Prodi si vendica della Margherita e i suoi uomini si autosospendono

Dubbi a sinistra sul Professore: «Se non ce la fa, lasci la leadership»

Laura Cesaretti

da Roma

Nel caos dell’Unione c’è chi si consola col Grande Timoniere: «Il disordine è totale, la situazione eccellente», è la citazione maoista di Fausto Bertinotti. Che lancia un avvertimento a Romano Prodi: non si lasci «trascinare nel gorgo dei rapporti interni tra i partiti», perché altrimenti la sua immagine e il suo ruolo ne usciranno «indeboliti».
Non è l’unico avviso al navigante Prodi che arriva dalla sua coalizione. È come se i nervi del centrosinistra si ribellassero all’idea di aprire una ennesima stagione di conflittualità interna, di assistere a una nuova impennata di strappi e sfide da parte di Prodi: «lista del presidente», recupero delle primarie, minacce di mollare se il suo progetto ulivista non decolla. E a pungere nel vivo i dirigenti dei partiti (dai Ds al Prc), che saranno pure molto unitari ma al potere concreto non sono inclini a rinunciare neppure per cederlo al candidato premier, ci si sono messe anche le accuse prodiane sulle nomine nel Cda Rai: «Avete usato il manuale Cencelli per spartirvele».
E così se da una parte viene messo alla gogna davanti al popolo dell’Unione l’«anti-unitario» Francesco Rutelli, dall’altra sta diventando palpabile il malumore contro un leader troppo incline a farsi trascinare nel «gorgo» della polemica contro pezzi della sua coalizione, e si moltiplicano gli inviti al Professore perché dimostri di saper tenere insieme il centrosinistra. Il tabù lo rompe Emanuele Macaluso: «Prodi in questo frangente sta mostrando poca intelligenza politica», afferma. «Anche Berlusconi ha posto la questione della leadership scissa dalla premiership. Prodi potrebbe rimanere il “padre” dell’Unione mentre si potrebbe ricorrere a un candidato premier diverso e più giovane. Insomma, se non ce la fa Prodi si faccia da parte».
Parole di inedita pesantezza, che certo vengono da un libero pensatore, ma anche da un professionista della politica che ben conosce e interpreta gli umori di una parte della sinistra. Ciriaco De Mita constata che «è troppo tardi» per cambiare cavallo. Ma siccome nessuno sa come andrà a finire la partita che si è aperta con il «no» della Margherita al Listone, non si esclude nulla. Soprattutto se nel centrodestra si aprisse una successione concordata alla premiership. Anche se molti spiegano che se si mettesse in discussione Prodi immediatamente si aprirebbe una guerra fratricida, questa volta tutta in casa ds, tra Piero Fassino (che si è costruito col sudore della fronte il ruolo di «delfino» prodiano) e Walter Veltroni.
Totale è dunque la confusione. Di certo, al momento, c’è che Rutelli è stato messo sotto assedio, e ieri gli è toccato difendersi: «Tantissimi italiani hanno ricevuto un messaggio distorto sulla scelta della Margherita, che invece è una scelta di unità». Franco Marini mette in guardia chi punta a far cambiare idea alla Margherita, con le buone e le cattive: «Non accetteremo forzature, indietro non torniamo».
Ma l’ala prodiana, finita in minoranza nella conta interna, sembra decisa a cercare la resa dei conti: ieri i membri della componente si sono «autosospesi» annunciando che diserteranno le prossime riunioni dell’esecutivo Dl, in attesa di un «chiarimento» da parte di Rutelli. I fan ulivisti intasano i siti della Margherita di feroci accuse al suo leader, e organizzano sit in di protesta. Domani ci sarà il primo faccia a faccia tra Rutelli e Prodi, nel vertice dell’Ulivo, e gli ultrà prodiani dei «Cittadini per l’Ulivo» manifesteranno davanti alla porta. Con gran soddisfazione delle tv, che potranno immortalare i fischi a Rutelli e le ovazioni per il Professore. Ma con scarso beneficio per l’immagine del centrosinistra.
I ds si mostrano assai preoccupati per questo clima, e si accreditano come «mediatori»: frenano le rappresaglie prodiane, auspicano un «ripensamento» della Margherita ma sottolineano che in ogni caso la scelta sul Listone non va «drammatizzata» e che «c’è tempo per confrontarsi». Intanto si preparano alla competizione con la Margherita, facendo intendere che se Rutelli vuole la sfida per il primato elettorale la avrà. Ieri sul sito dell’Unità si poteva leggere un sondaggio indicativo: il 50% accusa Rutelli di essere «un politico ambizioso e miope», il 20% di volere un accordo con la Cdl, il 9% di puntare a «scalzare la leadership di Prodi». Solo l’8%, tra le opzioni gentilmente offerte dall’Unità, sceglie quella secondo cui il leader della Margherita vuole «portare più voti moderati al centrosinistra».

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