La versione di Marino: "Roma ingovernabile senza fondi"

L'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, presentando il suo libro "Un marziano a Roma" attacca le gestioni precedenti per il debito che ha ereditato e declina ogni respondabilità sul suo operato

"Non è né un testamento né una vendetta, è semplicemente un libro. Nasce come un gesto di amore verso una città, verso i tanti romani e romane per bene”. L’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, nel corso della presentazione del suo libro "Un marziano a Roma”, ci tiene subito a precisare che il suo “non è un manifesto elettorale” ma “può essere uno spunto di riflessione”, dato che alcuni candidati in campo hanno apertamente dichiarato di non avere ancora un programma. Una chiara frecciatina a Roberto Giachetti, candidato renziano del Pd ma anche una risposta ambigua alla domanda su una sua ricandidatura che più volte gli viene rivolta.

“Non è questa la sede”, dice Marino che incentra la presentazione solo sugli attacchi al Pd e sui temi del libro che vuole essere un’analisi dei problemi della città a partire dal trasporto pubblico e dalla forte urbanizzazione iniziata a partire dagli anni ’60. A tal proposito lui rivendica il fatto di aver, come primo atto della sua giunta, bloccato i 160 nuovi insediamenti che “i palazzinari” romani volevano costruire attorno a Malagrotta che chiuso pensando al 2030, anno in cui tutti gli inceneritori dovranno scomparire.

Il suo libro è soprattutto un atto d’accusa contro i sindaci che lo hanno preceduto e che, col passare del tempo, hanno creato “un debito nel 2008 di 22,5 miliardi, costruito al ritmo di quasi un milione al giorno”. “Ogni anno – spiega l’ex sindaco - bisogna pagare 500 milioni solo per i mutui contratti per pagare il debito". È per questo motivo che Marino definisce il suo libro “un libro liberale contro lo statalismo” rivendicando di aver voluto “dare al privato tutto ciò può far bene” e citando a tal proposito i fiorai. Strano che non abbia deciso di porre rimedio a un problema tanto annoso come quello del trasporto pubblico privatizzando l’Atac che è, ormai da anni, tecnicamente fallita ma si sia limitato ad attaccare il governo per la mancanza di fondi. “Il fatto che – ha detto Marino - per due anni e mezzo Roma abbia ricevuto meno della metà del denaro dato a Milano per il trasporto pubblico, è indice che non c'è stata una piena collaborazione dal governo nazionale e da quello regionale".

E sempre sul tema dei fondi Marino fa un raffronto con le altre capitali europee. “Parigi riceve dal governo nazionale 1 miliardo all'anno per gli extra costi della città. Questa città accoglie mediamente 1400 manifestazioni nazionali all'anno, la giornata di canonizzazione dei due Papi è costata circa 7 milioni pagati con i soldi dei contribuenti romani” mentre Londra riceve 2 miliardi di euro. “Qui occorrono investimenti sulla Capitale, ma bisogna amarla la Capitale, evidentemente il nostro capo del Governo non ama Roma", attacca l’ex sindaco che scarica così tutte le responsabilità della sua cattiva amministrazione nei confronti del Pd e di Renzi. Marino racconta di aver iniziato a scrivere il suo libro a metà mandato quando era concentrato sul risanamento dei conti e “nella seconda parte del mandato avremmo di nuovo investito” ma purtroppo Renzi gli ha sbarrato la strada obbligando i consiglieri a dimettersi. Marino, quindi, esclude che le parole del Papa abbiano potuto incidere sul suo futuro. “Non va attribuito a lui ciò che va attribuito a Renzi e al Pd anche se alcuni hanno voluto interpretare le sue parole come un via libera contro Marino per potersi liberare di questa figura scomoda”, ha detto rivelando di aver incontrato il Pontefice a febbraio.

Sulla vicenda Mafia Capitale dice: “Era evidente che né io né la mia Giunta avevamo nulla a che fare con quel mondo” e rivela un particolare che ha omesso nel libro. “L'allora vicesindaco Luigi Nieri mi disse 'perché non ti dimetti adesso, verrai rieletto a furor di popolo nella primavera 2015'. Io ho ragionato come avrei fatto in sala operatoria: ero vicinissimo a chiudere per la prima volta il bilancio preventivo del 2015 entro il 2014 e dovevo buttare la città in una campagna elettorale solo perché io ne avrei avuto un grande vantaggio?”. L’ex sindaco, infine, definisce Tronca un esecutore delle decisioni del governo e rivendica di aver scoperchiato prima di lui il caso ‘Affittopoli’ pubblicando nel marzo 2015 il database di tutti gli immobili del Comune, e non risparmia parole dure anche nei confronti del candidato dei Cinquestelle. “Mi ha colpito l'attacco alla Raggi per l'Acea, non lo condivido ma condivido che sia stato un errore dire 'voglio cambiare il Cda'. Penso questo sia sbagliato, perché quello che è importante non sono i posti e le poltrone ma l'idea".

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mer, 30/03/2016 - 15:14

Per avere i fondi basta licenziare un bel po' di parassiti, come indicato da Giorgio Napolitano e Cottarelli, nella loro sbandierata spending review. In aggiunta il dott. Marino poteva licenziare in tronco il comandante dei vigili urbani per manifesta incapacità, ma ha preferito farsi licenziare lui, piccolo martire dei PDoti.

amecred

Mer, 30/03/2016 - 17:57

Gli italiani versano 200 milioni all'anno a Roma per svolgere le sue funzioni di capitale (dono elargito dal governo Berlusconi-Bossi). Se a Roma non bastano, che lasci fare la capitale ad altri. Scommetto che non facciamo troppa fatica a trovare un'altra citta' che si offra di fare da capitale per soli '200' milioni di euro all'anno. Per gli svariati miliardi di debito, se la prenda invece con Veltroni e company. Prima di loro, il debito della citta' era sotto controllo.

uberalles

Mer, 30/03/2016 - 19:38

Errata corrige: l'ex sindaco voleva dire che chi amministra Roma ha bisogno di pozzi senza fondi (plurale di pozzo senza fondo), ma ci faccia il piacere e provi a mangiare con i suoi "fondi"!!!