Pompei, Bondi: "Non ho colpe". Il Pd: "Sfiducia"

Il ministro alla Camera: "I problemi di Pompei si trascinano da decenni senza che nessuno sia riuscito a risolverli
definitivamente". Franceschini: "Presentiamo la mozione di sfiducia al ministro". Granata: "Se lascia è ben accetto". Casini: "Valuteremo con Pd e Fli"

Roma - Gli scavi archeologici di Pompei entrano nella prima pagina dell'agenda politica nazionale, dopo il crollo di sabato scorso della Domus dei gladiatori. Le polemiche, divampate subito dopo, non si placano. Il ministro Sandro Bondi, intervenuto alla Camera, fa il punto della situazione e ribadisce quanto già detto nei giorni scorsi: se fossi davvero responsabile mi sarei già dimesso. Poi snocciola i dati e fa sapere che i crolli non possono esere imputati ai tagli dei fondi, decisi dal governo, ma alla loro cattiva gestione. 

Situazione grave da decenni "Se avessi responsabilità per ciò che è successo a Pompei - ha detto il responsabile dei Beni culturali nel corso della sua informativa alla Camera - avrei dato io per primo le dimissioni senza che nessuno che me lo chiedesse. Se invece vogliamo tutti far prevalere la serietà, l’obiettività e soprattutto la misura, allora io credo sarebbe giusto riconoscere che i problemi di Pompei, come del resto la situazione in cui versa l’intero patrimonio artistico del nostro Paese, si trascinano da decenni senza che nessuno sia riuscito a risolverli definitivamente e a impostare una strategia efficace".

La colpa non è la carenza di fondi Il crollo "non è colpa delle scarse risorse", ma del modo in cui sono gestite. Il ministro ribadisce, con voce ferma, di volere dare "spiegazioni senza ipocrisie e con onestà", come chiesto "giustamente dal presidente della Repubblica Napolitano". 

La situazione finanziaria "Pompei - sottolinea il ministro - a differenza di altre aree archeologiche, è una soprintendenza speciale e gli incassi non vanno all’erario, ma entrano tutti nelle casse della soprintendenza. Nel 2002 le giacenze di cassa a fine anno erano di 52 milioni, nel 2003 58 milioni, nel 2004 66 milioni e così via fino ai 25 milioni di euro del 2009". Il problema vero, dunque, per il ministro, è assicurare "una gestione capace di investire al meglio le risorse".

La tutela I soprintendenti, sottolinea Bondi, hanno fatto un lavoro straordinario: "Dobbiamo lasciare ai soprintendenti la tutela, che deve sempre rimanere allo Stato, mentre la gestione va assegnata a nuove figure gestionali. Per questo - annuncia - il ministero sta predisponendo le linee guida per una fondazione per Pompei: sovrintendenti e manager dei beni culturali devono lavorare insieme". 

Il Pd: si dimetta o mozione di sfiducia E' durissima la presa di posizione del Pd nei confronti del ministro. Lo ha detto a chiare lettere Dario Franceschini, capogruppo dei democratici alla Camera. "Il dibattito di oggi su Pompei ha mostrato che quattro gruppi parlamentari hanno chiesto le dimissioni del ministro. I ministri restano in carica se hanno la maggioranza, Bondi prenda atto che la maggioranza dei gruppi ha chiesto un gesto di responsabilità e rassegni le dimissioni: se non avverrà dovremmo prendere le iniziative conseguenti per portare in aula una mozione di sfiducia".

Granata: "Bene se lascia" "Ho posto la questione in termini di assunzione di responsabilità. Un passo indietro? Se c’è è ben accetto". Così Fabio Granata, deputato di Fli, commenta il Transatlantico la vicenda di Pompei e delle responsabilità del ministro. Quanto a una eventuale mozione di sfiducia, Granata aggiunge: "Quella è una questione successiva, ora noi abbiamo posto il problema in termini di assunzione di responsabilità".

Casini: "Linea comune con Pd e Fli" "Concerteremo con gli altri partiti di opposizione e con Fli i comportamenti più utili". Il leader Udc, Pierferdinando Casini risponde così ai giornalisti che gli chiedono se l’Udc voterà la mozione di sfiducia annunciata dal Pd al ministro. "È chiaro che ci sono problemi politici che si sommano alle questioni specifiche. È chiaro che la crisi va parlamentarizzata". E la mozione di sfiducia a Bondi potrebbe essere un modo? "Non lo so. Più persiste l’accanimento di Berlusconi a non dimettersi e più i singoli fatti determinano singoli atti parlamentari. Oggi c’è stato un altro passaggio. Ieri ho detto 'un voto al giorno toglie il medico di torno', ma se continua così il paziente muore...". Poi Casini ha avuto un colloquio con il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. All’incontro erano presenti anche il capogruppo del Pd Franceschini, il vice segretario Letta, i deputati dell’Udc Libè e Carra.