La Procura sequestra il piano Rovati su Telecom

Claudia Passa

da Roma

Se Romano Prodi giura di non aver letto il «piano Rovati», ora lo faranno i magistrati della Procura di Roma e la Guardia di finanza.
Ieri infatti le 28 pagine dell’elaborato sullo scorporo della rete Telecom, inviato a Tronchetti Provera con tanto di carta intestata «Presidenza del Consiglio», sono state acquisite dai militari del nucleo valutario guidato dal colonnello Bruno Buratti. Che assieme al documento redatto dall’ex consigliere di Palazzo Chigi hanno prelevato in copia, nella sede legale del colosso delle comunicazioni a Milano, i verbali degli ultimi Consigli di amministrazione, il carteggio intercorso con la Consob, la «semestrale» dell’azienda e ogni altra documentazione utile a ricostruire l’evoluzione del piano di riassetto che nelle ultime settimane ha riempito di polemiche le pagine dei giornali e di incubi le notti della maggioranza di governo.
L’ordine di acquisizione dei documenti presso la sede milanese di Telecom è partito dai pm romani Stefano Rocco Fava e Gustavo De Marinis, titolari del fascicolo d’inchiesta aperto sulla base di un esposto del Codacons e di una nutrita raccolta di ritagli stampa. Il mandato delle Fiamme gialle, tre agenti in borghese a bordo di un’auto «civetta», non conteneva riferimenti al «piano Rovati», ma l’indicazione di «prelevare» tutti gli atti utili alla ricostruzione della vicenda, incluse le comunicazioni alle autorità di vigilanza nonché le verbalizzazioni delle riunioni del Cda Telecom, soprattutto quelle dell’11 settembre (quando s’è deciso lo scorporo della Tim), e del 15 successivo (giorno delle dimissioni di Tronchetti Provera).
Ed è proprio sotto forma di allegato a un recente verbale di Cda che gli investigatori hanno trovato il piano di ristrutturazione che ha costretto alle dimissioni il fidato collaboratore del premier.
Il «piano Rovati» fa dunque ufficialmente ingresso nell’inchiesta romana sul caso Telecom, che allo stato attuale ancora non ha visto la formalizzazione di alcuna ipotesi di reato, né l’iscrizione sul registro di nessun indagato. In Procura si parla di un fascicolo «esplorativo», monitorato sul doppio binario della verifica della correttezza delle comunicazioni al mercato sullo scorporo di Tim da Telecom, e poi dell’interrogativo impronunciabile: era ortodosso, come forma e come tempistica, dal punto di vista delle regole di mercato, proporre al colosso della telefonia un piano di riassetto da parte di un consigliere della presidenza del Consiglio?
Da ieri l’«esplorazione» dei pm capitolini ha allargato il suo raggio. Per decidere le mosse successive manca la relazione della Consob. Dopo che la commissione di Lamberto Cardia avrà trasmesso i documenti in suo possesso, gli inquirenti confronteranno gli atti societari «interni» acquisiti ieri con le comunicazioni inviate all’esterno dalla Telecom, per verificarne la corrispondenza o meno e stabilire se procedere alla formulazione di una ipotesi di reato. Che, a seconda degli esiti dell’istruttoria, potrebbe essere l’ostacolo all’autorità di vigilanza, nel qual caso l’inchiesta sarebbe inequivocabilmente radicata a Roma.
Se dovessero invece emergere elementi di maggior rilevanza, tali da indurre i pm a ipotizzare addirittura l’aggiotaggio o la manipolazione del mercato, anche in questo caso potrebbe riproporsi la costante che negli ultimi tempi ha caratterizzato la maggior parte delle inchieste a sfondo economico: la battaglia della competenza territoriale. Ma questa è un’altra storia.