Preservativo ed errori: il Papa che non ti aspetti

Giustifica in alcuni casi il preservativo e ammette di aver sbagliato
togliendo la scomunica a un vescovo negazionista: il Papa
smentisce chi lo immagina teologo rigido e nostalgico custode di verità
astratte

È un Papa che non t’aspetti. O meglio, un Papa che non si aspettano coloro che lo hanno sempre dipinto come il «panzerkardinal», fornendone, talvolta interessatamente, un’immagine distorta: quella di uomo nostalgico del passato, custode inflessibile di verità astratte sbattute in faccia all’uomo moderno pieno di dubbi e di drammi. Dalle pagine del bel libro-intervista con Benedetto XVI scritto da Peter Seewald, Luce del mondo, in libreria da domani, emerge invece tutta l’umanità e l’indole del pastore.
È vero, Joseph Ratzinger è un professore, un accademico, un intellettuale profondo, ma chi ne segue il magistero – che non si esaurisce nella parola, è fatto anche di incontri e di esempi – non si stupisce nel ritrovare nel libro la semplicità di un Papa che accetta di parlare delle sue fragilità, che ammette errori, che ribadisce di non essere infallibile se non quando parla ex Cathedra, che si definisce «un mendicante» e non «un monarca assoluto». Un Papa che su molti giornali passa per essere un ferreo inquisitore, e che invece mostra di aver riflettuto e di condividere in fondo quanto sono andati dicendo alcuni cardinali e teologi negli ultimi anni in merito al preservativo.
Si badi bene, la dottrina cattolica in merito al condom non cambia: l’anticipazione un po’ decontestualizzata che sabato è stata pubblicata su L’Osservatore Romano (mancava la domanda e mancavano la successiva domanda di Seewald e la seconda risposta del Pontefice sull’argomento) era riferita alle polemiche sorte nel marzo 2009, dopo l’intervista di Benedetto XVI sull’aereo che lo portava in Camerun, quando il Papa aveva spiegato di non ritenere la distribuzione di profilattici la risposta più adeguata ed efficace per combattere l’Aids. Un concetto che viene nuovamente ribadito nel libro, insieme alla riproposizione dell’insegnamento dell’enciclica Humanae vitae, con la quale Paolo VI nel 1968 definì illeciti gli anticoncezionali. Ratzinger non ha dunque «assolto» l’uso del preservativo, non ha cambiato la dottrina, ma ha autorevolmente spiegato – come nessun Pontefice aveva fatto – che in certi casi, e quello di rapporti sessuali nell’ambito della prostituzione (femminile secondo il testo italiano, tradotto non correttamente, maschile nell’originale tedesco) con uno dei partner sieropositivo, il profilattico potrebbe essere giustificato. E rappresenti «un primo atto di responsabilità», «un primo passo sulla strada verso una sessualità più umana», da preferire al fatto di non farne uso esponendo l’altro al rischio della vita.
Ma il Papa ha ben presenti non soltanto le miserie altrui. Non esita infatti a presentare se stesso all’opposto di un monarca o di un potente faraone. «Ricordati – è la frase di San Bernardo che Ratzinger fa propria – che non sei il successore dell’imperatore Costantino, ma sei il successore di un pescatore». Vicario di Cristo, ma non superman. Esposto agli errori, come quello che il Papa riconosce nella gestione del caso del vescovo negazionista lefebvriano Williamson, dicendo che se avesse saputo delle sue posizioni non gli avrebbe tolto la scomunica.
Capace di parlare con grande semplicità delle sue possibili dimissioni: «Se un Papa si rende conto con chiarezza che non è più capace, fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, di assolvere ai doveri del suo ufficio, allora ha il diritto e, in alcune circostanze, anche l’obbligo, di dimettersi». Aggiungendo però anche che «Quando il pericolo è grande non si deve scappare via», e dunque proprio per questo «ora certamente non è il tempo di dimettersi».
Capace di ricordare che l’infallibilità pontificia entra in gioco molto raramente, come nel caso delle definizioni dogmatiche: «In determinate circostanze e a determinate condizioni, il Papa può prendere decisioni in ultimo vincolanti grazie alle quali diviene chiaro cosa è la fede della Chiesa, e cosa non è. Il che non significa che il Papa possa di continuo produrre “infallibilità”».
Benedetto XVI ieri mattina, consegnando l’anello ai 24 nuovi porporati, ha detto loro che il ministero di Pietro come il loro «è difficile perché non si allinea al modo di pensare degli uomini». Sarebbe dunque sbagliato leggere nelle preziose pagine del libro l’«operazione simpatia» di un teologo che vuole apparire a tutti i costi in sintonia con il mondo. Al contrario. Proprio la fedeltà al messaggio cristiano, porta il Papa a far propria la stessa compassione di Gesù verso le miserie umane altrui e proprie, nella coscienza che la verità cristiana non consiste in un pacchetto di dogmi o di formulazioni astratte da brandire come una spada in faccia al mondo, ma nell’incontro possibile oggi con quel Gesù che prima di giudicare, ha amato.