Veronica si deve accontentare: divorzio da 1,4 milioni al mese

Chiusa dal tribunale di Monza la causa di separazione da Silvio Berlusconi: i giudici ridimensionano l'appannaggio della ex first lady. Le spettano 46mila euro al giorno

MilanoDa un lato, le cause di una rottura considerate fondate. Dall'altro, però, la conferma di un netto ridimensionamento delle pretese economiche. Per Veronica Lario, la lunga vicenda della separazione dall'ex marito Silvio Berlusconi ha un finale in chiaroscuro. Ieri, infatti, il tribunale di Monza le ha dato ragione, valorizzando la tesi dei comportamenti «inaccettabili» del Cavaliere che l'ex first lady aveva pubblicamente denunciato con una lettera al quotidiano la Repubblica ormai otto anni fa. Ma ha anche confermato la cifra che il giudice Anna Maria di Oreste aveva già indicato durante l'udienza presidenziale (il momento di incontro delle parti davanti al magistrato nella separazione giudiziale) della causa di divorzio: non 3 milioni di euro al mese, come chiesto dalla Lario, ma «solo» 1,4 milioni. Un ben più che sostanzioso assegno di mantenimento, parametrato al patrimonio di Berlusconi. Quarantaseimila euro al giorno per chiudere una parentesi di vita vissuta assieme lunga trent'anni. Da quando - era il 1985 - l'allora imprenditore del mattone e della tv ancora lontano dalla politica decise di separarsi dalla prima moglie Carla Dall'Oglio, iniziando una convivenza ufficiale con Veronica, all'anagrafe Miriam Raffaella Bartolini, di professione attrice. Poi sposata - era il 1990, cerimonia a Milano officiata dall'allora sindaco socialista Paolo Pillitteri - e con cui ha avuto tre figli.

Termina, dunque, una causa iniziata il 30 gennaio del 2010 e subito finita - inevitabilmente - sulle prime pagine dei giornali e nei titoli dei tg. Un po' per la notorietà dei protagonisti. Un po' per la cifre esorbitanti che subito avevano iniziato a circolate. Dall' una tantum da mezzo miliardo chiesto da Veronica Lario come «buona uscita», ai 36 milioni di euro all'anno, 3,3 milioni al mese, stabiliti in sede di separazione dal tribunale di Milano. Un assegno- monstre che aveva mandato su tutte le furie l'ex premier. Intervenendo alla trasmissione televisiva Otto e mezzo , il leader di Forza Italia aveva definito i tre giudici donna «femministe e comuniste», suscitando una pioggia di polemiche oltre alla reazione dei vertici degli uffici giudiziari di Milano. «Respingiamo con fermezza ogni insinuazione sulla non terzietà dei giudici», era stata la dichiarazione firmata da Giovanni Canzio e Livia Pomodoro, all'epoca presidente della Corte d'appello e presidente del tribunale del capoluogo lombardo. I legali di Berlusconi, però, avevano impugnato il provvedimento davanti ai tribunale di Monza, che oltre a sancire lo scioglimento del matrimonio, nell'ottobre di due anni fa aveva già dimezzato gli «alimenti» dovuto dal Cavaliere all'ex moglie.

Ora, la sezione Famiglia del tribunale di Monza chiude l'ultimo capitolo rimasto aperto dell'addio tra i due ex coniugi. Secondo i calcoli dei giudici, l'assegno mensile di 1 milione e 400mila euro che il fondatore di Forza Italia dovrà versare a Veronica tiene in considerazione l'insufficienza delle risorse dell'ex first lady date da una società che possiede un palazzo a Milano e due edifici a Milano (donati da Berlusconi nel corso del matrimonio), e i cui costi di mantenimento sono tali da eroderne la rendita. Ma quel milione e 400mila euro, ribadisce il tribunale, potrà garantire alla ex consorte lo stesso tenore di vita che ha condotto durante il matrimonio con l'ex premier. E se, a causa delle tasse, l'appannaggio mensile è destinato a ridimensionarsi fino agli 800mila euro, starà alla Lario far quadrare i conti di casa.