Un prof, un barbiere, un pelato Le barzellette dell’antica Roma

La scoperta di una raccolta di barzellette dell’epoca rivela l’origine di molte freddure. E sfata il mito dei romani "seriosi"

Londra - Ma chi l’ha detto che gli antichi romani erano dei tipi seriosi? Sapevano ridere e amavano le battute. Anzi, da quanto ha scoperto una ricercatrice inglese sembra proprio che l’italico senso dell’umorismo sia nato con loro. Mary Beard, studiosa dell’università di Cambridge ha scoperto una raccolta di barzellette scritta in greco che molto probabilmente è il libro più antico nel suo genere. The Laughter Lover, questo il titolo dell’opera, contiene ben 265 freddure che naturalmente non fanno sbellicare dalle risate, ma offrono un’immagine diversa di questi nostri antenati.

Il loro quindi non era un mondo fatto soltanto di conquiste e spettacoli cruenti. La scrittrice, che intendeva inizialmente elaborare uno studio sull’umorismo degli antichi, non avrebbe mai sperato di inciampare in un testo già pronto. E mai e poi mai avrebbe pensato che il modo di ridere e di far ridere di secoli orsono fosse poi così simile a quello dei giorni nostri. A un orecchio mediterraneo le battute che devono aver provocato l’ilarità di legionari e senatori in toga non suonano poi così lontane da quelle dei nostri comici. Probabilmente un De Sica e un Boldi potrebbero cogliere ancora qualche spunto utile per i loro film di Natale.

Certo allora, l’umorismo era magari un po’ più cinico, meno politically correct se ci si passa il termine. Ci si permetteva di ridere degli eunuchi, dei malati d’ernia o di chi aveva l’alito cattivo. E si scherzava sugli schiavi come in quella battuta in cui un uomo acquista uno schiavo che muore poco dopo. Va a lamentarsi dal venditore che gli risponde: «Be’, non è morto quando stava con me». Ma le battute preferite dalla Beard sono quelle in cui già esiste il cosiddetto trio di personaggi tanto caro anche ai nostri barzellettari. Invece dell’italiano dell’inglese e del tedesco, gli antichi usavano un barbiere, un professore svitato e un uomo calvo, ma la sostanza rimane immutata. Perché l’umorismo in fondo non ha età.