Pompei, in zona Santuario sequestrati 7 hotel "hard" In manette dieci persone

Dieci persone in manette, un
appartamento e sette alberghi sotto sequestro: i carabinieri hanno sgominato un giro in cui erano coinvolti prostitute
italiane e straniere, gestori di alberghi e la proprietaria di un
immobile

Napoli - Arrestate dieci persone con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla prostituzione e posti sotto sequestro un appartamento e sette alberghi, tre dei quali a Pompei, vicino al Santuario pontificio. I carabinieri hanno scoperto le attività del gruppo nel quale erano coinvolte prostitute italiane e straniere, gestori di alberghi nelle province di Napoli, Caserta ed Avellino e la proprietaria 57enne di un immobile messo a disposizione per il meretricio.

Il blitz anti-prostituzione E' scattata dopo un servizio di Exit trasmesso da La7 il 15 ottobre 2007 l’indagine che questa mattina ha sgominato un’organizzazione dedita al favoreggiamento della prostituzione utilizzando anche le camere di tre alberghi di Pompei: Le Anfore, del Mec e dell’Astoria. Quest’ultimo, in particolare, è nello stesso quartiere della cittadina vesuviana dove c’è anche il Santuario dedicato alla Vergine Maria. L’operazione, condotta dal nucleo investigativo dei carabinieri di Torre Annunziata (Napoli) è stata denominata "Lupa", parola che in latino vuol dire prostituta e che, nell’ antica Pompei, con il termine "lupanari" indicava le case dove veniva esercitata la professione più antica del mondo.

Il giro di prostituzione Nell’inchiesta, Exit mise in risalto che soprattutto le prostitute attendevano i clienti in strada di sera a Pompei in prossimità della Villa dei Misteri, uno dei siti archeologici più visitati dai turisti. L’indagine dei militari ha permesso di appurare che a capo dell’organizzazione, gestita a conduzione familiare, c’era una donna, Maria Rosaria Rispoli, 47 anni. Sotto di lei aveva tre luogotenenti: il marito Francesco Danzante, quarantenne, e i figli di prime nozze Vincenzo e Rosa Velleca entrambi ventenni. Quest’ultima, in particolare, di tanto in tanto si prostituiva a sua volta per "arrotondare i conti" o per comprire eventuali richieste straordinarie insieme alla compagna del fratello Vincenzo, una polacca a sua volta ventenne. L'organizzazione gestiva circa 25 prostitute, quasi tutte trentenni italiane. Non sono emersi legami con la camorra ma gli investigatori non escludono che, considerato il giro d’affari, l’organizzazione non versasse quota-parte degli incassi a qualche clan locale.

Le misure cautelari Complessivamente sono 17 le misure cautelari eseguite questa mattina: nove persone, tra cui La Rispoli, il marito e il figlio, sono stati condotte in carcere; alla figlia Rosa sono stati concessi gli arresti domiciliari perchè ha avuto un figlio da un mese, per gli altri sette è stato disposto l’obbligo di firma. Ai 17 vanno aggiunti sette albergatori o proprietari di appartamenti denunciati. Oltre ai tre alberghi di Pompei, l’organizzazione utilizzava anche un appartamento al Vomero a Napoli e strutture ricettive a Mercogliano e Serino, nell’Avellinese e San Nicola la Strada nel Casertano. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento della prostituzione, favoreggiamento della prostituzione in concorso e concessione di locali per l’esercizio della prostituzione.

La gestione delle prostitute Dalle indagini è emerso, inoltre, che l’organizzazione gestiva le prostitute, tutte consenzienti, con professionalità. Un turno di lavoro era di dieci ore, dalle 9 alle 19. Erano previste giornate di riposo e ogni prostituta aveva a disposizione un autista che l’accompagnava nell’albergo dove avveniva l’incontro con il cliente. Da una intercettazione telefonica è emerso che avvenivano anche ispezioni sul lavoro. Nella telefonata un affiliato chiama Maria Rosaria Rispoli avvertendo che una prostituta era stata trovata con il trucco in disordine e che nella camera il letto non era stato rifatto mentre un cliente era in attesa. Il prezzo per ogni prestazione, che durava circa un’ora, era fisso, 130 euro: 30 euro andavano alla struttura ricettiva, 50 all’organizzazione e 50 alla prostituta che a suo carico aveva le spese per l’autista e per l’annuncio, circa 85 euro, che veniva pubblicato sulla stampa locale e nazionale.

La centralinista e i turni Nell'inserzione, venivano utilizzati numeri di cellulari ai quali rispondeva una centralinista, ruolo svolto a turno dalle stesse prostitute. Dopo la chiamata il cliente veniva indirizzato alla camera libera mentre una prostituta vi giungeva con l’autista. Da una prostituta si arrivava a guadagnare in un giorno anche 2.000 euro e ogni giorno lavoravano circa 20 delle 25 a disposizione per un giro d’affati completamente in nero di almeno un milione e 200 mila euro al mese. Le prostitute venivano reclutate attraverso contatti con altre organizzazioni simili. Il turn over era costante. L’arrivo di nuove "ragazze" veniva subito pubblicizzato e ciò faceva crescere le rischieste. Alcune prostitute erano parte integrante dell’organizzazione. I clienti erano soprattutto gente del posto, di ogni ceto sociale.

Le persone coinvolte Dai riscontri è emerso anche che uno dei titolari degli alberghi coinvolti, la cui struttura ora è sotto sequestro, il 26 ottobre 2007 rilasciò un’intervista al quotidiano Il Mattino in cui affermava di auspicare una serie mirata di azioni volte a debellare la prostituzione e chiedeva una presenza più forte delle istituzioni sul territorio. Nell’appartamento al Vomero che l’organizzazione utilizzava, c’è stato infine il decesso di un cliente, un medico di Napoli. È accaduto nel giorno di San Valentino del 2008. Il professionista era con una delle prostitute dell’organizzazione e dall’autopsia è emerso che aveva assunto psicofarmaci forse per aumentare la prestazione. L’uomo era stato colpito da un infarto.