«Pressioni ds su Bnl, le riferirò ai Pm»

Adalberto Signore

da Roma

Inizia in sordina, con un diluvio di cortesie e un lungo dissertare su Karl Marx e il comunismo, lo scontro che di fatto apre ufficialmente la campagna elettorale. Il salotto è quello di Porta a Porta e a duettare, prima a colpi di fioretto e poi con più d’un affondo di sciabola, ci sono il diavolo e l’acqua santa o - come recita il titolo che troneggia sul maxischermo dello studio - Il «liberale» e il «comunista». Il clima, però, non è affatto da scontro epocale e Silvio Berlusconi e Fausto Bertinotti decidono di partire «dalle cose che ci uniscono» e da un premuroso scambio di doni. Così, il premier ha parole di apprezzamento per «la persona più gentile e trasparente che ci sia tra i leader del centrosinistra» e Bertinotti annuisce perché, spiega, «la demonizzazione dell’avversario è sempre un handicap per poterlo poi battere». Ci vorranno quaranta minuti buoni e una certa dose di impegno da parte di Bruno Vespa («be’, ora andiamo sul concreto», esorta più d’una volta) per lasciare da parte le buone maniere e iniziare a confrontarsi a muso duro sui nodi politici sul tappeto. Compreso il caso Unipol, su cui Berlusconi lancia il suo affondo proprio in chiusura di programma: «Sto pensando di riportare ai magistrati quanto so su cosa è accaduto in merito all’affare Unipol, circa gli incontri di cui sono a conoscenza per convincere alcuni soci Bnl a cedere le loro quote».
Marx e Paolo di Tarso. Si parte dal Milan, «l’unica cosa che ci unisce» dice il premier prima di alzarsi e consegnare a Bertinotti l’orologio del Milan. «L’abbiamo fatto - spiega - per celebrare il centenario e ne esistono solo cento esemplari, l’ho dovuto sottrarre a un consigliere del Milan che ce l’aveva ancora impacchettato. Non è un atto di corruzione, ha solo un valore simbolico». Bertinotti ricambia con una copia della Costituzione, «primo firmatario - precisa puntando l’indice sulla firma in questione - Umberto Terracini, fondatore del Pci e presidente dell’Assemblea costituente. Se noi oggi possiamo discutere, è anche grazie a questa gente». E via con la querelle sul comunismo, anche se senza troppi affondi. Non è un caso, infatti, che il premier si limiti a definire quella di Bertinotti una concezione «socialista» della politica. «Il comunismo», aggiunge poi, è come «il fondamentalismo religioso» e «negli ultimi cento anni ha soggiogato e fatto il più alto numero di vittime» di qualsiasi altra dittatura. Un sistema, dice, dove ci sono sempre stati «contrasti interni e regolamenti di conti». Esempi? «Le purghe di Stalin, ma anche la rivoluzione culturale di Mao». Poi il premier cita Ronald Reagan: «Tutti abbiamo letto Marx, c’è chi l’ha letto e chi l’ha capito. Chi l’ha letto è diventato comunista e chi l’ha capito è diventato liberale». «È diventato liberale - chiosa Bertinotti - chi è molto ricco». E ancora per trenta minuti buoni avanti a disquisire, con Bertinotti che rinfaccia al premier di utilizzare il termine «comunista» come se fosse «un’aggressione verbale» e chiude la querelle con tanto di citazione di Paolo di Tarso, uno dei santi fondatori della Chiesa.
Fisco e rendite. Concluso l’aperitivo, il dibattito si sposta sulla questione fisco, con il leader del Prc che punta il dito contro l’attuale sistema di tassazione perché «c’è gente che guadagna milioni di euro sui quali il governo impone una aliquota fiscale del 12,5%, mentre chi guadagna mille euro al mese ha un prelievo alla fonte del 36-37%». «Questo dimostra - spiega - che in Italia abbiamo un sistema fiscale di classe, forte con i deboli e debole con i forti». Secondo Bertinotti, bisognerebbe guardare al modello americano e adottare da loro il sistema dei controlli incrociati per combattere l’evasione fiscale. «In Italia - concorda Berlusconi - c’è una massiccia evasione, con un Pil coperto che in alcune regioni arriva addirittura al 40%. Ma noi abbiamo cominciato a lavorare nella direzione giusta, dando il via ai controlli incrociati fatti dai Comuni. Si tratta di un viaggio da fare, ma non si può fare in poco tempo». E aggiunge: «Nonostante il buco nei conti di 37mila miliardi di vecchie lire che abbiamo ereditato dal governo che ci ha preceduto e che l’Istat ha certificato, nonostante le enormi difficoltà che abbiamo avuto a livello europeo e mondiale dopo l’11 settembre, abbiamo mantenuto la famosa promessa del “meno tasse per tutti”». Poi la polemica sulle rendite finanziarie, perché - dice Bertinotti - «bisogna abbattere l’Ici sulla prima casa e aumentare il prelievo sulle rendite». Secondo il premier, invece, questo significherebbe «far fuggire il capitale in altri Paesi, come l’Irlanda, che hanno prelievi più bassi». «È per questo che mi sono sempre opposto, anche se - apre forse per la prima volta uno spiraglio Berlusconi - credo che si possa anche vedere di aumentare l’attuale 12,5%».
Euro e occupazione. Ma è sull’aumento dei prezzi che il dibattito inizia ad accendersi. «Presidente, la sente la gente che dice che non arriva alla fine del mese?», chiede Bertinotti con una buona dose di ironia. Il premier annuisce e la replica è secca: «Se c’è un carovita, questo si deve imputare in gran parte all’euro e a chi ha accettato l’attuale cambio con la lira (Romano Prodi, ndr). Il cambio reale doveva essere di 1500 lire: se fossi stato io il presidente del Consiglio sarei riuscito ad ottenerlo». Si passa all’occupazione e il dibattito diventa un vero e proprio scontro. Secondo Bertinotti, «la politica sul lavoro è il più grande fallimento del governo», per Berlusconi «i disoccupati fanno comodo alla sinistra, che li porta in piazza». Il duetto va avanti e per Bruno Vespa è sufficiente restarsene in silenzio a guardare, salvo risolvere una piccola querelle aperta dal segretario del Prc sull’eccesso di applausi in studio.
Il contratto. Si va verso la chiusura e il premier non esclude di presentare un nuovo contratto agli italiani. «Penso alla possibilità - spiega - di proporre contratti singoli con i giovani, gli anziani, le donne. E penso anche a dei disegni di legge messi a punto da ogni singolo ministero e depositati in Parlamento in modo da indicare le cose da realizzare nella prossima legislatura». E avverte Bertinotti: «Non vincerete mai. E comunque come fate a governare se siete divisi su tutto?».
Unipol. L’affondo, però, lo riserva alle ultime battute, quando la conversazione si sposta sull’affaire Consorte. Secondo Bertinotti, «la moralità dei dirigenti ds è sempre stata fuori discussione, ma, come dico da luglio, lì ci sono stati due errori politici». Insomma, la vicenda Unipol «non è un capitolo chiuso». «I Ds - chiosa Berlusconi - mentono perché non si sono fermati al tifo ma hanno avuto incontri affinché alcuni detentori di azioni Bnl le vendessero a Unipol». «È a conoscenza di informazioni che non sono note al grande pubblico?», incalza Vespa. «Ne ho una conoscenza ulteriore», replica il premier. «E sto pensando di riportare ai magistrati quanto so sugli incontri per convincere alcuni soci Bnl a cedere le loro quote».