Processo breve, Alfano: "La legge è sacrosanta"

Il testo del decreto sulla prescrizione breve arriva in commissione Giustizia al Senato. La maggioranza è disponibile a discuterne. L'Anm insiste: &quot;Se passa la riforma provocherà un disastro&quot;<br />

Roma - "Il governo non intende presentare alcun emendamento al Ddl sul processo breve". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano, conversando con i cronisti a palazzzo San Macuto a Roma dove è impegnato per un’audizione. Il Guardasigilli ha inoltre sottolineato che "il testo è a disposizione della commissione Giustizia del Senato" e che "avendone competenza" la commissione medesima potrà lavorarci.

I "numeri" del ministro Martedì sera a Ballarò dopo aver ribadito che la legge sul processo breve è "sacrosanta" Alfano ha spiegato ancora una volta che con la riforma a regime "dei 390 mila procedimenti in fase del dibattimento sarebbero a rischio l'8-9%. Abbiamo calcolato non a campione, ma con stime provenienti dalle sedi giudiziarie l’impatto del ’processo brevè - ha spiegato Alfano - che dovrebbe essere dell’1% sui 3 milioni e 300 mila procedimenti". "Credo di avere offerto un dato abbastanza attendibile ma propongo: la commissione giustizia del Senato audisca il ministero della Giustizia con cifre, tabelle e numeri e ascolti l’Anm in modo tale che il legislatore senza trucchi e senza inganni si renda conto di quale è l’impatto di questo provvedimento".

Cicchitto: servono riforme di fondo "La legge per l’acquisizione di tempi ragionevoli del processo - afferma il capogruppo del Pdl alla camera, Fabrizio Cicchitto - va accompagnata e seguita da riforme di fondo come lo separazione delle carriere, la modifica del modo di elezione del Csm, i rapporti fra pm e polizia giudiziaria, ecc. Mettendo assieme tutti questi elementi si può quindi lavorare efficacemente per due riforme organiche, la riforma istituzionale e la riforma della giustizia".

Frattini: servirà a tutti "Il processo breve non è una riforma costituzionale, è una norma che serve a tutti coloro che si imbattono nelle lungaggini della giustizia italiana e che sono motivo di condanna dell’Italia davanti alla Corte dei diritti dell’uomo". Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, intervenuto alla trasmissione "Uno Mattina" su RaiUno. "Se io dico che il primo grado deve durare due anni, il secondo grado altri due anni e la cassazione altri due anni, non credo di dire una cosa abnorme. Credo che ogni persona abbia il diritto di sapere se è colpevole o innocente entro e non oltre sei anni", ha sottolineato Frattini.

Cascini: se passa norma è un disastro Le norme sul processo breve provocherebbero un "disastro". Lo afferma il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini parlando a Radio Anch’io. Cascini contesta nuovamente i dati forniti dal ministro Alfano sul numero di processi che verrebbero cancellati con l’approvazione della normativa pensata dal Governo: "Il ministro ha indicato i dati dei processi che sarebbero estinti immediatamente, cioé i processi pendenti da più di due anni. Non so se questo dato sia preciso, ma ammettiamo che sia vero è il dato dei processi che muoiono immediatamente. Non si preoccupa di dirci la sorte dei processi che non riusciranno ad essere chiusi nell’arco di due anni, che sono in media dal 30% al 50% dei processi pendenti". Aggiunge Cascini: "Le possibilità sono due: o i magistrati concentreranno tutte le loro energie nella celebrazione dei processi per i reati meno gravi, che devono essere conclusi nei due anni, tralasciando i processi civili e per i fatti più gravi come criminalità organizzata e altro; oppure saranno costretti a lasciar prescrivere i reati meno gravi. In entrambi i casi sarà un disastro. Noi non diciamo che vogliamo processi che durano a lungo, le cause sono tante, hanno a che fare con gli investimenti, con le risorse, sono anni di tagli...".  

Quagliariello: sì al confronto Il disegno di legge in discussione al Senato sul processo breve è "la strada da percorrere". Lo dice Gaetano Quagliariello, viocepresidente dei senatori del Pdl, intervistato dal Corriere della sera. L’esponente azzurro sottolinea la disponibilità della maggioranza al confronto con l’opposizione: "Se volevamo un testo blindato - afferma - non avremmo scelto una legge parlamentare. C’è un processo alle intenzioni", aggiunge, osservando che "c’è già chi tira per la giacca il capo dello Stato o annuncia erferendum su un testo che non c’è". Lo spazio per le modifiche c’è, dice Quagliariello, "si può discutere sulla lista dei reati da escludere e perfino su quelli da comprendere".