Zapatero conferma il golpe: così hanno silurato Berlusconi

L'ex premier spagnolo rivela nuovi dettagli sul complotto del 2011 per far cadere il Cav: «Pronto a parlarne in pubblico»

«Berlusconi e Tremonti subirono pressioni fortissime affinché accettassero il salvataggio del Fmi. Loro non cedettero applicando un catenaccio italiano e nei corridoi si cominciò a parlare di Monti, mi sembrò strano». L'ex premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, in un'intervista concessa ieri alla Stampa , ha ribadito e chiarito i contorni delle rivelazioni sul G20 di Cannes del 2011 nel quale si cospirò affinché l'esecutivo regolarmente eletto di Silvio Berlusconi fosse destituito.

«Gli Usa e i sostenitori dell'austerità volevano decidere al posto dell'Italia, sostituirsi al suo governo», ha aggiunto sottolineando che «era certamente vero che l'Italia aveva problemi finanziari e politici, ma qui stiamo parlando della sovranità di una nazione: è un caso che va studiato». Non a caso, Zapatero ha dichiarato che «l'obiettivo» di quella riunione era proprio l'Italia e si è detto disposto a partecipare a «un incontro pubblico da voi per parlare di quello che è successo». E proprio questa disponibilità («sono pronto, facciamolo presto») ha fatto sospettare al capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, che l'ex premier sospetti che la situazione possa ripetersi.

D'altronde, proprio Zapatero nella sua autobiografia El dilema aveva riferito di quella cena ristretta durante il G20 nel quale il presidente Obama, i vertici dell'Ue a trazione tedesca e l'Fmi misero «il governo italiano sotto un duro martellamento» perché accettasse gli aiuti del Fondo monetario come Grecia, Irlanda e Portogallo. Ricevuto un netto rifiuto, di lì a poco, caso strano, subentrò Mario Monti che già dall'estate precedente era stato allertato dal presidente della Repubblica Napolitano ad accettare il premierato in caso di emergenza. Circostanza che, racconta Alan Friedman ne Ammazziamo il gattopardo , Monti valutò assieme a fidati consiglieri come Romano Prodi e Carlo De Benedetti.

Lo stesso segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner nel suo libro Stress test confermò che nell'autunno del 2011 «alcuni funzionari europei ci contattarono con una trama per cercare di costringere il premier italiano Berlusconi a cedere il potere, volevano che noi rifiutassimo di sostenere i prestiti dell'Fmi all'Italia, fino a quando non se ne fosse andato». Le pressioni operate dalla Germania di Angela Merkel furono rivelate dal Financial Times con una serie di articoli nel maggio dell'anno scorso: l'Italia si oppose al commissariamento, la Germania voleva piegarla come fatto con la Grecia e il nulla di fatto costò un'ulteriore impennata dello spread.

L'ipotesi che vi potesse essere un piano orchestrato dall'esterno sembra essere confermato anche dai recenti sviluppi dell'inchiesta della Procura di Trani con i vertici dell'epoca delle agenzie di rating Standard & Poor's e Fitch rinviati a giudizio per manipolazione del mercato. Secondo la pubblica accusa, S&P in particolare «tra maggio 2011 e gennaio 2012» avrebbe diffuso «informazioni tendenziose e distorte sull'affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento e di rilancio economico adottate dal governo italiano» allo scopo di «deprezzare il valore» dei titoli di Stato. Il ministero dell'Economia, cioè lo Stato, non si è costituito parte civile.

Ecco perché Brunetta ieri ha nuovamente chiesto l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del 201. Per spiegare come mai la nostra democrazia «fu liquidata imponendo le dimissioni a Berlusconi».

di Gian Maria De Francesco

Roma