Primarie, l’ultimo gioco di società: litigare per l’outsider Scalfarotto

Bonsanti (Libertà e giustizia) replica alle accuse dei leader dell’Unione contro gli intellettuali sponsor del quarantenne pescarese: «Reazioni meschine»

Omar Sherif H. Rida

da Roma

«Io partecipo» recita lo slogan elettorale scelto da Ivan Scalfarotto per la sua candidatura alle primarie dell’Unione. Ma qualcuno nel centrosinistra gli ha prontamente replicato con un bel «no tu no», facendo fioccare le polemiche attorno al nome di questo outsider quarantenne, nato a Pescara, capo delle risorse umane della Citigroup a Londra. Martedì era stato il capogruppo della Margherita alla Camera, Pierluigi Castagnetti, a innescare lo scontro, dichiarando che non avrebbe aderito all’appello lanciato da un gruppo di intellettuali (quali Adriano Sofri, Michele Serra, Elvira Sellerio e Sandra Bonsanti) per raccogliere le 10mila firme necessarie per far correre Scalfarotto alle consultazioni del 16 ottobre.
«Non possiamo giocare con una prova seria di democrazia come le primarie», aveva sentenziato Castagnetti ammettendo il suo pregiudizio verso «taluni intellettuali cui piace giocare con gli istituti della democrazia, a meno che non si tratti del desiderio conscio o inconscio di tenere un po’ più basso il consenso a Romano Prodi». Perplessità condivise anche dall’ulivista Marina Magistrelli («le ragioni di Scalfarotto sono già ben rappresentate da Prodi») e dal diessino e coordinatore delle consultazioni Vannino Chiti, critico verso i firmatari dell’appello: «Mi pare contraddittorio dire di sostenere Prodi e poi favorire la corsa di un altro - l’iniziativa non è infatti vincolata al voto -. Le primarie non sono uno spot».
E puntuale ieri è arrivata la risposta di un’appartenente al club degli intellettuali chiamati in causa, quella Sandra Bonsanti presidente di «Libertà e Giustizia», l’associazione di cui Ivan Scalfarotto è socio oltre che fondatore, nel maggio scorso, del circolo londinese. «Una reazione meschina - così la Bonsanti bolla le reazioni degli esponenti dell’Unione -. Quella di Scalfarotto non è una candidatura ufficiale di Libertà e Giustizia. Personalmente ho già espresso la convinzione che i sostenitori dell’associazione andranno in massa a votare per Romano Prodi».
Circa la decisione di sostenere la corsa del manager della City, la Bonsanti spiega che in principio «sono stati i soci e gli amici londinesi di Ivan a incoraggiarlo a tentare la raccolta, nel quadro di una visione politica basata sulla ricerca di un allargamento del consenso e della partecipazione democratica a questa esperienza rinnovatrice del costume politico». Obiettivo dei firmatari è quindi solo quello di «far giungere Scalfarotto al nastro di partenza, ma questo non significa che voteremo per lui». La ragione dice Prodi... ma il nostro cuore batte per Ivan, sembra suggerire il presidente di LeG, che riserva l’ultima stoccata a Castagnetti: «Nessuno di noi intende “giocherellare con gli istituti della democrazia”. Sappiamo bene quale sia la posta in gioco alle prossime elezioni, e non accettiamo lezioni da nessuno».
E intanto oggi si apre a Napoli (dove lo scorso 16 agosto è nato il primo comitato «NAPOLIconIVAN») la campagna per la raccolta firme in appoggio alla candidatura di Scalfarotto, che alle 17 inaugurerà il banchetto per la sottoscrizione in via Scarlatti, nel quartiere del Vomero. Lo scopo dei coordinatori già presenti in dieci regioni italiane, è quello di arrivare a 350mila firme entro fine agosto e a mille per il 15 settembre. Se l’impresa dovesse fallire e «quota diecimila firme» si rivelasse una cima invalicabile, per Scalfarotto, quel «qualcosa di nuovo che c’è oggi a sinistra» (come si legge sul sito ufficiale), sarebbe già pronto un biglietto di sola andata per Londra... con buona pace di molti all’interno dell’Unione.