Prodi: sì, ho chiesto a Karzai di intervenire

Bologna - «La liberazione di Mastrogiacomo è stato un lavoro serio, da governo a governo - ha rivendicato Romano Prodi -, come bisogna fare in queste circostanze. Stiamo facendo lo stesso lavoro, da governo a governo, per il collaboratore di Emergency trattenuto non sappiamo ancora con quali accuse. L’ho chiesto a Karzai con la stessa intensità usata per il caso Mastrogiacomo». Così il premier prova a rispondere alla manifestazione romana organizzata ieri da Emergency per il mediatore di Gino Strada, Rahmatullah Hanefi, arrestato dai servizi di sicurezza afghani dopo la liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo. Strada accusa il governo di non impegnarsi a sufficienza a favore del suo uomo.

Prodi ieri era ospite del Comune di San Lazzaro, alle porte della «sua» Bologna, per inaugurare una nuova mediateca. Una occasione colta dal premier per toccare i temi politici più caldi di queste settimane. A partire, appunto, dalla politica estera. Il presidente del Consiglio, uscito indenne dal voto al Senato sul rifinanziamento delle missioni militari italiane, ha cercato di rafforzare la posizione di un esecutivo tenuto in scacco della sinistra radicale: «In questi giorni nessuno dei mass media - ha detto - ha messo in rilievo come nel voto del Senato e della Camera americani sull’Irak (per il ritiro delle truppe nel 2008, ndr) abbiano avuto parole molto più forti, ma molto più forti, di quelle che per mesi ci sono state buttate addosso, come se noi volessimo andare contro la storia». Quindi i temi di politica economica. Prima ha ammesso: «La Finanziaria mi ha portato a un grandissimo livello di impopolarità». Ora però, ha insistito, quasi volendo esorcizzare il pericolo, «questo governo ha capacità e numeri per andare avanti, ha un programma preciso e lo perseguirà fino in fondo».

Poi ancora l’accento sulla «serietà» dell’azione dell’esecutivo, come sulle liberalizzazioni: «Qui si fa dell’ironia sulla lenzuolata, sui barbieri aperti il lunedì, sulle assicurazioni, sui telefoni, sul costo del conto corrente bancario. Ma questi sono passi seri verso un Paese che deve arrivare a un livello europeo e a questo noi non ci fermeremo».
L’unico punto su cui Prodi non ha voluto parlare è stato l’affondo del fedelissimo ministro Arturo Parisi sull’«illegalità» dei congressi della Margherita e il modo con cui sta nascendo il Partito democratico tra lotte di potere intestine ai vertici dei partiti. Il premier allarga le braccia, risale in auto e se ne va. Al suo arrivo, invece, Prodi era stato vivacemente contestato da una settantina di genitori e bambini delle elementari di Bologna. Tra mamme e papà che scandivano slogan sul tempo pieno per la scuola e davano fiato ai fischietti, il premier si era fermato per pochi istanti. «Deve fare qualcosa, non abbiamo la sveglia al collo», gli ha detto un papà. Lui ha girato i tacchi senza replicare.

a risposto, invece, alla delegazione dei genitori che gli hanno consegnato una lettera in cui gli ricordavano gli impegni del programma elettorale sulla scuola pubblica. «Ci aspettavamo che le promesse fossero mantenute, abbiamo votato per lei ma la scuola è in rovina» gli ha detto Marzia Mascagni, militante di Rifondazione, tra i leader della protesta. «Nel programma non c’è scritto che faccio miracoli in dieci mesi», ha replicato il premier che poi ha annunciato di avere avviato la procedura d’urgenza per un progetto di legge sul tempo pieno a scuola che lo ripristini «per tutti», ha assicurato, abrogando una norma precedente della riforma Moratti. La delegazione ha chiesto che il «tesoretto» sia destinato anche alla scuola. «È chiaro che se dovessimo rispondere a tutte le domande che mi vengono fatte, dovrebbe essere 25 volte di più» ha risposto il premier.

E così i genitori, al termine dell’incontro, erano scettici: «Basta con le parole, i nostri figli crescono e non possono aspettare», affermavano in coro. In strada, dopo le promesse e i discorsi politici, con Prodi già lontano, sono rimaste le mamme della contestazione, come Marialuisa: «Io lavoro, faccio il medico, e non ho i nonni. L’anno prossimo manderò mio figlio in prima elementare ma mi hanno detto che non avrà il tempo pieno. Se ho votato Prodi? Purtroppo sì... ».