Porto di Voltri, i sei moli parleranno danese

Vito de Ceglia

È accaduto quello che tutti s’aspettavano: il Comitato portuale ha votato all’unanimità la delibera che assegna il sesto modulo del porto di Voltri al Vte, a patto però che la società onori tutti gli impegni presi, pena una multa di un milione e mezzo di euro che il terminalista ha garantito di pagare nel caso in cui risultasse inadempiente. Eccolo, nero su bianco, il primo, forse il più importante, successo politico di Giovanni Novi, dopo un anno e mezzo di scontri sfociati in un braccio di ferro senza precedenti fra il presidente dell'Authority e la società terminalista, controllata dalla Port Authority di Singapore. «Dall'inizio ho sempre “sgridato“ il Vte per stimolarlo a migliorarsi - ha commentato Novi -. Alla fine, tutte le condizioni avanzate dall'Authority sono state soddisfatte: prima, con l'accordo sottoscritto con P&O, che ha assicurato con il consorzio Grand Alliance 200mila teu l'anno. Poi, con l'impegno del Vte di raggiungere 1,5 milioni di teu entro il 2009 e di investire 70 milioni di euro. Infine, con l'avvio di un confronto approfondito e trasparente sui canoni del distripark». Ora, però, è atteso sul tavolo dell'Authority il ricorso di Contship (gruppo Eurogate): «Ci aspettiamo questa diffida», ha ribadito Novi.
Ma la vera novità è un'altra: ottenuto il sesto modulo (area di oltre 150mila metri quadrati), si profila un nuovo assetto societario per il Vte. Accordo che riguarderà tutto il porto di Voltri. A quanto risulta al Giornale, il 4 agosto Maersk Sealand, prima compagnia container al mondo, entrerà ufficialmente come socio di minoranza (49%) nel Vte al posto del gruppo britannico P&O, azionista di riferimento della compagnia di navigazione Royal P&O Nedlloyd, sulla quale il colosso danese ha avanzato, nel giugno scorso, un'offerta pubblica d'acquisto (Opa) per l'intero capitale pari a circa 2,3 miliardi di euro. L'operazione Maersk-Vte andrà sicuramente in porto, prima però bisogna attendere il via libera della Ue per l'Opa lanciata dal gruppo danese su Royal P&O Nedlloyd. Maersk porterà in dote al porto di Genova nuovo traffico pari a 800mila teu l'anno. Un escamotage è stata trovato, poi, per la variante al Piano regolatore portuale sul porto di Voltri, dove al posto del riempimento Voltri 2 andranno il terminal per le Autostrade del Mare, il porticciolo dei pescherecci e i servizi destinati agli abitanti del ponente, come previsto nell'Affresco di Renzo Piano. Anche se il presidente della Regione, Claudio Burlando, ha subito puntualizzato: «Non è stata approvata una vera variante, ma un indirizzo significativo…». Ora, la palla passa alle istituzioni locali che dovranno trovare una soluzione tecnica che soddisfi anche i terminalisti. «Se il porto perderà 200mila metri quadrati per la mancata espansione a ponente di Voltri - ha dichiarato Marco Bisagno, presidente di Assindustria - questi spazi, contestualmente, dovranno essere recuperati nell'area portuale».
Meno chiaro, invece, appare il futuro delle manovre ferroviarie, alias Ferport. Il Comitato portuale ha assegnato, con il voto contrario dei sindacati, il servizio su rotaia alla società costituita da Abaco (Lega Coop) e Serfer (Fs), ma resta da risolvere il nodo occupazionale. «Le manovre ferroviarie saranno gestite da un'unica società, e questo va bene - ha osservato Ivano Bosco della Filt-Cgil -. Ma non c'è stato un accordo sindacale sul futuro dei lavoratori di Campasso, quelli delle Fs per intenderci, che saranno sostituiti dai dipendenti di Ferport». Ci saranno altri sessanta giorni di tempo per trovare un'intesa, nel frattempo il sindacato «non esclude nuove iniziative di protesta».
Infine, tutti si aspettavano una resa dei conti tra Giovanni Novi e Sandro Carena, segretario generale dell'Authority. Ma non c'è stata, almeno per il momento. È «tregua armata», soprattutto grazie alla mediazione del sindaco Giuseppe Pericu, che si è impegnato in prima persona per tentare di trovare una soluzione soft al problema. Però, la rottura c'è. È innegabile. Come anche la richiesta di dimissioni. Carena, però, ha tagliato corto: «Io non mi dimetto, non ci penso nemmeno. Resterò al mio posto fino alla fine del mio mandato. È naturale che si verifichino alcuni dissensi tra me e il presidente, ma sono tutti superabili. Dobbiamo lavorare per il bene del porto». Sarà, però, sino ad oggi le divergenze ci sono state sia sull'organizzazione della struttura dell'Authority sia su progetti strategici come l'Affresco di Renzo Piano. «Indubbiamente - ha osservato Carena -: in particolare, ci sono state valutazioni tecniche di tipo diverso sull'Affresco. Probabilmente, il presidente ha fatto delle scelte che io non avrei fatto. Da qui c'è stata una diversa valutazione sulle modalità di approccio e sulle priorità da dare per le esigenze del porto e dei suoi traffici. Detto questo, c'è una linea politica, quella del presidente, alla quale noi tutti dobbiamo adeguarci».