Il vizio dei soprusi sui pensionati

di Piero OstellinoD alle promesse di riforme radicali, che cambierebbero l'Italia, si è arrivati al progetto di ridurre le pensioni superiori ai duemila euro lordi mensili le cosiddette pensioni d'oro (!) che consentono a mala pena, a chi le percepisce, di sopravvivere - per reperire risorse per altri scopi cui il governo non è in grado di far fronte. Il governo Renzi registra il proprio fallimento con la notizia dell'intenzione di ridurre le pensioni. Lo Stato rinnega quella sorta di contratto che aveva stipulato con i cittadini che avrebbero raggiunto i limiti di età lavorativa.La protesta contro la riduzione delle pensioni non sarebbe, dunque, una egoistica manifestazione corporativa, come probabilmente si tenderà, d'ora in poi, a farla passare. È, piuttosto, la denuncia di un sopruso, e non dei minori, da parte del contraente di un contratto, che viene meno, in tal modo, agli impegni assunti. È un atto, oltre che pratico, a difesa di chi è in pensione, di salvaguardia di un accordo sulla base del rapporto fra lo Stato e i suoi cittadini. Pacta sunt servanda, dice il proverbio latino. E non sono parole vuote, senza senso. La prospettiva di riduzione delle pensioni è un fatto simbolico che assume, nella circostanza, un valore più forte del suo stesso senso letterale. Uno Stato del quale non ci si possa più fidare è un organismo che non è in grado di assolvere le funzioni per le quali è nato e perde, perciò, ogni credibilità.La riduzione delle pensioni non è, dunque, un gesto solo simbolico, nel nome di una non meglio specificata solidarietà sociale. È un fatto concreto che affonda nella realtà dei rapporti fra lo Stato e il cittadino, perché finisce col far supporre che dello Stato non ci si possa fidare. L'opposizione che i sindacati si apprestano a fare al provvedimento alle viste non è, perciò, una manifestazione corporativa, ma assume il significato persino di una difesa dello Stato stesso. Che, se perde la propria credibilità, e si comporta in modo arbitrario, si trasforma in un despota, rinnegando le ragioni stesse per le quali è nato. Qui, la solidarietà sociale nei confronti di chi ha meno non c'entra; nessuno vuole venire meno al principio di solidarietà sociale, cui deve provvedere la fiscalità generale. Qui sono in gioco la credibilità e le ragioni etiche per le quali lo Stato è nato. Come si può pretendere che i cittadini tengano fede ai propri impegni verso lo Stato ad esempio, pagando le tasse - se, poi, proprio lo Stato non tiene fede ai propri?Il governo dovrebbe capire che si sta giocando, con la credibilità, il rispetto dei cittadini e l'impegno che essi hanno assunto di contribuire, con le tasse, alla sua stessa esistenza Con la prospettiva di una riduzione delle pensioni, il governo si caratterizza come nemico, che tende a considerare i cittadini come sudditi verso i quali comportarsi arbitrariamente, extra legem Le pensioni sono, in questo caso, il simbolo del contratto che lo Stato ha stipulato; contratto che suona più o meno così: «Tu e il tuo datore di lavoro pagate un certo numero di contributi e io Stato ti passa una pensione quando tu avrai smesso di lavorare». Domanda: dove finiranno i soldi eventualmente risparmiati con la riduzione delle pensioni?piero.ostellino@ilgiornale.it

Commenti

giviam73

Lun, 16/11/2015 - 08:31

Il concetto di "diritto acquisito" deve necessariamente essere riferito alla norma che lo ha fatto maturare. Se trattasi di norma statale, allora è l'intera comunità nazionale che ha sottoscritto un contratto facendo nascere il "diritto acquisito", Se invece questo nasce da una legge regionale, allora non è un "diritto acquisito" bensì un "privilegio acquisito" visto anche l'andazzo delle regioni di legiferare i propri trattamenti economici a proprio uso e consumo, ovvero in misura abnorme rispetto ay canoni nazionali...