Professori esauriti

Gli insegnanti non se la passano bene. La loro salute interiore è, almeno per un terzo di essi, male in bilico tra tendenza a strafare e rassegnazione depressa. Peraltro il disequilibrio non assume sempre forme patologiche. Tuttavia due terzi degli insegnanti si sentono senza forze, si squilibrano, non hanno piacere per il lavoro. A spiegarcelo è un professore dal nome complicato Schaarschmidt, che ha impressionato i giornali tedeschi col più vasto studio mai prima tentato sull'argomento. Con teutonica furia del dettaglio infatti l'Herr Professor e il suo team hanno ascoltato 20mila insegnanti. Per raggiungere questa desolante conclusione: altro che mestiere tutto ferie e orari ridotti: «Gli insegnanti esercitano una delle professioni più stressanti, per quanto riguarda il carico interiore cui vengono sottoposti. In altri mestieri esposti a sollecitazioni psicosociali, si tratti di infermieri, poliziotti, medici, non si trova un numero così alto di persone che possano dirsi a rischio».
In altri termini il numero dei potenziali, o compiuti esauriti, è nelle scuole tedesche più alto che altrove. Ma non molto diversa deve essere la situazione italiana. Il nostro lettore ne converrà, ripensando ai propri anni tra i banchi e ai nervosismi dei suoi professori. Cresciuti nel tempo tanto da rendere ovvio parlare di disagio, appena si parli di scuola. Una parola più morbida di quelle dirette, scelte dalla nostra ricerca che ne fa ormai un mestiere da esauriti. Ma quanti insegnanti pure in Italia non si sanno gestire, si stancano prima, sono più irritabili, e senza passione per il loro mestiere? Certo si può obbiettare che i tedeschi hanno, almeno dai tempi di Marlene Dietricht e dell'Angelo Azzurro, un debole per le crisi, anzi, in quel caso, i naufragi degli insegnanti. Tuttavia questo decadere dell'insegnamento, fino alla prostrazione, non è da sempre un sintomo di confusione e decadenza di ogni società? E quant'è improbo istruire studenti, ovvero educarli a una parte sociale, quando tutte le parti sono ormai labili e mobilissime e meno accette, in una società che pare un telefilm?
Certo i disastri provocati alla nostra scuola da sessantottini, democristiani, Cgil nonché Cisl, aggravano il caso italiano. Ma il mestiere è pregiudicato anche da guai più vasti e originari. Tra i quali c'è pure il fatto che l'insegnamento è divenuto un mestiere da donne. Le quali, sempre secondo la ricerca citata da Die Zeit, sono a rischio o già esaurite, molto più degli insegnanti maschi. Risultano infatti più vulnerabili, patiscono inoltre peggio una relazione negativa con studenti o genitori. E abbisognano di un buon clima nel collegio dei docenti che le aiuti a reggere i disturbi relazionali. Significative la paura di confidarsi, la difficoltà di aprire le lezioni, e inoltre la tensione di portarsi a casa non solo i compiti da correggere, ma anche collere, offese e delusioni accumulate. «Non di rado offese e delusioni sono sentimenti che durano a lungo e che sappiamo indeboliscono il sistema immunitario». E l'insegnante, specie se donna, ha meno tempo per digerirle. Insomma chi, come lo scrivente, sia stato a scuola non propriamente buono inizia a questo punto forse a sentirsi in colpa. Del resto la scuola può curare lo sfarsi di tutta una società? Tuttavia è interessante, come secondo la ricerca dei tedeschi, gli insegnanti si sentano più protetti non dai ministeri, dalle circolari o dai sindacati, ma nei loro collegi di insegnanti. Altra conferma che una scuola liberata dallo Stato ma pur sempre pubblica, attraverso sistemi di fondazioni o di associazioni sarebbe la soluzione migliore.