Pressing francese sulle dimissioni di Bini SmaghiMa lui non si schioda: "La decisione è della Bce"

Continua a tenere banco la questione delle dimissioni di Bini Smaghi dalla Bce. La Francia chiede dimissioni entro la settimana, ma lui risponde e fa notare come tutti parlino delle sue dimissioni senza interpellare il diretto interessato

In un continuo inseguirsi di dichiarazioni politiche, a livello nazionale e non solo, colloqui - l'ultimo ieri con Napolitano - e botta e risposta con Lorenzo Bini Smaghi, che ricorda la necessità di affidargli un incarico di pari importanza rispetto a quello che ricopre ora perché possa lasciare il suo posto alla Banca centrale, il "caso dimissioni" continua a tenere banco.

Ieri il banchiere era salito al Colle per incontrarsi con il Presidente della repubblica. Un colloquio sulla cui importanza si era minimizzato, sottolineando come Napolitano abbia incontrato in precedenza tutti gli - ormai ex - candidati alla presidenza della Banca d'Italia, e come su di lui non sia stato esercitato pressing di nessun tipo ma che non fa altro che sottolineare nuovamente come il problema Bini Smaghi sia assolutamente rilevante e crei più di un grattacapo in sede internazionale, soprattutto nei rapporti con i vicini transalpini.

Proprio da Parigi era arrivata la "speranza", se quello utilizzato da Nicolas Sarkozy è il termine esatto, che l'accordo Berlusconi-Sarkò venga rispettato, portando a una soluzione che l'Eliseo si augura arrivi "al più presto", possibilmente - dicono fonti diplomatiche francesi - "entro la fine della settimana". Parigi rincara poi la dose, facendo presente come la propria aspirazione ad essere nuovamente parte in causa nel board della Bce sia assolutamente legittima, visto che dalla presidenza Trichet, che lasciò il posto all'italiano Mario Draghi, nessun rappresente della Francia siede più a Francoforte. L'Italia è invece sovrarappresentata, con Draghi alla presidenza e Bini Smaghi nel board, una circostanza che per i francesi ha dell'"anormale".

E dal canto suo Bini Smaghi, che è poi il diretto interessato, parla a Repubblica, facendo presente come i politici, il Cav in primis, parlino della questione con tutti, tranne che con lui, al quale sia l'Italia che la Francia hanno chiesto le dimissioni. "Non mi ha chiamato nessuno, nono ho parlato con nessuno. Dunque, non ci sono novità", commenta l'economista fiorentino, che fa presente come "qualunque decisione" prenda, questa dovrà "essere definita a livello di Banca centrale europea". E che quindi non ci sta a prendere direttive dalla politica internazionale nè a lasciare senza una compensazione adeguata. Motivo per il quale ha già rifiutato la presidenza, offertagli, dell'Autorità Antitrust. Lo ribadisce da tempo: "da Statuto posso lasciare solo per un incarico di pari livello" e "qualunque gesto di dimissione deve essere compatibile con il principio di indipendenza personale", frase la sua che ridotta ai minimi termini fa intendere che chiedergli di lasciare semplicemente per la presenza alla Bce di due persone della stessa nazionalità non gli va, non a mandato non ancora scaduto.

Sulle sue dimissioni qualche parola la spende anche il ministro per gli Affari Esteri Franco Frattini, che si limita a sottolineare come la Francia abbia ragione, che due italiani siedano insieme alla Bce - e nessun francese - "non è normale".