"Prego anche per Scalfari: e così lo strapperò all’inferno"

Il direttore di Radio Maria: "Repubblica fa militanza anticristiana Il suo fondatore lo demolisco, ma poi lo raccomando a Dio"

È un uomo felice don Livio Fanzaga. Felice di essere prete. Da 25 anni è il factotum di Radio Maria, quella dei rosari recitati in diretta. Ogni giorno, due milioni di persone pendono dalle sue labbra. Molti ascoltano don Livio guidando l’auto mentre proclama con allegra cadenza bergamasca che la Madonna è tra noi, Dio esiste, Gesù ci ama, il Paradiso ci aspetta.
Questa succursale del Padreterno è nel centro di Meda, tra Como e Lecco. Ora è in una palazzina in affitto. Entro l’anno traslocherà nei pressi, in una sede di proprietà. Don Livio, capelli candidi corti, mi accoglie in una stanzetta al termine della sua seguitissima rassegna stampa mattutina in un simil clergyman di sua creazione. Camicia azzurro oratorio da cui sbuca la maglia bianca che fa le veci del solino, croce al petto, pantaloni grigi.
«Mi sono appena cambiato. Al microfono faccio certe sudate!», dice e non gli daresti mai 69 anni per l’energia che sprizza, né più di 20 per l’entusiasmo che ti comunica.
«Sarà fiero del suo enorme seguito», dico sedendo tra una statua bianca della Madonna di Medjugorje e i ritratti, dono di un seguace pittore, degli idoli di don Livio: De Gasperi, La Pira, Wojtyla e un altro paio di papi.
«Alla quantità non penso mai. Farei lo stesso anche se l’ascoltatore fosse uno solo. Considero Radio Maria una grande famiglia cui indicare la meta della vita. Un popolo in cammino con la Chiesa verso l’eternità», dice con largo sorriso. Annotazione che faccio una volta per tutte, perché don Livio sorride sempre. Su uno scaffale sono allineati dei pescecani di legno a fauci spalancate. Chiedo lumi. «Rappresentano chi, pur desiderandolo, non si converte mai. La fame del mondo è infatti molto più forte della fame di Dio», risponde con l’aria di saperla lunga sul gregge di Radio Maria.
Un gregge che don Livio ha allargato a dismisura negli anni. Non solo in Italia, con i suoi 850 ripetitori, Radio Maria ha una copertura nazionale superiore alla Rai, ma è un network diffuso nelle varie lingue in 50 Paesi. Solo in Tanzania, a maggioranza islamica, ha sei milioni di ascoltatori.
«Al microfono ripete di continuo “Cari amici”. Chi pensa di avere di fronte?».
«Prima della radio, mi ero abituato per 20 anni a parlare alla gente in una parrocchia di Milano. Radio Maria è una grande parrocchia dell’etere. Con una differenza su quella reale: molti ascoltatori non vengono in chiesa da anni. Io li spingo a Dio e a migliaia, ascoltandomi, si avvicinano di nuovo a Lui. È una radio di conversione».
«Nella rassegna stampa con quali criteri giudica i giornali e i fatti del mondo?».
«In base all’etica cristiana attenendomi all’insegnamento della Chiesa. Non mi piace cantare per conto mio».
«Critica spesso Corsera e Repubblica. Sono antireligiosi?».
«Più Repubblica che il Corriere il quale dà qualche spazio alle prospettive cristiane. Repubblica è invece inaccettabilmente atea e materialista. Passi l’anticlericalismo, sempre legittimo. Ma il giornale di Scalfari, a cominciare dal fondatore, fa dell’anticristianesimo militante. Non c’è un cristiano in tutta la redazione».
«Che giornali legge più volentieri, a parte Avvenire?».
«Corriere e Giornale. Il primo per editorialisti come Galli della Loggia. Del Giornale mi piace il direttore, che ha fatto con coraggio la battaglia per la vita. Ho anche due amici Brambilla e Tornielli. È un quotidiano laico, ma con una forte componente cattolica».
«Le filippiche di don Sciortino su Famiglia cristiana?».
«Non le condivido. Sono il primo ad auspicare maggiore sobrietà negli uomini pubblici. Ma non accetto che si usi il pretesto della vita privata per attacchi politici».
«Giorni fa ha lodato Montezemolo che l’ha spuntata su Mosley per la Formula uno. “Mai mettersi contro Luca”, ha chiosato. È un suo ascoltatore?».
«Lo ignoro, ma penso che prima risorsa di un Paese siano gli uomini capaci. Ovunque vada, Luca fa bene. Guardi la Ferrari prima e dopo di lui. Ce ne fossero», dice da tifoso ed ex sportivo: pallone in parrocchia; salto in lungo, in alto e molto altro in seminario.
«Ogni tanto al microfono parla in rima. È il suo lato folle?».
«Finita la rassegna stampa, faccio la pausa del “caffeino”. Una gag in rima, come la vignetta di un giornale. La rima non è molto intellettuale ma ha efficacia popolare».
«Quella di oggi?».
«“Sto Barroso è diventato palloso” per la multa Ue all’Italia perché le donne vanno in pensione prima degli uomini. Solo chi ignora la loro vita - lavoro, casa, figli - può pretendere di equipararle» dice e mimando i gesti della massaia aggiunge: «Vivo solo e so bene la fatica di lavare e stirare».

