Dalla povertà al clima: le dieci soluzioni che non arriveranno mai

Vertici inutili, identici a quelli di 30 anni fa. Che alimentano interminabili dibattiti-tormentone sempre uguali a se stessi

D'accordo: nulla è più inedito dell'edito, insegnavano gli irriducibili giornalisti di un tempo. Ma c'è edito ed edito. In altre parole, accanto ad una mezza novità che talvolta viene accolta come una grande novità, ma che puzza di bufala lontano un miglio, c'è una notizia-tormentone che, sistematicamente viene annunciata, facendo finta di sperare che si avveri, ma ben sapendo che avrà ben poche possibilità di tradursi in realtà. Partiamo, tanto per tenere un profilo basso, dagli argomenti che più sembrano togliere il sonno alla popolazione mondiale e costringere famiglie intere ad una riflessione quotidiana: il riscaldamento del pianeta e la fame nel mondo. Problemi terribili che, da sempre, come si evince anche dalla cronaca di queste ore, suscitano una preoccupazione trasversale che nulla è in confronto a quella di arrivare alla terza o alla quarta settimana senza farsi ipotecare la nonna, o di garantire un futuro di serenità e di dignità ai propri figli. Bene. Giusto per darvi un'idea, sappiate che il riscaldamento della Terra risale al 1700 (e che da allora la notizia ha cominciato a fare la sua comparsa sulle gazzette d'informazione) quando l'industrializzazione era assente e la popolazione mondiale era di circa mezzo miliardo.

E che la temperatura del pianeta è diminuita dal 1940 al 1975 al punto che a metà degli anni Settanta si diffuse una sorta di isteria collettiva per il freddo (sfogliare gli archivi delle emeroteche per credere) paragonabile a quella odierna per il caldo. Quanto alla fame nel mondo, iattura apparentemente irrisolvibile, si ha l'impressione che gli angosciati gridi di dolore che sentiamo levare dai plenipotenziari che si succedono ai microfoni del supervertice di Roma siano solo la fotocopia di quelli che già si levavano dieci, trenta o sessant'anni fa (quando la Fao veniva fondata per far fronte a questa piaga che già sembrava insanabile allora). Mentre si ha quasi la certezza che i grandi rassemblement, come quello in corso a Roma servano a nulla. O meglio, a nient'altro che a sperperare quattrini (vedi le spese di burocrazia inghiottite dalla Fao) che magari potrebbero venir impiegati per acquistare e distribuire qualche pagnotta in più. Accanto a questi esempi-simbolo ci sono, ci sono stati e ci saranno almeno per un po' ancora, centinaia di articoli e titoloni ricorrenti che qualcuno ha pensato bene di inanellare in una sorta di Bibbia del Tormentone.

L'imminente (ma che non è mai imminente) liberazione da parte di Hamas del caporale israeliano Gilad Shalit, fatto prigioniero nel 2006, fa venire in mente ovviamente la pace fra israeliani e palestinesi. Che sembrava così vicina nel 1994 quando Rabin, Peres e il leader palestinese Yasser Arafat ricevettero insieme il premio Nobel per la Pace per aver negoziato gli accordi di Oslo e per essersi stretti la mano sul prato della Casa Bianca. Da allora purtroppo nulla è cambiato: con migliaia di vittime da entrambe le parti e decine di summit in cui, ciascuna delle parti in causa, fa altisonanti dichiarazioni e i negoziatori, di solito statunitensi, fanno previsioni ottimistiche. Così come ottimisti sono puntualmente da anni i media americani sulla possibilità che il Pakistan decida di fare un repulisti dei talebani presenti nei suoi confini.

Che dite, si decide o no? Girando pagina, è dal 2005 che si sente dire che Israele si sta preparando a un «imminente» bombardamento degli impianti iraniani per l'arricchimento dell'uranio. Un'altra eventualità che secondo molti osservatori, che da anni osservano la stessa cosa, è che il dollaro presto non sarà più la valuta delle riserve globali. Mah. Intanto da Cuba, almeno una volta all'anno, giunge la notizia che Fidel Castro è in fin di vita e le Tv del mondo mostrano immagini di gente che nella Little Havana di Miami esce in strada a festeggiare. Essendo anche lui mortale è inevitabile che Fidel si rassegni prima o poi a far avverare almeno questa notizia, ma intanto il Líder Maximo, che è già sopravvissuto a ben undici presidenti degli Stati Uniti, appare e riappare in Tv con la sua tuta da ginnastica. Forse un po' male in arnese ma vivo e vegeto.

Poi ci sono le due Coree. Personalmente ne sento parlare giusto da quando sono nato perché è da oltre cinquant'anni che la Corea del Nord continua a starsene a Nord e la Corea del Sud a Sud. Nel senso che i loro capi se ne guardano bene, non solo dal riunificarsi, ma persino dal rimanere seduti al tavoli dei negoziati se non per il tempo strettamente necessario alle foto di rito. Eppure i giornali e le Tv del mondo sono sempre stati pronti a registrare ogni battito di ciglio di Kim Jong Il e a interpretarlo come un gesto di distensione. Prima che il lancio dell'ennesimo missile costringa a pensare al prossimo titolo.