Prezzi, per la prima volta vendite in picchiata anche nei supermercati

Gli italiani fanno
meno acquisti. Grande distribuzione giù dello 0,3%. Il costo
della spesa aumenta del 4,8%

Roma - I prezzi aumentano e gli italiani fanno meno acquisti, al punto che per la prima volta, calano le vendite nei supermercati. Nel Bollettino flash sulle vendite nel quarto trimestre di Unioncamere, emerge che le vendite della Grande distribuzione organizzata hanno fatto registrare una flessione dello 0,3% tra luglio e agosto scorsi rispetto allo stesso periodo del 2007: contemporaneamente, il costo della spesa è aumentato del 4,8%, facendo così raggiungere ad alcuni prodotti di largo consumo, come la pasta, ben il 40% di aumento in un anno.

Calano le vendite nei supermercati La contrazione delle vendite si fa sentire di più nel Nord-Ovest (-1%) e nel Mezzogiorno (-0,5%), dove peraltro i prezzi registrano un incremento maggiore che nelle altre regioni. I fatturati di iper e supermercati comunque tengono (+4,5%), malgrado siano solo gli andamenti dei nuovi insediamenti commerciali e tenere alte le performance. Nonostante la crescita più intensa dei prezzi rimanga concentrata nei reparti alimentari, tra luglio e agosto sono stati i beni per la cura della persona ad accelerare maggiormente rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Si impennano gli alimentari L’alimentare ha registrato un aumento del costo della spesa del 5,7%. A contribuire maggiormente all’aumento dei prezzi sono il reparto della drogheria alimentare, con costi medi unitari saliti di oltre otto punti percentuali su base annua, e i prodotti freschi, in aumento del 6,2%. A differenza della drogheria, il fresco nell’ultimo bimestre mostra un moderato rallentamento della dinamica del costo della spesa (6,2%), analogamente ai prodotti del freddo che decelerano leggermente, portandosi al 2,6%. Al contrario la cura degli animali intensifica la corsa dei prezzi, raggiungendo il 4.2%, mentre le bevande risultano stabili poco sotto il 3%. Il reparto della cura della casa mette a segno rincari nell’ordine dell’1,5% su base annua, accelerando di circa un punto percentuale rispetto alla prima parte dell’anno. Più consistente l’aumento del costo della spesa dei prodotti per la cura della persona (2,2%). Tra le categorie di prodotti che registrano i maggiori aumenti negli ultimi 12 mesi si ritrovano la pasta di semola (+40,1%), gli oli di semi (+37,4%) e i biscotti (7,6%), merceologie che fanno parte della drogheria alimentare. Altri aumenti rilevanti sono quelli relativi a latte Uht (+10,3%) e mozzarelle (+8,7%) che si collocano nel fresco. Si contraggono, invece, i prezzi di vendita dei primi piatti pronti (-6,2%), dell’olio di oliva (-2,9%) e del bagno-doccia schiuma (-1,3%).

I volumi venduti Per quanto riguarda, la dinamica del solo Largo consumo confezionato (che include drogheria alimentare, freddo, fresco, cura degli animali, cura della casa e cura della persona), la flessione più ampia dei volumi si è avuta in Basilicata e Calabria (-6.3%), dove il costo della spesa ha subito un incremento superiore al dato medio nazionale. Sono invece cresciute di oltre il 3% le quantità intermediate dalla GDO in Campania, a fronte di un incremento di prezzi tra i più elevati nel bimestre. Nel complesso il numero di realtà dove i volumi di vendita nel Lcc si sono contratti nel IV bimestre è di poco inferiore alla metà del totale, a segnalare il momento di difficoltà da parte delle famiglie. Ciò non toglie che grazie all’ampiezza di scelta sulla scala di prezzo offerta, la GDO abbia continuato ad offrire al consumatore una leva lungo la quale spostarsi per modificare l’onere del costo della spesa.