Prof e maestri, eroi quotidiani in classe

(...) tempo dei giorni delle riprese, firmata dal comune di Finale Ligure e dalla Liguria Film Commission di Andrea Rocco.
Mi sono commosso, non solo per la storia d’amore fra i prof televisivi Passamaglia e Vivaldi. E non solo per una Luciana Littizzetto in evasione dalle volgarità di Che tempo che fa, che non rendono onore alla sua bravura, straordinaria fin dai tempi del personaggio della coatta torinese. E nemmeno per il fatto che una fiction ben fatta, ricca di contenuti e di umanità, possa battere grandi fratelli e spazzatura varia che ammorba la televisione. Insomma, un piccolo miracolo televisivo, che fa il paio con Benigni.
Ma la commozione vera è per il riconoscimento del ruolo degli insegnanti, troppo spesso ridotti a carne da macello per i ricorsi al Tar di genitori che si lamentano perchè i loro pargoletti hanno avuto un’insufficienza «solo» per aver scritto sette a (verbo) senz’acca e qual è con tre apostrofi.
Un ruolo, quello degli insegnanti, per cui Genova - e queste pagine - potrebbero essere anche casi pilota, in positivo. Penso alle nostre rubriche Mal d’aula, agli articoli e alle lettere di Franco Crosiglia, Enrico Demme, Claudio Papini e Roberta Gallo; al carisma e all’anima che ho trovato conoscendo due carissime lettrici come Giuliana Capasso e Teresa Di Tommaso, professoresse talmente cariche di umanità e di rigore da sembrare notaie della passione di insegnare; all’amore per i suoi alunni di una maestra come Tiziana Notarnicola; alla bellezza che leggevo negli occhi delle insegnanti di tutte le classi che sono venute a trovarci in redazione negli ultimi mesi. E la lista potrebbe continuare per pagine, anzi mi scuso anticipatamente con tanti amici e amiche che non ho citato.
Ma penso anche alla svolta della Fondazione Edoardo Garrone che da quando è guidata operativamente da Paolo Corradi ha avuto il coraggio di puntare forte sulla formazione nelle scuole o a cicli come Parlare di scuola e, soprattutto, Scrivere di scuola al Ducale. Certo, ogni tanto Luca Borzani si ricorda la sua provenienza e lascia scivolare la frizione dell’ideologia, come nell’incontro del 28 marzo alla Sala del Minor Consiglio dove, insieme a lui, a parlare di «Scuola e famiglia: una collaborazione educativa» sarà don Antonio Sciortino, il cui unico vero legame con la famiglia è la testata del giornale che dirige, Famiglia cristiana, con relativa linea editoriale oltranzista.
Però, a parte un incontro simile, nel programma del Ducale c’è anche «La scuola oggi» del 15 marzo alle 16, quando Domenico Starnone (l’autore dei divertentissimi libri da cui sono tratti gli episodi di Fuoriclasse), Paola Mastrocola, Marco Lodoli ed Eraldo Affinati metteranno a confronto il loro «doppio incarico» di docenti e scrittori che scrivono di scuola. Insomma, un appuntamento alto.
Tutto questo non è un particolare. Ma è vitale. Perchè credo che professori e maestri che fanno bene il loro mestiere, assolutamente sottopagati (quando fanno bene il loro mestiere, ovvio), siano la stragrande maggioranza. E credo che siano eroi quotidiani, che anzi ci piacerebbe raccontassero le loro esperienze. Perchè da una scuola che funziona, da insegnanti che fanno il loro mestiere con passione, nasce un’Italia migliore, con un futuro.
In questo «modello Genova» - che deve combattere ogni giorno con Fischia il vento insegnato ai bambini delle elementari, con Carlo Giuliani presentato come un eroe ai ragazzi delle scuole autogestite e con mille casi di scuola politicizzata che abbiamo raccontato su queste pagine - mi piace citare quello che, forse, è il momento più alto. E che è stata l’apertura dell’anno accademico 2010 della Residenza Universitaria delle Peschiere, ad Albaro, affidata al prof Alessandro D’Avenia.
D’Avenia è l’autore di Bianca come il latte, rossa come il sangue, il libro edito di Mondadori che è stato uno dei fenomeni letterari dello scorso anno. Ed è anche l’autore di un bellissimo intervento pubblicato ieri su La stampa, in cui racconta la passione dei ragazzi, al di là dei comodi manierismi, con cui è facile dipingerli, dando una straordinaria lezione anche a quei politici che pensano di rappresentare «i giovani» solo perchè stanno su facebook: «Basta luoghi comuni, basta piagnistei! Non basta stare chiusi in uno studio televisivo o davanti a internet per conoscere e parlare di giovani. Mai come oggi si parla così tanto dei giovani e si parla così poco con i giovani. Bisogna passare il tempo con loro, bisogna stare in mezzo a loro, ascoltare». E, dopo aver ricordato che noi adulti «siamo incapaci di additare mete alte, abbiamo sostituito la felicità con il benessere», D’Avenia dice una cosa bellissima sui nostri ragazzi: «Portiamoli di fronte a ciò che è grande, bello, vero (prima di tutto la loro stessa esistenza) e il fuoco della vita divamperà e brucerà pessimismo e paure. Credo in loro perchè credo nella grandezza della mia vita».
Le prime parole di Bianca come il latte, rossa come il sangue sono: «Ogni cosa è un colore. Ogni emozione è un colore. Il silenzio è bianco». Ogni giorno proveremo a regalarvi pagine colorate, mai bianche.