TRA PRESEPI E BEFANE

Nella canonica di Serra di Cicagna viene ricordato l’episodio di una sparizione «provvidenziale»

Angelo Coriandolo

Salvati dall'Agnello. La grandezza, la generosità e l'amore di Gesù visti con gli occhi dei cavatori di Ardesia. Un episodio che rivive nel Presepe della canonica di Serra di Cicagna, attigua alla Chiesa di San Bartolomeo, in Val Fontanabuona, realizzato dalle abili mani di Franco Malatesta e Carla Soracco, una coppia di giovani fidanzati residenti in vallata.
Questa è la quarta rappresentazione del Natale scaturita dalla loro fervida creatività: l'anno scorso il Bambinello nacque nella tana di un ghiro che aveva fatto il nido in un tronco d'albero che Franco aveva trovato cercando legna da ardere. «Ma già allora ci era sorta l'idea che si sarebbe concretizzata con l'edizione 2005 - spiega Franco - Si tratta di un'esperienza tramandata da generazioni di cavatori, di cui ci dà testimonianza “u piccin du Uè“, un anziano residente ad Orero il quale ci conferma di averne sentito parlare già prima del 1929, quando iniziò la sua esperienza di cavatore a piccone - prosegue il giovane - Abbiamo appurato che anche altri, in vallata, avevano sentito parlare di questa vicenda». Carla e Franco hanno così avviato un'approfondita ricerca storica al fine di poter apprendere e comunicare un'esperienza che fa parte della tradizione della gente della Val Fontanabuona: «Abbiamo provato ad intervistare altre persone che in valle hanno vissuto i giorni duri del dopoguerra, ma non sapevamo ancora che le radici della nostra storia erano molto più antiche - raccontano i giovani fidanzati - La curiosità ci ha spinto a non fermarci alle prime difficoltà, e così abbiamo scoperto che questa vicenda è accaduta realmente, anche se purtroppo non documentata con scritti».
Le tracce di questa storia antica hanno portato i due giovani fontanini a Cogorno, dove hanno incontrato il nipote di una delle ultime portatrici di ardesia che, alla fine dell'Ottocento, recando sul capo le lastre, percorrevano i sentieri dalle cave del Monte San Giacomo, situato sopra Cogorno, sino alla spiaggia di Lavagna. «Un signore di Cogorno, soprannominato “U Titto” ci ha messo sulla pista giusta, raccontandoci quanto apprese dalla sua nonna. Il ricordo e la riconoscenza per quanto successo è stato tramandato di generazione in generazione sino ed oltre il 1857 quando la maggioranza dei cavatori di ardesia di Cogorno si spostarono a lavorare nelle cave della Fontanabuona». Il «Giorno della pecora», la vicenda che Carla Soracco e Franco Malatesta raccontano nel Presepe di Serra di Cicagna, è accaduta intorno al 1600 nella Cava Matellina di Cogorno. Allora le cave di ardesia erano situate nel Monte San Giacomo, alle spalle di Lavagna. «Era trascorsa tutta la mattina e per i cavatori era giunta l'ora della pausa - leggiamo sul piccolo depliant preparato dagli autori del Presepe. Dalla vallata le donne, portatrici di ardesia, avevano risalito il Monte San Giacomo attraverso i sentieri lastricati. Lungo il percorso si erano rifornite del pranzo, composto principalmente da “panella” e “figassin”. Mentre terminavano quel pasto frugale, qualcosa in lontananza attrasse la loro attenzione. Sulla discarica c'era una pecora che belava con insistenza.
Quel lamento continuo aveva risvegliato i loro appetiti, tanto che i cavatori non poterono fare a meno di avvicinarsi». Forse qualcuno di loro pensava di aggiungere un'inaspettata portata, ma l'animale non era dello stesso avviso. Stare sulle sue orme non si rivelò facile - riprende il racconto - Dopo aver speso quelle poche energie e che avevano ed essersi allontanati molto dalla cava, la pecora scomparve e non la sentirono più belare. «In quel frattempo era crollato l'agro, cioè il tetto della Cava - spiega Franco Malatesta - La pecora li aveva salvati dalla morte. L'insolita apparizione e sparizione di quella pecora non poteva essere casuale. La bontà del Signore si era rivelata, donando loro la grazia della vita». Questa è la storia che fa da base al presepe di Serra di Cicagna, realizzato interamente a mano con ardesia e legno. I due, da settembre in poi, nel tempo libero si sono dedicati all'allestimento del presepe «Alcune statuine sono state appositamente modificate» interloquisce Franco Malatesta. La rappresentazione della Natività riproduce fedelmente antichi strumenti di lavoro, compreso un filone di ardesia che pare emergere dal cuore del monte sul quale è collocata la Mangiatoia. «C'è anche il “pestou” - spiega Carla Soracco - Anticamente le castagne, una volta seccate nel “seccaesso” venivano poste in sacchi e pestate su una grossa pietra per separare la buccia dal frutto. E' presente anche il crocchio, dove gli anziani tramandano le storie e le esperienze ai giovani». Come quella del «Giorno della Pecora», «Una vicenda che viene dal passato - concludono i due giovani fidanzati - e ci ricorda che Gesù è vicino a noi e lo possiamo trovare nei luoghi e sotto le vesti più insolite». Il Presepe di Serra di Cicagna può essere visitato sino a domenica 29 gennaio. Sino al 15 è aperto nei giorni festivi e prefestivi dalle 14,00 alle 19,00 e al mattino dalle 09,00 alle 10,00. Poi sarà aperto domenica 22 e domenica 29 gennaio 2006.