Procreazione, gli astensionisti puntano alla «carta Ratzinger»

Atteso per domani l’intervento del Papa, mentre parte la campagna dei «militanti per la vita»

Francesca Angeli

da Roma

«Sulla vita non si vota». Da questo slogan parte la campagna per l’astensione al referendum sulla procreazione assistita del Comitato Militanti per la vita promosso da Area e sostenuto dal ministro per le Politiche agricole, Gianni Alemanno, da Riccardo Pedrizzi, presidente della consulta Etico-religiosa di An, dal sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, e dal vice presidente dei deputati di An, Teodoro Buontempo. Tutti per l’astensione al contrario del loro leader Gianfranco Fini che con uno strappo inaspettato ha annunciato la sua decisione di votare al referendum, tre sì ed un no all’eterologa. In linea con il suggerimento lanciato ai cattolici dal presidente della Conferenza episcopale, Camillo Ruini, i Militanti per la vita intendono «propagandare l’astensionismo attivo per contrastare l'utilizzo strumentale dei referendum su questioni che incidono sul diritto alla vita».
Da parte degli astensionisti e dei referendari c’è grande attesa per una eventuale presa di posizione pubblica di Benedetto XVI. Domani Papa Ratzinger sarà a Bari per la messa conclusiva del Congresso eucaristico nazionale e lunedì incontrerà in udienza i vescovi italiani riuniti in assemblea in Vaticano. Una di queste due occasioni potrebbe essere quella giusta per intervenire con decisione a favore dell’astensione. Lo scontro più acceso però da un paio di giorni si è spostato dal fronte specifico del referendum a quello dell’aborto. I referendari ed in particolare i diessini sostengono che la legge 40 è un esplicito attacco alla 194 e al diritto di autodeterminazione della donna. Dopo Emma Bonino che ha parlato di un tentativo di «criminalizzare di nuovo l’interruzione di gravidanza» è la volta di Giovanna Melandri secondo la quale c’è un quinto quesito referendario «implicito» oltre ai quattro sulla fecondazione. Ed è, dice, «quello che riguarda la possibilità di rimettere in discussione la legge 194 sull'aborto». In particolare la Melandri osserva che la legge 40 oggetto della consultazione popolare «introduce un profilo di tutela per l’ovocita fecondato da 48 ore (ovvero l’embrione al suo primissimo stadio ndr) superiore a quello che l'ordinamento riconosce oggi ad un feto di 3 mesi». L’equiparazione dei diritti del concepito a quelli dell’adulto secondo la Melandri è «un presupposto ideologico» che rende la legge 40 crudele vietando ad esempio «la diagnosi preimpianto di un ovocita fecondato di 48 ore per verificare la presenza di malattie molto gravi» mentre in virtù della 194 nel nostro Paese è ammessa «l’amniocentesi, la diagnosi prenatale e l’aborto terapeutico». Ma a smentire la volontà del governo di andare a ritoccare la 194 inervengono due ministri. Quello dei Beni culturali, Rocco Buttiglione osserva che «la legge 194 non entra affatto in questione con la consultazione referendaria. Ma il fronte referendario la butta in politica e falsifica gravemente la realtà delle cose, attribuendo a chi vuole difendere la legge 40 l'intenzione di cambiare la legge 194 sull'aborto». E anche il ministro Alemanno afferma che «la legge sull'aborto ormai è consolidata, non è in discussione, come altre leggi preesistenti, e non si tocca». Il rischio maggiore secondo il senatore Giulio Andreotti in effetti è un altro. «Non andrò a votare - dice - perché il rischio maggiore è che si resti senza legge e si torni al far west».