Un viaggio di cento chilometri per rifornire Roma

Il Peschiera garantisce il 70 per cento del fabbisogno con una portata di 14.000 litri al secondo

Roma - Ma da dove arriva l'acqua di Roma? In realtà solo il 2 per cento di tutto il fabbisogno di acqua della capitale arriva dal lago di Bracciano e per di più soltanto adesso in una situazione critica perché normalmente la captazione equivale ad un residuale 2 per cento. Il volume d'acqua immessa in rete a Roma è di circa 500 milioni di metri cubi annui e gli abitanti serviti tra la capitale e gli altri comuni laziali sono 3,7 milioni. L'approvvigionamento idrico, gestito dalla società Acea Ato2 Lazio centrale Roma, è assicurato per l'85 per cento da sorgenti, per il 12 da pozzi e per il 3 da fonti superficiali. È dall'acquedotto Peschiera-Capore che arriva circa il 70 per cento del totale. È uno dei più grandi acquedotti del mondo nel quale scorre soltanto acqua di sorgente. La sua portata media è di 14. 000 litri al secondo. Il progetto originario del Peschiera risale al 1910 firmato dall'ingegnere Gaetano Roselli Lorenzini, autore pure del progetto esecutivo del 1924. La concessione al Comune di Roma è del 1926. L'acquedotto pesca acque sorgive potabili dalle falde del monte Nuria a poco più di 400 metri sul livello del mare. Un'opera impegnativa dal punto di vista strutturale ed economico costata anni di lavoro e anche molte vite umane in seguito ad infortuni in corso d'opera. Il percorso dell'acquedotto fino a Roma è lungo oltre 100 chilometri dei quali una novantina in galleria. L'acqua, di ottima qualità chimica e di eccezionale purezza, impiega circa 17 ore per arrivare alla Capitale rifornendo molti quartieri e anche tra le più famose fontane romane come quella di piazzale degli Eroi, la fontana del Sole di via Bravetta e la fontana ovale di Villa Borghese. Dallo storico e glorioso acquedotto romano dell'Acqua Marcia arriva un buon 20 per cento del fabbisogno. L'acquedotto attingeva fin dall'antichità non dal fiume ma da diverse sorgenti tra Arsoli ed Agosta, dove ancora oggi trova l'acqua «clarissima» tanto decantata da Plinio il Vecchio. Poi ci sono altre fonti che coprono un fabbisogno minimo: il 3 per cento dell'acqua romana arriva tramite l'acquedotto Appio Alessandrino e viene dai pozzi di Pantano borghese, Torre Angela e Finocchio.

Ma allora viene da chiedersi come mai lo stop alla captazione dal Lago di Bracciano pesi così tanto? A provocare il danno ed il rischio razionamento spiegano dall'Acea, è che la crisi idrica persiste da mesi a causa della mancanza di pioggia dunque su una situazione giù difficile lo stop al prelievo rappresenta il puntello strategico che quando viene tolto fa crollare tutto l'edificio. Acea preleva da Bracciano 1.100 litri al secondo coprendo un fabbisogno che corrisponde a quello di una città di 400.000 abitanti. Dato che non si possono lasciare gli stessi quartieri senza acqua per giorni inevitabilmente si deve ricorrere al razionamento con turnazione spalmando il blocco idrico in tutta l'area cittadina con turni da otto ore continuative.