Il vigile di Sanremo che timbrava in mutande ora fa l'artigiano aggiustatutto nella sua bottega

Alberto Muraglia ha attaccato la divisa al chiodo: "Ma resto al servizio della gente..."

Sanremo - Alberto Muraglia, il vigile di Sanremo che timbrava il cartellino in mutande («ma solo nei giorni festivi»), di mettersi un bel paio di pantaloni lunghi non ci pensa minimamente. Infatti, dopo gli arresti domiciliari e il licenziamento, si è trasformato in artigiano «aggiustatutto» e adesso accoglie i clienti in bermuda. Che, rispetto agli amati slip («indossavo solo quelli anche quando sventai una rapina»), rappresentano comunque un notevole passo avanti. Idem per la parte che riguarda gli arti inferiori: nel video dello scandalo che lo ha messo alla berlina dinanzi al mondo, Muraglia appariva in pantofole; ora, invece, sfoggia ai piedi dei sandali blu scuro, sobriamente in tinta con i bermuda e la maglietta celeste a maniche corte.

È un altro uomo oggi Albertone, come lo chiamano i suoi amici: nome quantomai appropriato, visto che il vigile Muraglia ricorda un po' il vigile Celletti interpretato da Sordi, l'Albertone nazionale. Anche Muraglia è diventato un personaggio nazionale, anzi di più: l'icona dell'italico fancazzismo. Ma basta osservarlo mentre lavora alacremente nel suo negozietto in via Martiri, nel centro di Sanremo, per capire che - se e quando vuole - il Muraglia sa essere anche uno stakanovista.

Già, Stakanov, lo stesso nome beffardo dell'operazione anti-furbetti del cartellino che qualche mese fa inguaiò il nostro vigile immortalandolo in - diciamo così - déshabillé mentre strisciava il badge («tengo a precisare che quando ho timbrato in abiti succinti il mercato annonario dove presto servizio e abito era chiuso al pubblico. E poi dovevo stringere i tempi per la rimozione di veicoli in divieto di sosta»).

Di questa dannata vicenda che gli ha stravolto la vita non vuol parlare con i giornalisti («sono diventato un perfetto capro espiatorio, ma i miei avvocati mi hanno imposto il silenzio. Al processo dirò tutto dimostrando di essere innocente»).

E la storia del cartellino fatto firmare in sua vece da moglie e figlia? Altro «equivoco» («Mi ero attardato a chiudere pratiche di ufficio, ho chiesto a loro, che venivano a chiamarmi per andare a tavola, di timbrare al mio posto. Ma ero lì, regolarmente presente in servizio»).

In attesa di convincere il giudice, i suoi nuovi clienti lo hanno già assolto: «Avrà pure commesso qualche errore - dice una signora con un frullatore in mano, appena riparato da Albertone - ma è un gran lavoratore e ha le mani d'oro. Ogni cosa riesce ad aggiustarla». E Muraglia è sicuro di riuscire ad aggiustare anche la propria situazione giudiziaria («mi sono affidato a due bravissimi avvocati, alla fine la verità verrà fuori e avrò giustizia»).

Dello stesso parere sono anche i due esperti difensori che seguono Albertone sul fronte penale e civile: «Di una cosa siamo sicuri - ribadiscono con cortesia al Giornale gli avvocati Alessandro Moroni e Luigi Alberto Zoboli -: Muraglia non è né un assenteista, né il mostro descritto da TV e giornali. A dicembre si celebrerà il processo. E dopo la sentenza ne riparleremo...». Qualche dettaglio in più fu riferito nel corso di una puntata dell'Arena di Massimo Giletti: «una volta, in mutande, ha pure sventato una rapina, precipitandosi in strada con la pistola in pugno e arrestando il malvivente». In studio calò il gelo. Subito sciolto dalle risate. Intanto Muraglia ha incassato perfino la solidarietà di una testa coronata: l'ex re del Belgio («presso il cui yacht ho avuto l'onore di lavorare in qualità di marinaio-cuoco») gli ha scritto una mail chiedendomi lumi sull'accaduto. La risposta di Albertone?: «Si tratta di un errore giudiziario, sono finito in un ingranaggio più grande di me». La controreplica scritta col sangue blu dal sovrano belga?: «Noi continueremo sempre ad avere fiducia in te».

Davanti all'«Aggiustatutto» dell'ex vigile Muraglia campeggia un cartello con un consiglio filosofico-esistenziale in controtendenza rispetto ai dettami imposti della civiltà dei consumi: «non buttare via il tuo elettrodomestico, chiedi un preventivo gratuito per ripararlo». E la gente mostra di aver afferrato il concetto. Albertone, da quando ha smesso la divisa da ghisa riciclandosi artigiano, è dimagrito di una decina di chili (c'è chi dice assomigli - addirittura - a Roberto De Niro nel film Toro scatenato) non si tira mai indietro e, se qualcuno lo chiama a domicilio, si precipita anche per dare un'occhiata direttamente a casa del cliente («ho aperto una partita Iva, è tutto in regola»). In zona di Muraglia si dice un gran bene: «Visiona l'oggetto e, con molta onestà, ci dice se vale la pena ripararlo o comprarlo nuovo - racconta un pensionato che abita proprio nello stabile dell'aggiustatutto -. Ma quasi sempre ci dice ci penso io, e dopo qualche giorno ci restituisce l'elettrodomestico funzionante».

In via Martiri fino a qualche mese fa ogni settimana passava un'auto molesta con l'altoparlante che bucava le orecchie con l'inno nazionale dell'arrotino e dell'ombrellaio: «Donne è arrivato l'arrotino. Arrota coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto! Donne è arrivato l'arrotino e l'ombrellaio; aggiustiamo gli ombrelli. Ripariamo cucine a gasse: abbiamo tutti i pezzi di ricambio per le cucine a gasse. Se avete perdite di gasse noi le aggiustiamo, se la vostra cucina fa fumo noi togliamo il fumo della vostra cucina a gasse. Lavoro subito ed immediato».

Da quando Muraglia ha aperto il suo laboratorio, in via Martiri è tornata la pace: quell'auto «molesta» ormai gira alla larga.

Commenti

evuggio

Gio, 24/11/2016 - 14:11

vuoi vedere che in tribunale salterà fuori che la stava riparando la macchinetta timbratrice, ed era in mutande per l'urgenza dell'intervento in modo da non far mancare la regolare timbratura dei cartellini ed evitare così ...... furbate!