Premiati Bratis e Spinelli, gli stilisti del futuro per il concorso di Alta Roma

«Who's on next» sceglie i migliori talenti per il pret à porter e gli accessori. Sulle passerelle romane sfilano l'«archifashion» di Jack Guisso, gli abiti per la pace del palestinese Jamal Taslaq, le modelle Manga di Gianni Molaro e gli artigiani espongono al ghetto di Roma le loro creazioni

Sono gli stilisti del futuro e Roma vuole essere il loro talent scout.
Così, nella terza giornata delle sfilate capitoline, vengono presentati i vincitori del concorso «Who's on Next», nato dalla collaborazione tra Alta Roma e Vogue Italia.
Sfilano, al complesso di S.Spirito in Sassia, le creazioni degli undici finalisti per l'edizione 2011 e poi vengono assegnati i riconoscimenti.
Per il pret-a-porter vince l'ateniese Angelo Bratis, che presenta una collezione romantica, di abiti morbidi e fluidi, con un tocco di hi-tech e motivi ispirati ad algoritmi.
Per gli accessori il vincitore è il romano Alessio Spinelli, laureato in economia e specializzatosi all'Accademia Koefia, ideatore di scarpe di gran classe.
Nella sezione pret à porter viene premiata anche Stella Jean, romana di origini caraibiche, che ha saputo mixare la tradizione haitiana con il rigore e l'eleganza bon ton inglese.
Il premio Next 125 Mercedes Benz va al duo Co/te dei milanesi Francesco Ferrari e Tomaso Anfossi, che scolpisce il busto con precisione geometrica e crea particolari effetti con sovrapposizioni e trasparenze. Per loro anche una menzione speciale Yoox, che a settembre lancerà una loro produzione.
Ancora menzione speciale per Marta Ferri, divisa tra Milano e New York, per aver saputo riprodurre in chiave moderna l'Alta moda.
Sempre al Santo Spirito c'è in calendario la sfilata «archi-fashion»di Jack Guisso.
La sua collezione «Pulchra» s'ispira all'architettura contemporanea per esaltare le forme della femminilità: curve geometriche e drappeggi di velluto e pizzo, con raffinati intrecci incrostati di pietre e paillettes , ricami di pietre e cristalli. Tutto va dal turchese al marrone tortora al nero, dal verde acqua al rosso mattone, fino ai dettagli animalier.
Tra gli eventi fuori dal calendario di Alta Roma, si segnala la sfilata del quarantenne palestinese Jamal Taslaq, che ha vissuto a Nablus e ha studiato in Italia, aprendo il suo atelier a via Veneto per vestire regine come Rania di Giordania e personaggi dello spettacolo come Sharon Stone a Patty Pravo.
Il suo sogno è presentare una sua collezione a Gerusalemme, in un grande evento di alta moda dedicato alle tre religioni e alla pace. A marzo è già riuscito a portare a Ramallah, nei Territori palestinesi, le sue creazioni che uniscono morbidezze orientali e raffinatezza made in Italy. In quell'occasione sulla passerella è comparso un abito ispirato alla bandiera palestinese e per la sfilata romana Taslaq ha preparato una sorpresa finale: «Un'esplosione di colori, un arcobaleno di pace, per portare un messaggio di vita e di speranza che vada oltre ogni confine».
Per presentare la sua ultima collezione lo stilista ha scelto, significativamente, i giardini dell'Ambasciata palestinese. «Giusto un mese fa - sottolinea Taslaq- l'Italia ha deciso di elevare al rango di ambasciata la nostra rappresentanza diplomatica nella capitale. È un passo importante a cui sono felice di rendere omaggio con questo evento».
Come le grandi maison, da Sarli a Gattinoni, anche Taslaq punta sul bianco e nero e gioca sui contrasti. «La tensione degli opposti - spiega - fa parte della nostra vita, come il buio e la luce, il bene e il male, il lutto e la gioia».
Ma torniamo ad Alta Roma, che questa volta ha lanciato la prima edizione di «A.I. Gallery», facendo entrare gli artigiani della moda nelle gallerie d'arte contemporanea del ghetto di Roma.
Il percorso, nato da un'idea di Clara Pamphili e curato da Alessio de Navasques, ha coinvolto cinque giovani designer che hanno puntato sul « fatto a mano», ospitati da altrettantegallerie romane: Valentina Bonomo, Ermanno Tedeschi Gallery, Edieuropa, Pio Monti arte contemporanea e Opera Unica.
Le installazioni in mostra hanno utilizzato i pezzi delle collezioni di moda, dialogando con gli spazi dedicati alle opere d'arte.
Ci sono i dieci caftani pezzi unici, numerati e realizzati interamente a mano di Allegra Hicks.
«Pastpresent» di Caterina Gatta, giovane stilista romana che ha presentato la sua collezione a New York, espone sei abiti monumentali nati da stoffe vintage dei maestri della moda italiana: Fausto Sarli, Lancetti, Gattinoni, Gianni Versace, Valentino, Irene Galitzine, Clara Centinaro.
La collezione di gioielli scultura Uroboros è disegnata e realizzata da Barbara Brancaleoni , con un lavoro a metà strada tra arte e alto artigianato.
« Sie.Obzone» è un vero progetto artistico tra moda, design e fotografia, nato dalla collaborazione tra Jessica Harris, la designer Elena Boni e la fotografa berlinese Bonnie Strange.
La collezione del brand artigianale Livia Crispolti Tessuto a mano ha come titolo «Filo diretto 2011: intrecci, di trame e ordito».
Alta Roma ha anche presentato il secondo volume della guida «La donna su misura», con 220 luoghi della capitale dove farsi realizzare abiti e accessori, dal tailleur, al cappello.
La mappatura, scritta da Andrea Spezzigu e da Pascal Gautrand, con prefazione di Micol Fontana, è stata presentata a Villa Medici, sede dell'Accademia di Francia.
Le location romane, soprattutto d'estate, sono mozzafiato e così lo stilista napoletano Gianni Molaro sfila, fuori calendario, a Palazzo Farnese, sede dell'ambasciata francese.
Sotto la testa di Medusa della Galleria Carracci, affrescata a fine '500 dai due fratelli, compaiono «donne manga», con abiti scultorei e occhi giganti.
Per il trucco delle 15 modelle Molaro si è rivolto all'oscar del cinema Vittorio Sodano (quello di film come Avatar e Apocalypto), ma al momento delle prove molte ragazze si sono lamentate per i fastidi che gli occhi artificiali provocavano, anche per il gran caldo.
Così, solo la prima modella è uscita nelle sale con l'acconciatura completa. Le altre avevano solo enormi e stravaganti parrucche bianche, tra la damina del '700 e la punk postmoderna.
Gli abiti scultura, costruiti con volteggi, ellissi, evoluzioni di tessuto, tagli, intarsi, ricami, volumi e rigidità di crinoline, erano in biancoe nero, con sprazzi fucsia. Corsetti iperricamati, cappottini neri di marabù dai grandi colli che si trasformano in cappe, piccoli coprispalle di piume bianche, gonne rigide intagliate e ricamate, abiti a sirena.
La sposa è nera come una vedova e ama disegni geometrici nati da trasparenze e ricami, simili a sofisticati tatuaggi.