«Un politico cristiano non può sostenere una legge contro la vita»

Anna Maria Greco

da Roma

È d’accordo con il Tutore dell’ortodossia cattolica, ma non parlerebbe di «peccato» per il cattolico che vota politici abortisti. Rocco Buttiglione, ministro Udc dei Beni Culturali di sicura fede e forti legami con il Vaticano, commenta con cautela la dichiarazione del cardinale William Levada.
«È indubbio che un politico cattolico non possa appoggiare una legge abortista e che la difesa della vita sia per lui fondamentale. Ma ogni uomo ha la sua coscienza e non spetta a me dire se sia peccato o no votarlo. Credo che il cardinale ne abbia parlato in termini dubitativi. Personalmente, non userei questo termine perché il peccato è tale solo se sono presenti la materia grave (e c’è), la piena avvertenza e il deliberato consenso. Credo sia difficile, in questo caso, che si presentino tutte e tre le condizioni».
I vescovi sono stati invitati ad un confronto tra le diverse esperienze nazionali. Sull’aborto si può parlare in modo diverso in diversi Paesi?
«La Chiesa dev’essere molto cauta nel maneggiare la categoria del peccato, misurando il livello di consapevolezza dei popoli e delle singole persone. Bisogna valutare attentamente come sostenere la difesa della vita in ogni realtà. La Chiesa è per un valore, non è contro nessuno. Un politico cattolico deve combattere la piaga dell’aborto ma ciò non vuol dire che debba chiedere l’immediata abolizione della legge, se c’è. Deve, realisticamente, agire per tappe».
E in Italia, qual è la prima tappa?
«Ci vuole una politica graduale, per rafforzare l’alleanza fra madre e bambino. Per salvare il bambino, si rischiano misure punitive contro la madre, cui è affidato e la sanzione penale non può certo essere al primo posto. Marco Pannella ha detto che si potrebbe ridurre il tempo in cui è consentito abortire. È interessante, da approfondire: oggi molti feti una volta destinati a morire, per il loro stadio, possono sopravvivere e la differenza tra aborto e infanticidio è sottile».
Nelle presidenziali Usa, ricorda monsignor Levada, i vescovi sono stati accusati di ingerenza in politica per la loro posizione.
«È la politica che interferisce con il terreno dei valori e dell’etica e questo è inevitabile, non sono i vescovi che escono dal loro territorio. Dopo una fase di pragmatismo, oggi le questioni sui valori entrano di prepotenza nella vita politica. E i vescovi non possono fare a meno di parlare».