Le vittime salgono a 250 E le forti scosse continuano

Estratte vive finora dalle macerie 215 persone, e lo sforzo per salvare vite non cessa. Ma il tempo stringe

Il terremoto ha dato il bis. E non solo una volta. Per l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in neanche 48 ore le «repliche», è questo il nome tecnico per il tormento delle scosse, sono state 640. E non solo piccoli assestamenti: se sono solo nove le scosse veramente preoccupanti, quelle tra 4 e 5 gradi di magnitudo sulla scala Richter, ben 88 sono quelle tra i 3 e i 4 gradi, movimenti in grado di causare nuovi crolli in edifici pesantemente lesionati come quelli dell'area del sisma tra Rieti e Ascoli Piceno. La scossa principale, quella che ha provocato un bilancio di morti che sale di ora in ora, è stata rivalutata a 6 gradi secondo gli istituti geofisici europei, 6,3 secondo quelli americani. Ma con una profondità di soli 4 chilometri gli effetti sono stati devastanti.

In una sola notte il conto dei morti ha fatto un salto in alto che ha cambiato completamente le dimensioni della tragedia. I superstiti sono andati a dormire sapendo di aver perduto almeno 159 compaesani e si sono svegliati con un conto di vite umane salatissimo, 241. Nel corso della giornata il numero è stato ritoccato ancora verso l'altro: ci sono 365 feriti e 250 persone sono state uccise dal terremoto.

E purtroppo non è finita: manca una vera lista di partenza dei dispersi anche se il sindaco di Amatrice Pirozzi stima che possano mancare all'appello ancora trenta-quaranta persone. Troppi turisti non registrati, parenti venuti in visita, emigrati rientrati al paese per omaggiare la 50ª sagra dell'Amatriciana.

«È vero, questo ha fatto salire il conto dei morti - dice Simona, una sopravvissuta - ma pensa se fosse successo solo due giorni più tardi, quando la sagra era già iniziata, magari con la gente che si affolla nelle strade, le stesse che ora sono stracolme di macerie crollate dall'alto». In ogni caso il bilancio è terrificante, in proporzione, se in questo genere di contabilità le proporzioni avessero un senso, è peggio del terremoto dell'Aquila, perché il sisma del 24 agosto ha colpito una zona molto meno densamente popolata del capoluogo abruzzese con i suoi 70mila abitanti.

E ieri una scossa arrivata nel primo pomeriggio ha creato ancora panico e danni e ha fatto temere il peggio. «Mi sono visto una mezza palazzina crollare davanti e una dietro le spalle - racconta Marco Piergallini, funzionario in servizio presso il comando di Roma dei vigili del fuoco - per fortuna è andato tutto bene». È arrivato con un squadra di Usar, Urban search and rescue, sezione dei vigili del fuoco specializzata nelle ricerche in ambiente urbano. Il suo team ieri ha estratto tre salme, «ma non c'è un termine oltre il quale è impossibile trovare persone vive, si va avanti», insiste. E soprattutto ci si attacca all'altra contabilità, quella dei salvati. Sono ben 215, 215 persone rinate dalle macerie.

La forte scossa che ieri pomeriggio ha colto di sorpresa i paesi martoriati dalla botta dell'altra notte ha causato solo qualche escoriazione a un paio di soccorritori, grazie anche al fatto che si lavora sempre in sicurezza, ma ha anche causato una serie di nuovi crolli, inclusa la chiesa di Sant'Agostino, un simbolo del paese. Il campanile è ancora su, ma è caduta giù una delle campane, e il rosone ora è solo un oblò sulla splendida facciata. Anche altri edifici pubblici, quelli che dovrebbero garantire la massima sicurezza, inclusa la scuola di Amatrice costruita con criteri antisismici su cui ora indaga la Procura, nuovamente danneggiata.