Processi, Alfano: con ddl stop all'1%. Dubbi Anm

Il Guardasigilli smentisce le previsioni catastrofiche sulla giustizia in caso di entrata in vigore del ddl Gasparri: "Prescrizione per l'1% dei processi". Perplessità dell'Anm, Di Pietro: "Faccia il ministro e non l'avvocato del premier". Il Pd: "Alfano smetta di dare i numeri" 

Roma - Tanto rumore per nulla. Lo dice il Guardasigilli. Secondo una stima provvisoria la percentuale dei processi destinati alla prescrizione, in conseguenza del ddl sul processo breve presentato dalla maggioranza, sarebbe "contenuta intorno all’1%". Lo ha detto il ministro della Giustizia Alfano durante il question time. "Sorprende non poco che siano state formulate previsioni catastrofiche sul ddl sul processo breve" prosegue il Guardasigilli. Anche perché "dal 2004 al 2008 sono stati bruciati 850mila processi per effetto della prescrizione, cioè una media di 70mila all’anno". Poi apre al dialogo: "Tutti gli spunti che perverranno in parlamento per migiorare il testo saranno accolti".

Numeri Secondo il ministro, la "stima" dei processi che verranno toccati dal ddl Gasparri "è molto complessa", tanto che "il Csm ha iniziato un’indagine a campione. La complessità della stima è data - secondo il ministro - dal termine biennale per la declaratoria di estinzione del processo, dalle disposizioni che non si applicano ai recidivi (che sono il 45% dei processati) e dal fatto che il ddl riguarda solo processi con pene sotto i 10 anni, ai quali va aggiunta una lunga lista di reati comunque esclusi". Ciò detto, ha aggiunto Alfano, va registrato che i procedimenti pendenti sono a ora 3.391.917, 94 mila dei quali in essere da oltre due anni. Tolti quindi quelli che riguardano i recidivi, esclusi dal ddl Gasparri, Alfano ha quantificato nell’1% dei processi quelli che si estingueranno per effetto del ddl, qualora esso entrasse in vigore così come è stato presentato.

Unanimità nella maggioranza Il ddl per il processo breve è "un provvedimento che per andare avanti necessita dell’unanimità della maggioranza" prosegue Alfano. "Non dubito - aggiunge - che si possa trovare un’intesa". Interrogato poi dai cronisti sulla possibilità della presenza o meno dell’immigrazione clandestina nell’elenco dei reati per i quali si applica il nuovo testo, Alfano ha risposto sostenendo di "non sapere, al momento, se ci sarà o meno un emendamento del governo in materia". Il ministro, inoltre, ha ribadito che "tutti gli spunti che perverranno in parlamento per migliorare il testo saranno accolti".

Perplessa l'Anm "Non credo che la realtà corrisponda alla rosea previsione di via Arenula" dichiara il presidente dell’Anm Luca Palamara. "E comunque - continua Palamara - decine di migliaia di vittime del reato private di giustizia non sono un dato di cui poter essere soddisfatti". "Mi pare difficile che gli effetti di un intervento così complesso, possano essere già quantificati in termini statistici". Lo dice il segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini, replicando al ministro della Giustizia. Cascini ha sottolineato che il sindacato delle toghe "non conosce i criteri statistici utilizzati dal ministero per giungere a questa conclusione, né conosciamo il tipo di rilevamento effettuato. Allo stato - conclude - ci risulta che il Csm abbia avviato un’indagine conoscitiva e anche l’Anm sta cercando di raccogliere i dati per valutare l’impatto delle norme proposte".

No di Di Pietro "In un Paese civile, in uno Stato di diritto, il ministro Alfano non può permettersi di mentire. Dire parole come queste è un vero e proprio peccato mortale. Perchè è falso affermare che con queste nuove norme solo l’1% dei processi andrebbe a risentirne". Lo afferma il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. "Non è vero sia in termini qualitativi che quantitativi. Il problema non è quanti processi andrebbero estinti, ma quali andrebbero prescritti. Guarda caso, sono i processi riguardanti i colletti bianchi, gli evasori fiscali e i corruttori e poi, se pure fosse vero che solo l’1% andrebbe prescritto, ciò smentirebbe la necessità di questa legge, che servirebbe solo a pochissimi, anzi ad uno solo: Silvio Berlusconi" sottolinea. "Il ministro Alfano, invece di continuare a fare l’avvocato di Berlusconi, faccia il ministro della Giustizia e spieghi chiaramente e apertamente agli italiani perchè bisogna fare urgentemente questa riforma se serve solo all’1% dei casi e, in particolare, a Berlusconi" conclude Di Pietro.

Il Pd: "Alfano dà i numeri" "Ma quale 1%! La verità è che il ministro Alfano, che per la nostra Costituzione è il responsabile dell’organizzazione giudiziaria, si muove alla cieca e non sa neanche quale sarà l’effetto delle norme che avalla e propone". Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. "Il testo sul processo breve è solo formalmente un testo di natura parlamentare, è chiaro a tutti che rappresenta la linea dell’esecutivo scritta a Palazzo Grazioli. Oggi - prosegue - nascondendosi dietro dati generici e privi di qualsiasi fondamento, Alfano ha dimostrato che l’unico intento del provvedimento Gasparri-Quagliarello è quello di fare carta straccia dei processi che rovinano i sonni di Berlusconi".