Processo breve, Fini: "La Camera può cambiare"

Il presidente della Camera: "Il testo al Senato è stato migliorato, ora c'è il secondo round al parlamento. Il giudizio va dato alla fine". Stoccata a chi critica il Colle: "Quando il parlamento lavora il Capo dello Stato deve tacere, non si può chiedergli di diventare un attore politico"

Roma - Giustizia e politica, siamo al secondo round. Gianfranco Fini usa la metafora pugilistica per chiarire un concetto semplice sul cosiddetto processo breve: "Ora c’è il secondo round al parlamento, ci sarà una discussione e il giudizio va dato solo alla fine dell’iter". Il presidente della Camera lo ha detto interpellato da uno studente durante una lectio magistralis a Tor Vergata. Fini ha voluto sottolineare le modifiche apportate al Senato e anche, dandone un giudizio positivo, lo stanziamento di fondi alla giustizia previsto nella finanziaria.

Rispetto per Napolitano "Non si può ipotizzare che mentre il parlamento lavora il capo dello Stato parli: pensare ad una cosa del genere significa non conoscere il nostro ordinamento perché quando il parlamento lavora il capo dello Stato deve tacere. Non si può chiedergli - puntualizza Fini - di diventare un attore politico".

Più risorse per la giustizia "Rispetto a ciò che dissi sul fatto che bisognava dare più fondi alla Giustizia - ha precisato il presidente della Camera - qualcosa è avvenuto: una prima cospicua risorsa finanziaria per la macchina della giustizia è arrivata con la finanziaria. Anche se non sono sufficienti al 100 per cento - puntualizza Fini - le risorse ci sono. Sul testo del Senato, le risorse non sono l’aspetto centrale. Ci sono - ha spiegato - alcune altre questioni che meritano di essere approfondite". 

Pluralismo e debolezza partiti Lo Stato democratico deve "fare i conti con un pluralismo sociale articolato in vere e proprie organizzazioni complesse, ponendo di conseguenza il problema del grado di rilevanza che assume il tema dell’inclusione o del riconoscimento degli interessi organizzati nelle decisioni politiche". La debolezza dei partiti "lascia intravedere un processo di lento, ma inesorabile, esaurimento della capacità di mediazione e di sintesi dimostrata in passato dai grandi partiti di massa".

Il governo e l'opposizione "Un governo che si basa legittimamente sul potere costituito e sui voti è un governo autenticamente democratico che sa anche riconoscere le ragioni e le argomentazioni degli altri". Sembrava un riferimento polemico all'attualitàpolitica, ma Fini non ci sta, chiarisce subito che non è questa la sua intenzione: "Queste considerazioni non riguardano la situazione politica di oggi ma vanno lette nel contesto dell’argomento affrontato nella lezione universitaria, cioè sono una riflessione sulla democrazia e i processi di decisione".

Regolamentare il lobbismo "IVa regolato al più presto il lobbismo - raccomanda Fini - e non solo facendo riferimento alla dimensione nazionale ma anche, a mio avviso, a quella regionale, dando trasparenza ai rapporti tra le imprese e le amministrazioni pubbliche in modo che i cittadini possano avere elementi per verificare la correttezza e i costi delle decisioni assunte dalle istituzioni".