Preso lo stupratore seriale di Roma: è un ragioniere militante del Pd

FIDANZATO Impiegato in un’azienda, casa a Cinecittà, lavoratore irreprensibile e laureando in legge

RomaContabile di giorno e violentatore di notte. Aveva una doppia vita l’uomo che odiava le donne, il predatore seriale che in queste ultime settimane ha tenuto la Capitale con il cuore in gola, aggredendo le sue vittime a notte fonda, nei garage condominiali, in quartieri sonnacchiosi alla periferia di Roma. Calzato il passamontagna Luca Bianchini, 33 anni ancora da compiere, impiegato in un’azienda privata, diventava un’altra persona. Niente a che vedere con il laureando in legge, lavoratore irreprensibile, fidanzato modello (già, perché aveva anche una compagna), figlio premuroso, cittadino sempre attento alle problematiche del suo quartiere. Scesa l’oscurità dava sfogo ai suoi istinti più perversi, dimentico dei panni che indossava nelle ore diurne, vestiva la parte dello stupratore. E gli piaceva. «Avete preso un abbaglio», ha detto agli investigatori quando è stato tratto in arresto. «Vi state sbagliando», ha ripetuto loro in centrale. Come se lui quella persona che si aggirava minacciosa di notte per le strade di Tor Carbone (e non solo) con felpa, jeans, passamontagna, e un rotolo di scotch a portata di mano, nemmeno la conoscesse.
C’è voluto un impegno costante da parte della Squadra Mobile di Roma, coordinata da Vittorio Rizzi, per acciuffare il maniaco prima che entrasse nuovamente in azione. Un’indagine alla vecchia maniera, così l’hanno definita gli agenti coinvolti nell’operazione. In gergo, in questi casi, si parla del caro vecchio metodo «porta a porta». Ovvero è stata battuta palmo a palmo tutta la città, chiedendo informazioni a chiunque, dal portiere dello stabile a chi di sera porta il cane a fare i propri bisogni, fino agli amanti della notte, quelli che dopo cena escono, vanno in discoteca, o a bere, e rientrano a casa tardi. «Avete notato qualcosa di strano?». Questa la domanda posta dalle forze dell’ordine alle persone interpellate. È saltato fuori così che qualcuno aveva fatto caso a un uomo a bordo di una macchina grigia che sembrava perlustrare la zona di Tor Carbone. E tassello dopo tassello, lettera dopo lettera, numero dopo numero, si è risaliti alla targa del veicolo. A quel punto il gioco era fatto. L’uomo è stato messo sotto sorveglianza. Finché, ieri mattina, la polizia si è presentata nell’ufficio dove lavorava per arrestarlo.
Prima di darlo in pasto all’opinione pubblica, memori forse delle brutte figure fatte in passato, vedi il caso Racz e Loyos, incolpati ingiustamente dello stupro della Caffarella, sempre a Roma, questa volta la polizia ha preferito aspettare l’esito della prova regina. Poi, una volta visto che il Dna coincideva, non ci sono più stati dubbi. «È la fina di un incubo», ha commentato il questore Caruso. Ma a incastrare il colpevole c’erano, a dire il vero, già diversi elementi. A casa sua (a Cinecittà) è stato trovato, infatti, il coltello che aveva usato per minacciare una delle sue vittime. Oltre a del materiale video-pornografico, tra cui delle cassette contenenti delle scene in cui venivano simulati atti di violenza sessuale. «Ti stuprerò», questo il titolo di uno dei filmati in suo possesso. Sul comodino, invece, teneva in bella mostra il libro di Massimo Picozzi «Criminal Profile». Perquisita anche la dimora dei suoi genitori, a Tor Carbone.
L’uomo per adesso è accusato di aver commesso tre stupri. I risultati delle analisi di laboratorio hanno confermato che è stato lui ad aver violentato la studentessa di Tor Carbone, la giornalista della Bufalotta, e un’altra donna nei pressi dell’Ardeatina. Ma non è tutto. A 19 anni Bianchini è stato denunciato per tentato stupro. Infine, spulciando i fascicoli a ritroso del tempo, esaminando i passati casi di stupro uno a uno, la polizia è giunta alla conclusione che potrebbe essere stato protagonista di altri 15 casi di violenza sessuale, il primo dei quali risale al 1997. Allora aveva solo 20 anni.