Priscilla e Arianna, la magia si ripete

Quante volte ne hai sentito parlare. Quante volte ti sei detta ci andrò. Prima o poi. Intanto è al Porto Antico. Due passi e allunghi ai Magazzini del Cotone. Fa un freddo che ti preghi il cappello e il sole non basta a scaldarti le ossa. L'occhiata lunga da sotto la sciarpa si ferma su quell'insegna: «Città dei Bambini». Otto anni di battage rigalleggia fosse ieri. Ci sei finita davanti trascinandoti dietro Priscilla. Perché è una bella giornata, perché così si fa due corse e fosse la volta buona che la sera dorme. Ma lei la coglie quell'esitazione davanti all'immaginario sollecitato da otto anni di comunicazione aziendale. Tu pensi a voce alta e lei traduce. Lì si gioca per forza. E inizia il ritornello che ti acchiappa per sfinimento. Finché sali la scala mobile e sei all'ingresso. Priscilla è già in assetto, giacca e sciarpa volano sulla panca e l'hai persa. Tu resti piantata lì, col cappotto stretto che ti pulsano ancora le tempie e cerchi di inquadrare l'habitat. Ma dove? Provi a classificarlo su quello che conosci. Macché, tutt'altra storia. Vai a ritroso, arrivano i flash: il festival della scienza ti riporta lì. C'entra qualcosa con le sperimentazioni. Ancora nebbia. Priscilla ti punta, è in imbarazzo perché tu sembri scesa dalla luna, non ti togli il cappotto e hai lo sguardo fisso. Che segno è? Ti tira per mano, la moquette blu è di quelle che assorbono tutto, dubbi compresi. Le dici di andare che te la sai cavare benissimo da sola. Un'occhiata a semicerchio e parti dal primo. Un metro quadro con stampata l'impronta d'una mano. C'è scritto che se poggi sul pannello la tua e conti fino a tre, l'impronta si colora e misura la temperatura corporea. Fai finta di niente e poggi la mano su quella esistente. Di colori neanche l'ombra. Forse non hai contato fino a tre e ti riappoggi. Niente. Priscilla, cinque anni, trecce bionde e occhio lungo, segue la performance della-serie-meglio-sparire e piazza la manina tozza sul metro quadro. Conta e ride come una matta. Accidenti se si colora. Che la voglia è di rivestirla, che l'hai sempre detto che ai bambini fa meglio una sgambata. Tutto nella frazione di secondo del tuo ego ferito che Priscilla spazza via quando ti chiede perché si colora. Ha smesso di ridere e ha fatto una domanda. E tu hai finalmente l'illuminazione sulla via di damasco.
Il punto sta proprio lì e la Città dei Bambini gira attorno a quel punto. I bambini fanno ooh e poi t'incalzano e rivoltano come un calzino. Finché non gliela racconti tutta. Priscilla incontra Arianna, altra biondina filiforme che se la porta alla vasca dell'acqua. S'infilano il grembiule impermeabile e giù le mani a bagno. Tubi, dighe, mulini, portate, vasi comunicanti. Quanto potè quell'acqua glielo fanno dire tutto. Via il grembiule che il cantiere è già allestito. Una carica mattoni sulla carriola, l'altra azione la gru, che il palazzo deve crescere. Sali le scale, scendi le scale. Che ti gira la testa. «Ma se tiro qui perché sale di là?». Ti guardi intorno, beh, sai che è così, perché è una legge fisica e quindi… Ma vagliela un po' a spiegare alle due faccette da olandesina.
Per fortuna che c'è Barbara Giorgi, responsabile didattica, un passato d'animatrice lì dentro, che ne ha viste di cotte, di crude e di più. Ti viene in soccorso, ha capito tutto, un'occhiata comprensiva nei tuoi confronti e con sguardo complice s'aggiudica le bimbe. Il feeling è di quelli che ti fanno venire il nervoso, ma, sorriso di circostanza, fai la matura e prendi atto. Che quel mondo lì devi guardarlo da un metro e venti, che più giochi più ne vuoi sapere, che sottomano hai un Bignami di fisica e biologia da succhiare come una granita. Le bimbe fanno le boccacce agli specchi, si piazzano contro vento, tracciano i disegni col dito sul computer. E Barbara dietro che si diverte più di loro. Parlano fitto nell'Isola dei cinque sensi. Arianna si vede sullo schermo e Priscilla cerca la telecamera. Si scambiano, ridono e Barbara indica, finisce anche lei sullo schermo e loro applaudono. La trascinano sulla gru perché il sistema di leve richiede un chiarimento (quello che non hai dato tu). Un quesito via l'altro, perché, perché, perché. È il vaso di Pandora e chi le ferma più. Ti rendi conto di cos'hai innescato e siamo solo all'inizio. Perché quella è la zona riservata ai bimbi da tre a cinque anni. Già. Pensi di cavartela, che sul settore successivo campeggia un bel sei-quattordici, lo spazio delle Esperienze e delle Meraviglie. Macchè. Barbara fa cenno di sì e le due si ficcano dentro. Arianna finisce nel tunnel delle formiche e Priscilla spunta fra le testuggini. Ti avvicini e c'è un formicaio vero sotto vetro. Che un biologo monitora costantemente. Che i bambini spiano da sopra e sotto nella sua organizzazione sociale, con tanto di ristorante e cimitero. Scivolano sull'isola dei cinque sensi, perché qui la cosa è più complessa, si limitano a toccare e annusare, e l'elaborazione verrà poi. Ma lo studio TV completo di postazione giornalistica è già loro. Qui orienti le telecamere, riprendi, parli al microfono, fai la tele che vedi. E con l'aiuto degli animatori puoi realizzare uno spot o un cartone animato. Perché nello spazio @peiron i ragazzi costruiscono la loro sequenza di montaggio, inseriscono colonna sonora e dialoghi, riuscendo a sviluppare curiose variazione sul tema. Che voglia di sederti lì, ma i 14 anni li hai doppiati da un pezzo e c'è Priscilla da recuperare sul transatlantico. Che, tutto in legno, com'è ti sembra vero. Timone, bussola,rotte, nodi, alfabeto morse. Sei all'angolo, perché il morse non te lo ricordi, i nodi ti farebbe piacere rinfrescarli, e l'azimut… l'azimut adesso provi a calcolarlo. Ma hai visto un'altra cosa prima, sì, la barra dei led, il gioco della luce ultravioletta e stroboscopica. E Arianna che raccoglie la sabbia sotto la cascata, ne separa i colori e li cancella. Magia degli algoritmi che fanno interagire la sua ombra con la rappresentazione virtuale di una cascata di sabbia. Adesso sei tu che fai ooh in quel mondo magico di scienza e tecnologia. Dove l'effetto cerca la causa per gioco, dove la creatività corre sui binari della dimostrazione. Dove nessuno vuole insegnare qualcosa, ma tutti vogliono capire il perché. Dove la comunicazione è il telefono senza fili e la curiosità diventa esponenziale. Quella che si porta dietro Priscilla. Che non fai in tempo ad uscire dal Porto Antico che già ti chiede perché là c'era vento e qui no, mannaggia alla Città dei Bambini…