Il Pontefice abolisce il limbo Salvi i neonati non battezzati

Oltre ai piccoli, vi si trovano anche le anime delle persone giuste vissute prima di Gesù

Il limbo dei bambini è durato ottocento anni. La Chiesa non l’aveva mai considerato un dogma, ora l’ha abbandonato per sempre. Joseph Ratzinger aveva già espresso i suoi dubbi: «Il limbo non è mai stata una verità definita di fede. Personalmente lascerei cadere questa che è sempre stata soltanto un’ipotesi teologica». Parole che compaiono nel Rapporto sulla fede scritto con Vittorio Messori nel 1984 e che tornano attuali: perché, dopo oltre tre anni di studi, la Commissione teologica internazionale ha pubblicato il documento che abolisce ufficialmente il limbo. Il testo era in discussione dal 2004, quando a presiedere la Commissione c’era il cardinale Ratzinger; il presidente attuale, il cardinale William Levada, ha incontrato il Papa lo scorso 19 gennaio: è stato allora che Benedetto XVI ha approvato il documento e ne ha autorizzato la pubblicazione.
Il limbo - spiega la Commissione - riflette «una visione eccessivamente restrittiva della salvezza»: esclude i bambini morti prima di ricevere il battesimo, mentre la misericordia di Dio è più grande anche del peccato originale: «I molti fattori che abbiamo considerato - spiegano i teologi nel testo, pubblicato in anteprima dall’agenzia dei vescovi americani Catholic news service - danno serie basi teologiche e liturgiche alla speranza che i bambini morti senza battesimo siano salvi e godano della visione beatifica».
Il concetto richiamato dai teologi è quello della «sovrabbondanza» della grazia sul peccato: «Dio può sempre dare la grazia del battesimo, anche senza che sia conferito il sacramento, e questo va considerato in particolare quando il conferimento del battesimo fosse impossibile». È la realtà contemporanea ad aver reso l’abolizione del limbo non una questione puramente dottrinale ma, piuttosto, «un problema pastorale urgente»: perché - come spiegano le quarantuno pagine del testo, intitolato La speranza di salvezza per i bimbi che muoiono senza essere battezzati - molti bambini sono figli di genitori non cattolici, mentre molti altri sono «vittime di aborti». Ad attenderli, ora, non ci sarà più il limbo, come aveva decretato nel tredicesimo secolo San Tommaso d’Aquino. Il quale, comunque, aggiungeva che i piccoli godono di «una certa beatitudine naturale». E anche Pio X, nel suo Catechismo, spiegava che, nel limbo, i bimbi «non godono di Dio, ma nemmeno soffrono; perché, avendo il peccato originale, e quello solo, non meritano il paradiso, ma neppure l’inferno e il purgatorio».
Non era d’accordo Sant’Agostino, per il quale i bambini non battezzati erano destinati all’inferno; ma, nel corso dei secoli, la posizione espressa da Papi e concili si è evoluta in una direzione meno rigida. Quella del limbo è rimasta una questione aperta, senza mai diventare dogma: tanto che, nel Catechismo del 1992, non è neppure citato. Anzi, a proposito dei bimbi morti senza battesimo, per la dottrina «la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio, come appunto fa nel rito dei funerali per loro».
Il pensiero dei teologi non va, come quello di Dante, alle anime di poeti, filosofi e grandi personaggi dell’antichità, confinati nel primo cerchio dell’abisso, nel cieco mondo di lacrime che li esclude dalla visione beatifica, ma ai piccoli e alle loro famiglie: «La gente trova sempre più difficile accettare che Dio sia giusto e misericordioso e che escluda i bambini, che non hanno peccati personali, dalla felicità eterna». E i loro genitori «sperimentano dolore e senso di colpa se dubitano che i loro figli non battezzati siano con Dio». In paradiso.