Prodi promette al Sud i soldi di Berlusconi

Il ministro Ferrero, uscendo dal Consiglio dei ministri ha affermato: «Se c’è una cosa che oggi esce fuori è il piano strategico per il Mezzogiorno». Certo, peccato che questo bellissimo piano fosse stato scritto per la maggior parte nell'aprile 2006, quando al governo c'era il centrodestra. Tanto che Gianfranco Fini non ci sta: «A Caserta Prodi si è travestito da mago Houdini: l'annuncio ad effetto sulle risorse per il Sud è infatti solo illusionismo. L'esecutivo non ha fatto altro che rispettare gli impegni presi con l'Unione Europea, muovendosi nella cornice definita nel 2005 sulla base di un accordo tra il governo Berlusconi e le Regioni».
Non ci credete? Basta andare su internet e controllare sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico (indirizzo abbreviato: http://snipurl.com/17dt3) per vedere il documento che fa bella mostra di sé dallo scorso aprile, come testimonia la data scritta in grande sulla copertina. Del resto non poteva essere altrimenti, una procedura complessa come l'allocazione dei fondi comunitari richiede un'accurata programmazione e figurarsi se un governo che inciampava nello stabilire quanto dovesse pesare un Suv potrebbe riuscire fra una sfogliatella e un babà a trovare cento miliardi in un weekend. Nel documento c’è proprio tutto, l'85% dei fondi per il Sud, le priorità alla valorizzazione delle risorse umane, l'uso sostenibile delle risorse ambientali... parola per parola. È la fotografia di questo governo: si insedia alla Reggia di Caserta per partorire un documento elaborato durante il governo di centrodestra per cui bastava fare delle fotocopie. Il resto? Nulla, niente pensioni, niente riforme. La storia del Quadro Strategico Nazionale 2007-2013 parte da lontano, nello specifico dalla relazione sulla coesione economica e sociale Ue del febbraio 2004, per arrivare ai lavori del 2005, quando sotto il governo Berlusconi vennero creati ampi tavoli di confronto, in concerto con le Regioni e gli enti locali rilevanti, che diedero vita ai primi documenti strategici preliminari, che portarono alla stesura della bozza tecnico-amministrativa del Quadro nell'aprile 2006. A quel punto il più era fatto, restava il lavoro di lima delle poche obiezioni rimaste sul piatto per arrivare a dicembre alla stesura definitiva, che ricalca in tutto e per tutto la bozza di aprile (per intendersi, nel comma di presentazione di tutto il documento l'unica variazione effettuata è la sottolineatura della parola Mezzogiorno). Chi vuole cimentarsi nel confronto può trovare il documento definitivo su internet all'indirizzo abbreviato http://snipurl.com/17ddq. Vale la pena notare che, per quanto riguarda il finanziamento del piano, l'unica differenza fra il documento di dicembre e la bozza di aprile sia la sostituzione della parola «acconto» con la parola «prefinanziamento»: ci voleva la Reggia di Caserta per approvare modifiche così sostanziali. Anche Padoa-Schioppa, nella presentazione del Dpef di luglio, quando ancora diffondeva il falso allarme sui conti pubblici «peggiori del 1992», richiamò il documento, presentato come già pronto, elencandone le priorità e le fonti di finanziamento in percentuale del Pil. Eppure questo documento è stato presentato dalla fanfara della propaganda governativa come una grande novità, elaborata fresca fresca in quel di Caserta per «dare una scossa all'Italia» e «segnare una discontinuità».