella inchiesta sulle proprietà e gestione dei vigneti e delle Cantine sià quanto mai necessaria, così com'è necessaria sui produttori di olio d'oliva.