Presi terroristi-hacker islamici, l’Italia si prepara ad attacchi web

I discorsi di un imam, di suo figlio, con un frequentatore di una sala di preghiera nel catanzarese hanno convinto gli inquirenti a formulare a carico dei tre un’accusa completamente nuova: cyber-terrorismo. Arrestati. Ieri il blitz, che rientra nella lotta al terrorismo internazionale. Ma ecco la minaccia che compare nell’ordinanza di custodia cautelare: utilizzo di software per il sabotaggio di sistemi informatici. È la prima volta in assoluto. Non più Internet come mezzo per diffondere documenti per l’addestramento dei martiri: ad esempio all’utilizzo di esplosivi, com’era accaduto a Perugia, nella moschea di Ponte Felcino. Ma la rete come strumento per danneggiare l’intero sistema paese. Aziende, enti istituzionali. Attraverso l’azzeramento della comunicazione o la cancellazione di dati sensibili. Il blitz di ieri testimonia quanto fossero giuste le indicazioni provenienti dai servizi d’intelligence europei e statunitensi, e più in generale della Nato, che aggiornando il Concetto strategico dell’Aleanza lo scorso novembre ha inserito la minaccia del cyber-terrorismo tra le più alte priorità. Ieri il Times rivelava che anche la Borsa di Londra sta indagando su un cyber-attacco di stampo terroristico avvenuto circa un anno fa, a dimostrazione di quanto sia concreta questa sfida, che ha interessato anche New York: tracce di assalto informatico su una transazione con la Russia hanno infatti recentemente allertato il Dipartimento di Stato.
L’Italia è all’avanguardia sulla prevenzione di questi fenomeni. Gli arresti lo dimostrano. Già il 7 luglio scorso i servizi segreti parlavano di «possibili implicazioni e minacce per la sicurezza nazionale derivanti dallo spazio cibernetico» e la Polizia aveva creato un coordinamento per la sicurezza informatica e la protezione delle infrastrutture critiche. L’Ue ci sta arrivando. La Commissione europea, nella sua strategia di protezione interna, prevede d’innalzare i livelli di sicurezza del cyber-spazio con nuovi strumenti. Il nuovo centro europeo per la criminalità informatica dovrebbe essere inaugurato nel 2013, con l’istituzione di una rete di pronto intervento per la condivisione delle informazioni denominata Eisas. In fase di attivazione, sarà operativa per l’inizio del 2012.
Intanto sulla costa ionica ci s’interroga sulle moschee clandestine. A Lamezia gli stranieri sono circa 1.400. Quasi tutti lavorano regolarmente, ma nell’ultimo periodo una cinquantina dei settecento marocchini presenti avevano iniziato a raccogliere denaro in modo autonomo. Avevano allestito una sala di preghiera nelle campagne di Sellia Marittima. Non una moschea, ma un complesso di fortuna. In attesa di acquistare il terreno dove costruire il centro islamico. Tre di loro sono stati arrestati, gli altri sono tuttora indagati.