Previti è agli arresti domiciliari: «Potrà uscire due ore al giorno»

Gianluigi Nuzzi

da Roma

Cesare Previti e l’avvocato Attilio Pacifico, dopo cinque notti trascorse a Rebibbia, vanno agli arresti domiciliari. Il magistrato di Sorveglianza di Roma, Laura Longo, ha applicato l’ex Cirielli concedendo all’ex ministro della difesa di scontare nella sua abitazione di piazza Farnese i sei anni di condanna inflitta al processo Imi Sir. Alle 12, due dei quattro figli dell’avvocato vanno a Rebibbia con gli avvocati. All’autista che resta fuori al volante, rimangono cinque, sei cellulari ai quali rispondere. Dentro Previti ha appena raccolto in cella gli effetti personali, qualche camicia, due libri. Le pratiche di rito. Poi di nuovo fuori.
Alle 15.30 si siede a tavola a casa per un pranzo leggero. «Si tratta di un provvedimento - commenta il difensore Sandro Sammarco - che riconosce il diritto dell’imputato ultrasettantenne ad espiare la pena presso il domicilio. Il giudice ha preso atto della norma e, correttamente, ha concesso l’applicazione della misura. Rimane, tuttavia, l’amarezza per un’ingiustizia, la condanna inflitta a Previti, che non viene cancellata dagli arresti domiciliari. Adotteremo iniziative per rimediare a quello che è successo. In ogni caso gli sono state concesse due ore di libertà al giorno nelle quali potrebbe recarsi in Parlamento». Questo vuol dire, probabilmente, ricorrere alla Corte europea di Giustizia. Dopo, ovviamente, il deposito delle motivazioni della Suprema Corte e dopo la decisione collegiale del Tribunale di Sorveglianza sul regime di detenzione. Ma per 24 ore le battaglie sono congelate, rinviate. Perché la vita continua. Previti corre veloce in piazza Farnese. Due altoparlanti diffondono da un palco musica per un comizio della Bonino per le imminenti amministrative. I curiosi passano, si informano, fanno spallucce e se ne vanno. Qualcuno da casa Previti s’affaccia. Nel portone si infila il senatore azzurro Luigi Grillo e amici di sempre. E lui ben si guarda dal rilasciare qualche dichiarazione. Nessun commento. Se non quello che può dedursi da una serie infinita di abbracci nel salone di casa: «È un giorno di felicità immensa». Ma l’amarezza per quella che viene vissuta come «un’esecuzione» non tarda a tornare e tormentare i discorsi, i saluti degli intimi.
La scelta della Longo è misurata e coglie le novità dell’ex Cirielli. Previti ogni giorno potrà lasciare l’abitazione per due ore. Per soddisfare le «indispensabili esigenze di vita». Quindi rientrare entro l’ora di pranzo. E mai lasciare, senza permesso, il comune di Roma. È una decisione fotocopia di quella presa per Pacifico. Due decreti, ovviamente, separati. «L’istanza di applicazione provvisoria - scrive la Longo per Pacifico - di detenzione domiciliare deve ritenersi ammissibile, non ricorrendo alcuna delle ipotesi preclusive previste dalla norma. Non sussistono profili di attuale pericolosità sociale né pericolo di fuga». Non ci sono quindi quei rischi che potevano sparigliare all’ultimo i progetti difensivi di portare Cesare Previti fuori da Rebibbia.
La notizia rimbalza a Montecitorio dove si vota per il Colle. «È una buona notizia - reagisce Renato Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia - che attendevamo, credo che questo provvedimento premi la correttezza dell’uomo, più che del politico, che si era spontaneamente consegnato alla giustizia per espiare la pena». Polemico, invece, Antonio Di Pietro che se la prende con il magistrato: «I provvedimenti della magistratura - commenta - vanno sempre rispettati e il provvedimento preso nei confronti di Previti non cambia lo stato della sentenza e la sua colpevolezza. Ci stupisce però la rapidità con la quale il giudice è stato in grado di modificare lo stato di detenzione di Previti, evidente che non aveva arretrati sul tavolo, perché per esperienza personale so per certo che 48 ore sono un record. Non posso credere che la magistratura abbia aperto una corsia preferenziale per il detenuto eccellente Previti».
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