Profumo di pesto per i promessi sposi Loenso e Lucia

«Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene ininterrotte di monti...» un famoso incipit da tutti conosciuto, è diventato «Quello rammo do golfo de Zena, ch'o l'amìa a mëzogiorno, tra Portofin e a Lanterna...». Inizia così l'ultimo lavoro di Nino Durante, già noto per le sue traduzioni in genovese di alcune delle più belle favole, che stavolta ha voluto trasportare in versi e nel nostro dialetto nientemeno che «I promessi sposi». Senza preoccuparsi di chi potrà gridare allo scandalo immaginandosi il Manzoni «che si rivolta nella tomba», Durante ci propone un inedito «Loenso e Lucia, i sposoéi impromissi» in quartine dialettali, ambientato nel Golfo di Genova. Sfruttando l'assonanza con Lecco egli colloca i due promessi a Recco, «çittadinn-a importante» «rinomä pe-a fugassa, pe-i seu naviganti».
Ed è in una delle «creusette» di Recco che «don Cloudio» incontra i bravi di «don Pessigo» che gli rivolgono la celebre minaccia sul matrimonio di «Loenso Tremaggio e Lucia Mondella».
E la vicenda si sviluppa secondo la trama manzoniana tra la riviera, Genova ed il suo entroterra, facendoci incontrare un padre «Cristoffa» del convento di San Nicolò sul monte di Portofino, o una «monaca di Murta» dalla quale ottiene protezione Lucia. Il commovente «Addio monti, sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo» che chiude l'ottavo capitolo dell'opera manzoniana, diventa qui un «Addio promontoöio che ti te erzi da-o mâ» detto da Lucia imbarcata a porto Pighêuggio e diretta a Punta Vagno dove un biroccio l'aspetta per condurla al convento di Murta.
Incontriamo una Genova alle prese con la carestia e la rivolta verso i panettieri che parte da Castelletto, e poi con la ben più grave epidemia di peste di fronte alla quale il cardinal «Barroero» acconsente l'esposizione delle reliquie del Battista in cattedrale.
Il racconto di Durante è ricco di belle e desuete espressioni dialettali che ben definiscono il carattere dei personaggi: dall'ira di Loenso «Verde de raggia e co-a m... a-o cervello», ai «poscito ëse» di Lucia, al «son bello boggìo» di don Cloudio-Abbondio, per citarne solo alcune. Non mancano inoltre le occasioni per accennare alla nostra cucina, dalla farinata che Loensu mangia in un'osteria di Genova, al pesto che vuol preparare la perpetua, alla fiamanghilla de rajeu faeti in ca', carne do tocco, çimma e radicce, che don Pessigo cerca di far mangiare alla Lucia prigioniera. Tutto questo caratterizza sotto l'aspetto linguistico il lavoro di Durante che si conferma conoscitore del dialetto anche nelle sue pieghe più nascoste e nelle sue forme più pure.
Il libro è poi arricchito dalle celebri illustrazioni di Francesco Gonin che illustrò l'editio princeps dei Promessi Sposi nel 1840.
Nino Durante, «Loenso e Lucia, i sposoéi impromissi, in rimma zeneize», Nuova Editrice Genovese, € 12