Com’è nata la sua vocazione?
«Famiglia operaia molto religiosa. A quattordici anni, finite le Commerciali, papà si aspettava che lavorassi. Ma conobbi un missionario in Cina e volli fare lo stesso. Andai in seminario a Finale Ligure e per nove anni non sono più tornato a Dalmine (Bg) dai miei. Era la regola dei seminari di allora. Mi sono laureato in Teologia, a Roma in Filosofia e ho mancato, per un esame, Scienze politiche».

Nemmeno un flirt adolescente?
«Nulla. Mai avuto dubbi sulla vocazione. Oggi, Dio lo sento molto e non mi manca niente. Da ragazzo avevo in testa l’avventura eroica della missione. Ho trascorso un anno in Africa. La famiglia non mi ha mai attirato. Non poteva soddisfare l’ideale che mi affascinava: dedicarmi al prossimo e alle grandi realizzazioni come Radio Maria».

Che nacque dopo il suo incontro con la Gospa di Medjugorje.

«La svolta radicale della mia vita nell’85, quattro anni dopo l’apparizione ai ragazzi croati. Che fosse apparsa in un Paese comunista mi ha sempre colpito. Sono andato a Medjugorje e mentre concelebravo la messa ho avuto un’illuminazione: qui la Madonna vive, perciò il cristianesimo è la religione vera».

Pensa davvero che la Madonna appaia ai contadinelli croati, di Lourdes o di Fatima?
«Appare per una ragione precisa: il mondo rischia l’autodistruzione e la Madonna viene per salvarci. Ho imparato il croato e parlato tanto con i sei veggenti. La loro sincerità è assoluta. Non ho mai sentito fischiarmi le orecchie. E non sono un credulone».

Crede sul serio nell’Aldilà?

«Credo nella vita eterna, nell’immortalità dell’anima, nell’incontro con Gesù. Dio mi dà ogni giorno dei segni».

L’ultimo?

«Quello di ieri, non glielo posso dire. Gliene racconto un altro. Guidavo l’auto per Medjugorje. Ebbi un colpo di sonno e precipitai restando in bilico su un burrone. Agli angeli ho gridato: “Anche voi dormite!”. Riuscii a uscire dall’auto. Mi inerpicai e sulla strada incontrai un gruppo di operai che con una corda tirarono su la macchina. Un quarto d’ora dopo ero di nuovo in viaggio verso la Madonna. Il Padreterno con cui mi ero arrabbiato mi aveva dato la risposta».

Aspira alla santità?

«È dovere di ogni cristiano. Io sento un’intima amicizia con Gesù. Se invece s’intende la perfezione, sono lontano mille miglia».

Ha dei vizi?

«Il principale è essere uomo di battaglia: demolisco l’avversario. Poi mi pento e prego per lui».

Anche per Scalfari?

«Tutti i giorni. Non riuscirà ad andare all’inferno. Prego troppo. Quando si saprà salvato, mi ringrazierà».

La considerano un cattolico conservatore.

«Socialmente sono un mezzo sindacalista, come due dei miei sei fratelli. Sono per un’equa distribuzione della ricchezza. Ma non ritengo che la sinistra faccia per la gente più della destra. La ricchezza, per distribuirla, va prodotta. In teologia seguo l’ortodossia cattolica di Ratzinger».

Ha detto: “Il cristianesimo è l’unica religione vera”. Ma la Chiesa dialoga, è sfumata, relativista.

«Gesù è il solo salvatore del mondo. Buddha, Maometto, gli altri, sono uomini. Hanno frammenti di verità, ma solo Cristo è Dio. Loro sono marciti, l’unico risorto è Gesù».

Cosa pensa del Concilio?
«Grande creatività e grandi sconquassi. I seminari, introdotta una malintesa libertà, in pochi anni si sono svuotati. Il Concilio ha valorizzato il mondo, ma senza indicarne i pericoli. Solo Wojtyla e Ratzinger, il suo braccio dogmatico, hanno risalito la china».

Che impressione ebbe degli islamici in preghiera davanti al Duomo?
«Pessima. Ho assistito sulla spiaggia di Dakar alla preghiera di migliaia di musulmani col sole che sorgeva e un silenzio celeste. Lì vedevi la trascendenza. A Milano solo provocazione politica».

Il silenzio diplomatico del cardinale Tettamanzi?

«La sua linea è integrare ed evitare conflitti. Credo possa avere effetto. I musulmani quando trovano persone che gli vogliono bene, si aprono. In Italia si convertono dai 50 ai 100 islamici l’anno, in Francia dai 400 ai 500. Conversioni vere, non emotive come spesso nelle spose di musulmani».

Rosy Bindi ha detto: “Non possiamo lasciare che sia Radio Maria a formare la coscienza dei cristiani”.
«I cattolici del Pd ci sentono lontani, ma sui temi etici sono loro a essere lontani dalla Chiesa. Bindi è per i Dico, la Chiesa è contro. Noi siamo per il cattolicesimo integrale, loro per un cristianesimo diluito. Bindi è un politico, a me interessa l'Aldilà».

Chi è più attento ai valori cristiani, destra o sinistra?

«Il centrodestra perché nelle sue file ci sono più cattolici. A sinistra la loro presenza è poco incisiva».

Come si rilassa dai rumori del mondo?

«Pregando. È la mia attività principale. Passo il tempo con Gesù e Maria che per me sono vivi. Altri svaghi non ho. In vacanza vado a Medjugorje. Di lì, mi collego per telefono con Radio Maria. Scrivo cinque libri l’anno. Ma sono in gran forma e non sono mai depresso».

Quale peccatuccio si concederà nella pausa estiva?
«Farò lunghe sieste a Medjugorje. Così la notte potrò salire sulla montagna dell’apparizione e pregare guardando le stelle».